PREGIUDIZI, LUOGHI COMUNI E INVISIBILITÀ

PREGIUDIZI, LUOGHI COMUNI E INVISIBILITÀ

PATRIOTTISMO

La mia prima volta a Berlino è stata sul finire dello scorso millennio: ero giovane e avevo compiuto pochi viaggi all’estero. Ciò nonostante, avevo sviluppato sin da piccolo una spiccata esterofilia, e con le prime di incursioni in Austria e in Francia avevo maturato una sorta di complesso di italianità. Non ne comprendevo le ragioni, ma avevo sempre l’impressione che all’estero noi italiani fossimo percepiti come dei primitivi o degli animali fuggiti dallo zoo. A mia volta avevo iniziato a coltivare con convinzione tutti i pregiudizi possibili sugli stranieri, basandomi sui più triti luoghi comuni e motivato da uno stolto desiderio di riscatto ; in realtà, avrei preferito il dono dell’invisibilità e non essere identificato come italiano.

Pregiudizi luoghi comuni e invisibilità
SCIOVINISMO

Io stesso giudicavo noi italiani un po’ arretrati e provinciali, geneticamente insofferenti alle comuni norme di convivenza. Per contro, gli stranieri erano puntualmente più civilizzati ed evoluti, ma anche poco simpatici, piuttosto stronzi e soprattutto meno furbi. Un po’ come in quelle terribili e vecchie barzellette che cominciavano con «ci sono un tedesco, un inglese, un francese e un italiano…». Barzellette in cui la presa in giro degli stranieri nascondeva un forte senso di inferiorità e celebrava l’a presunta l’italica, furba e fantasiosa arte di arrangiarsi. In sintesi, se da un lato provavo vergogna, dall’altro difendevo (con scarsa convinzione) la mia italianità, ma più per orgoglio personale che per amor di patria e senso di appartenenza.

STOCCARDA 1992

Ho attraversato la Germania per la prima volta nei primi anni ’90. Ero diretto ad Amsterdam con un amico, in automobile. In quel periodo, i media riportavano frequenti episodi di xenofobia da parte di alcuni estremisti di destra tedeschi nei confronti di immigrati turchi, nordafricani, mediorientali e italiani. Decidemmo di fermarci una notte a Stoccarda e, sotto il nostro albergo, notammo un gruppo di coetanei con la testa rasata e pieni di tatuaggi. Ci indirizzarono delle occhiate che percepimmo come ostili e minacciose e, spaventati, decidemmo di barricarci in camera fino all’indomani.

PREGIUDIZI, LUOGHI COMUNI E INVISIBILITÀ: ESPRESSO & BIDET

Durante il mio primo soggiorno a Berlino mi sentivo talmente a disagio da cercare di dissimulare le mie origini, per non essere incasellato come il solito italiano. Ricordo un giorno davanti al Berliner Dom: regnavano il silenzio e la pace assoluti, fin quando non sopraggiunse un gruppo di connazionali. Iniziarono a schiamazzare e a ridere, spingendosi tra loro sotto i potenti getti d’acqua della grande fontana al centro del Lustgarten. Gli altri presenti osservavano la scena con un sorriso a metà tra lo sdegnato e il pietoso. Con i miei amici ci allontanammo rapidamente per scongiurare l’eventualità di essere associati ai nostri rumorosi connazionali. Purtroppo, ho spesso riscontrato che sono proprio gli italiani i più abili nel distinguersi adottando comportamenti irrispettosi o poco edificanti. In genere sono le stesse persone pronte a lamentarsi dell’espresso imbevibile e dei bagni senza bidet.

ITALIANI VERI
Pregiudizi luoghi comuni e invisibilità

Oggi sorrido alle foto di quel viaggio, perché trasudavamo italianità da ogni poro. Giravamo per Berlino bardati come in una spedizione artica. Le temperature erano certamente più rigide di quelle in Italia, ma non tali da giustificare il nostro abbigliamento esageratamente pesante. Inoltre, io ostentavo un look ordinato, un po’ da domenica paesana.

PREGIUDIZI, LUOGHI COMUNI E INVISIBILITÀ

Per fortuna, col tempo ho capito che, per quanto uno possa essere scontento o felice del luogo in cui è nato e cresciuto, i sentimenti di vergogna e d’orgoglio non hanno alcun senso. Ho soprattutto compreso che, contrariamente alle piante, possiamo scegliere il nostro habitat ideale, indipendentemente da dove affondano le nostre radici. Berlino mi ha trasmesso nel tempo un inspiegabile e metafisico senso di appartenenza, che va oltre qualsiasi logica. Di viaggio in viaggio il mio processo di mitizzazione è evoluto fino a rasentare l’idolatria per questa città. Solo a Berlino ho provato l’agognata sensazione di invisibilità, quella che consente di andare in giro con le scarpe rotte o i pantaloni bucati senza che nessuno se ne accorga. Oppure, di vestirsi come se ci fosse esploso l’armadio addosso senza attirare sguardi o suscitare commenti.

PREGIUDIZI, LUOGHI COMUNI E INVISIBILITÀ: LONDRA, MADRID, ROMA, BERLINO

A Londra, non è raro che due estranei scambino qualche battuta durante il tragitto sulla The Tube e ho apprezzato l’atmosfera allegra e rilassata sulla metropolitana di Madrid. Sui mezzi pubblici di Roma, invece, è palpabile un costante nervosismo che talvolta sfocia in scontri non solo verbali. A Berlino, invece, generalmente ci si ignora l’un l’altro: il tipico Berliner viaggia chino su un libro o sul suo smartphone, oppure è immerso nei propri pensieri con un’espressione vitrea. Può sembrare una situazione alienante, ma è uno degli aspetti della cultura tedesca che personalmente prediligo. In Italia, ho sempre l’impressione di essere osservato, anche per via della mia stazza corpulenta, il che mi crea un certo disagio. Invece, a Berlino, divento invisibile, forse perché qui i miei 187 centimetri di altezza sono abbastanza comuni, e non è raro vedere anche donne alte come e più di me.

ICH BIN EIN BERLINER

Lo scorso anno, mi trovavo sulla U-bahn nell’ora di punta. La carrozza era stracolma e si viaggiava accalcati come sardine sottovuoto, con operazioni di salita e discesa particolarmente difficoltose. Mentre, in bilico e in apnea, mi aggrappavo come potevo a un sostegno, vidi un ragazzo seduto vicino a me alzarsi per scendere. Mancavano solo un paio di fermate alla mia discesa, per cui non avevo intenzione di prendere il suo posto. Strisciai alle spalle del ragazzo per agevolargli l’avvicinamento alle porte, ma questi fraintese la mia mossa, pensando che avessi fretta di accaparrarmi la seduta e, con un forte accento del sud Italia mi disse: «E famm’ scenn’, maronn’! Shtai proprio esaurito!«». Lo guardai come se si fosse espresso in una sconosciuta lingua arcaica e, con un’espressione da sfinge, non proferii parola alcuna. Tra me e me, ripetei in loop : «Ich bin ein Berliner, ich bin ein Berliner».

GERMANIA vs. ITALIA

Come mi sono sembrati lontani, in quel momento, i miei primi trascorsi a Berlino. È anche riaffiorato il ricordo di un episodio che ancora oggi mi imbarazza e fa ridere. Premessa: far notare a un italiano quanto egli sia italiano è come dire a un permaloso che è suscettibile; dato che io sono entrambe le cose, ho rischiato un grave incidente diplomatico sull’Unter Den Linden. Stavo passeggiando “sotto i tigli” con i miei amici, scattando stupide foto davanti alla gigantografia di un currywurst o a fianco di un enorme cono fuori da una gelateria. A un certo punto sopraggiunse un’elegante coppia di anziani: la Frau ci osservò con un’espressione quasi estasiata sul volto, poi, tutta sorridente, esclamò, forte e distinto: «Italien! Mafia!».

PREGIUDIZI, LUOGHI COMUNI E INVISIBILITÀ: UNA RISPOSTA SBAGLIATA

Sono convinto che oggi, in una circostanza simile, risponderei con: «Ja, du hast recht!. Ma purtroppo, a quei tempi, ero molto giovane e impulsivo.

Insofferente al cliché dell’italiano mafioso e Spaghettifresser** , eppure schiavo di ogni luogo comune possibile sui teutonici, mi girai verso la signora e le indirizzai un paio di espressioni che, per pudore e rispetto, non trascrivo qui. Altro che invisibile: avevo rischiato di distinguermi piuttosto bene. Tuttavia, la gentildonna probabilmente non udì la mia risposta come nemmeno, fortunatamente, gli altri numerosi presenti. Uno dei miei amici sgranò gli occhi e, giustamente, mi rimproverò severamente.

Pregiudizi luoghi comuni e invisibilità

Oggi so di aver scampato un pubblico linciaggio, ma continuo a pensare di essermi comportato come un cretino.

*Sì, hai ragione!
** Letteralmente “mangiaspaghetti”; è un neologismo con cui i tedeschi apostrofavano gli immigrati italiani. In lingua tedesca, il verbo fressen significa “mangiare”, ma è riferibile unicamente agli animali. In sostanza la frase “gli animali mangiano e gli esseri umani mangiano” si traduce in: Tiere FRESSEN und Menschen ESSEN.

3 thoughts on “PREGIUDIZI, LUOGHI COMUNI E INVISIBILITÀ

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *