IL COMUNISTA CHE SFIDÒ IL SISTEMA

Nel nostro blog il nome di Wolf Biermann è stato citato in più post. La sua figura carismatica di intellettuale e poeta con la chitarra è certamente tra le più rappresentative della critica al regime instaurato nella Germania Est. Paradossalmente, proprio in quella nazione dove aveva scelto di abitare, da convinto sostenitore degli ideali socialisti. È quindi giunto il momento di dedicare un post alla sua storia singolare. La voce di Biermann provocò non pochi grattacapi ai governanti della DDR, costretti, dopo un lungo braccio di ferro, a ricorrere a una soluzione drastica che suscitò scalpore e indignazione.
Questa è la storia di un comunista che sfidò, mettendolo in crisi, un intero sistema.
Indice
IL COMUNISTA CHE SFIDÒ IL SISTEMA
WOLF BIERMANN
Wolf Biermann è nato ad Amburgo, nell’ex Repubblica Federale Tedesca (o Germania Ovest) nel 1936. È cresciuto in una famiglia antifascista: suo padre, un ebreo comunista impegnato nella resistenza al nazismo, venne arrestato e assassinato ad Auschwitz nel 1943. Nel 1953, in piena Guerra fredda, sempre più cittadini della Germania Est cercavano di raggiungere l’Occidente. Un fenomeno che stava mettendo in crisi e in discussione la nazione filosovietica e che avrebbe portato alla realizzazione del Muro. In questo contesto, Wolf, appena diciassettenne decise di trasferirsi nella DDR, convinto che il modello socialista lì in vigore fosse il più vicino a un ideale di società giusta.
CONTESTO STORICO
Il 1953 fu un anno cruciale per gli equilibri della Guerra fredda. La morte di Stalin, avvenuta a marzo, aprì una fase di incertezza all’interno dell’Unione Sovietica, mentre a Washington si insediava il nuovo presidente Eisenhower. A luglio la firma dell’armistizio di Panmunjom pose fine ai combattimenti della Guerra di Corea, alimentando la speranza di una distensione tra blocco orientale e blocco occidentale. Le aspettative, tuttavia, durarono poco: già nel giugno dello stesso anno i carri armati sovietici soffocarono nel sangue la rivolta operaia di Berlino Est, ribadendo il controllo di Mosca sui Paesi del Patto orientale. Poche settimane dopo, il primo test sovietico di una bomba all’idrogeno inaugurò una nuova fase della corsa agli armamenti, rendendo ancora più fragile l’equilibrio tra i due blocchi.
UN INTELLETTUALE CONTROCORRENTE
In questo scenario, il giovane Biermann scelse di vivere a Berlino Est; fu una scelta ideologica, da comunista convinto qual era, eppure si rivelò uno dei critici più scomodi del regime socialista e che sfidò apertamente il sistema. La sua storia personale evidenzia, oggi come allora, alcune tra le contraddizioni più profonde della Germania del Novecento: la memoria del nazismo, la divisione del Paese, la censura culturale, il controllo della Stasi e soprattutto la convivenza difficile tra arte e potere. Poeta, cantautore e intellettuale, Biermann non combatté il socialismo, ma ciò che considerava il suo tradimento: la trasformazione di un ideale politico in un sistema autoritario incapace di tollerare il dissenso.
GLI IDEALI DI WOLF
A Berlino Est, Wolf studiò economia politica e filosofia, avvicinandosi agli ambienti culturali legati a Bertolt Brecht e al compositore Hanns Eisler. In quel periodo scriveva già poesie e canzoni ispirate alla tradizione del teatro politico tedesco, utilizzando la musica come strumento di riflessione sociale. Biermann credeva nella possibilità di un socialismo diverso, ma proprio questa convinzione gli causò gravi problemi. Il regime si trovò in seria difficoltà davanti a colui che non rappresentava un oppositore esterno, bensì una voce critica contro il sistema.
IL COMUNISTA CHE SFIDÒ IL SISTEMA
CENSURATO A EST, PUBBLICATO A OVEST
Il rapporto tra Biermann e le autorità tedesco-orientali si deteriorò rapidamente: i suoi testi criticavano la burocrazia, la mancanza di libertà e la frattura tra Stato e cittadini. Nel 1965 il governo gli impedì qualsiasi attività pubblica: gli venne imposto il divieto di esibirsi e di pubblicare le proprie opere nella Germania Est. Paradossalmente, mentre le sue opere venivano bloccate nella DDR, in Germania Ovest Biermann iniziò a ottenere riconoscimenti e raggiungere un pubblico sempre più ampio. Nel 1965 uscì nella Repubblica Federale Tedesca la sua prima raccolta di poesie, Die Drahtharfe. Le sue opere continuarono a circolare clandestinamente nella Germania Est attraverso copie dattiloscritte e registrazioni private. Le autorità potevano impedire i concerti ufficiali, ma non riuscirono completamente a fermare la diffusione delle sue parole.
L’ATTIVISMO
Il regime gli aveva tolto i palchi ufficiali, ma non era riuscito a cancellare la sua voce: Biermann si esibiva in case private e in luoghi alternativi, in particolare nelle chiese, che svolsero un ruolo fondamentale nei movimenti di protesta contro lo Stato. Infatti, pur essendo anch’essi sottoposti a pressioni e sorveglianza, i luoghi di culto godevano di una certa autonomia giuridica. La Stasi monitorava regolarmente le attività svolte al loro interno, inclusi i comizi e concerti dello stesso Biermann o della cantautrice Bettina Wegner. Tuttavia, le autorità preferivano non intervenire, temendo che eventuali atti repressivi trasformassero gli attivisti più popolari e influenti in simboli ancora più ingombranti per il regime.
1976: IL CASO WOLF BIERMANN
Tra gli anni Sessanta e Settanta, intorno a Biermann si era formata una comunità informale di scrittori, musicisti e intellettuali che vedevano nella cultura uno spazio di libertà. Nel 1976, dopo anni di divieti, ottenne il permesso di esibirsi in Germania Ovest. Durante un concerto a Colonia, criticò apertamente il sistema politico della DDR. La reazione del governo fu immediata: revoca della cittadinanza e divieto di rientrare nel paese. L’episodio creò uno scompiglio senza precedenti nell’ambiente culturale della nazione. Nomi noti ed autorevoli firmarono una lettera aperta contro la misura attuata. La risposta del regime fu dura: diversi firmatari furono sottoposti a pressioni, controlli e limitazioni professionali che li costrinsero a lasciare la Germania Est. Questo episodio clamoroso dimostrò quanto la DDR non fosse disposta ad accettare contestazioni e contribuì a fomentare il sempre più diffuso clima di sfiducia verso lo Stato.
IL COMUNISTA CHE SFIDÒ IL SISTEMA
EVA-MARIE E NINA
Biermann aveva avuto, nella prima metà degli anni Sessanta, una relazione con l’attrice e cantante Eva-Maria Hagen. Era la madre della futura stella del punk rock tedesco Nina Hagen, per la quale Wolf continuò a rappresentare un’importante figura paterna, anche dopo la fine della relazione sentimentale. Successivamente all’espulsione di Wolf, Nina fece domanda di abbandonare il paese. Aveva già raggiunto una certa popolarità come cantante e attrice televisiva, e il governo aveva la tendenza ad assecondare le richieste di personalità dello spettacolo seguite e amate del pubblico. Celebre fu il caso dei protagonisti, amatissimi, del film più popolare della DDR, La Leggenda di Paul e Paula. Meglio infangare la loro reputazione, bollandoli come traditori della patria, che trattenerli con il rischio di peggiorare un’opinione pubblica sempre più ostile. Alla fine del 1976 Nina lasciò per sempre la Germania Est seguita, qualche mese dopo, da Eva-Maria.
IL DOSSIER DELLA STASI
Per il Ministero per la Sicurezza dello Stato, Biermann rappresentava una minaccia particolare. Perché aveva un’organizzazione politica alle spalle e, soprattutto, le sue canzoni avevano il potere di raggiungere le persone comuni. I servizi segreti tallonavano il cantautore di Amburgo con una sorveglianza fitta e meticolosa che durò anni. Gli agenti lo pedinavano costantemente, spiavano la sua abitazione, registravano ogni visitatore, controllavano la corrispondenza, intercettavano le telefonate e monitoravano i rapporti con giornalisti occidentali. I suoi fascicoli contavano migliaia di pagine, nelle quali erano annotate conversazioni private, spostamenti e frequentazioni sue e delle persone a lui più vicine. Dopo la riunificazione tedesca, Biermann ebbe accesso a parte dei suoi faldoni: la scoperta della rete di informatori non ufficiali costruita intorno alla sua vita fu un evento particolarmente difficile e traumatico.
SENZA PADRONI
Dopo l’espulsione, Biermann continuò la sua carriera a Ovest, mantenendo un ruolo importante nel dibattito politico-culturale tedesco. Caduto il Muro, partecipò attivamente alla discussione sulla memoria della DDR e sui crimini del regime. Negli anni successivi, continuò a esprimere posizioni spesso controcorrente. Difese l’intervento internazionale nella Guerra del Golfo e si dichiarò favorevole all’energia nucleare, attirandosi le critiche di una parte della sinistra e dei movimenti pacifisti ed ecologisti. Ancora una volta dimostrò di voler rimanere fedele alla propria idea di indipendenza critica, anche quando le sue opinioni si scontravano con quelle degli ambienti politici più vicini alle sue origini ideologiche. Il regime aveva cercato di trasformarlo in un nemico, ma in realtà lo aveva reso il simbolo più famoso della libertà di espressione nella Germania Est. La sua storia dimostra che, talvolta, una voce e una chitarra sono armi minacciose, capaci di mettere in difficoltà un intero sistema.
CANZONE MANIFESTO
Non lasciarti indurire
in questi tempi difficili.
Chi è troppo duro si spezza,
chi è troppo tagliente punge,
e si spezza subito.Non lasciarti amareggiare
in questi tempi amari.
I governanti tremano
una volta che sei dietro le sbarre,
ma non per la tua sofferenza.

Non lasciarti spaventare
in questi tempi di terrore.
È proprio questo che vogliono ottenere,
che deponiamo le armi
ancora prima della grande battaglia.Non lasciarti logorare,
usa il tuo tempo con saggezza.Non puoi scomparire,
hai bisogno di noi e noi abbiamo bisogno
della tua allegria in questo momento.Non lo terremo segreto
in questi tempi di silenzio.
I germogli verdi spuntano dai rami,
vogliamo mostrarli a tutti,
così sapranno.
da Ermutigung (Incoraggiamento) – 1968



