Autore: Molto Berlino

TRA RAGIONE E SENTIMENTO

Rita ha circa vent’anni, è originaria di un piccolo villaggio rurale della Germania Orientale e lavora come segretaria in un ufficio assicurativo. Manfred è di dieci anni più grande e vive nella città di Halle, dove lavora come chimico. Si conoscono a una festa di paese e intrecciano una relazione amorosa. Rita ha l’opportunità di lavorare come operaia in una fabbrica di vagoni ferroviari nella città della Sassonia-Anhalt. Il nuovo lavoro le consente di riprendere gli studi per diventare insegnante e così decide di andare a convivere con il ragazzo presso la casa dei suoi genitori. In questo nuovo scenario, Rita comincia a vivere un forte conflitto tra ragione e sentimento, in cerca di un equilibrio tra aspirazioni professionali e legami affettivi.
Quando Manfred si vede respingere un progetto a cui ha lavorato, perde del tutto la fiducia nel sistema socialista della DDR. Sceglie quindi di addentrarsi nella realtà lavorativa della Repubblica Federale Tedesca, in cerca di maggiori opportunità e gratificazioni professionali. Lo fa in segreto per non creare problemi ai propri genitori, nonostante il rapporto aspro e conflittuale con il padre. Questi è un funzionario della fabbrica dove lavora Rita e ha un passato scomodo nelle squadre d’assalto naziste. I fatti si svolgono nella primavera del 1961, poco prima dell’avvento del Muro, per cui Manfred riesce agevolmente a recarsi a Berlino Ovest. Una volta trasferitosi definitivamente a Berlino e, dopo qualche titubanza, Rita lo raggiunge. Tuttavia, l’indole idealista e sognatrice della giovane, che pure riconosce le storture del modello socialista, si scontra con il razionale pragmatismo del fidanzato.
Rita e Manfred sono i protagonisti di Il cielo diviso (Der geteilte Himmel), un classico di Christa Wolf, autrice…

LA MADRE DEL PUNK TEDESCO

Nina Hagen è certamente la rockstar di Germania più nota nel mondo. L’approccio musicale e lo stile vocale unico e anticonformista della madre del punk tedesco, uniti a un’immagine fuori dagli schemi, da lei stessa definita clownesca, le hanno reso un successo e una popolarità che trascendono dalle copie di dischi venduti. I primi riscontri commerciali Nina li ha ottenuti, ancora giovanissima, a metà anni ’70 nella DDR, e in piena esplosione punk con la sua Nina Hagen Band nella RFT. È nata a Berlino Est nel 1955 dall’unione tra l’attrice e cantante Eva-Maria Hagen e lo sceneggiatore Hans Oliva-Hagen. Nel 1974 raggiunge il successo, non ancora ventenne, con la canzone Du hast den Farbfilm vergessen. Dopo la caduta del Muro, grazie al fenomeno Ostalgie, la canzone ha acquisito nuova popolarità, diventando una sorta di manifesto dell’ex DDR.
Nel pieno della popolarità oltrecortina sia come attrice che come cantante, la DDR la espulse insieme alla madre, nota come la B.B. tedesco-orientale. Ciò avvenne in seguito al dissenso da loro espresso pubblicamente contro la cacciata dal paese del cantautore Wolf Biermann, per anni partner della madre di Nina. Il regime ostacolava quanto più poteva la libertà artistica – come nel caso della cantautrice folk Bettina Wegner – e spesso costringeva le personalità più celebri ad abbandonare il paese. In un’intervista del 1983 per un’emittente francese, Nina dichiarò che non le fu più concesso di tornare a Berlino Est per salutare i familiari e gli amici lì rimasti. La sua N.B.H. (Nina Hagen Band) spopolava nella nemica Repubblica Federale Tedesca, e la sua immagine era considerata troppo punk e anticonformista per la Germania Est.
Dopo lo scioglimento della N.H.B., Nina…

LE DONNE DEL TERZO REICH

Durante il Terzo Reich, le donne, pur ricoprendo un ruolo importante e significativo, erano soggette a forti restrizioni e vincoli.
La politica nazionalsocialista, basata sulla presunta superiorità razziale, plasmò significativamente la condizione femminile promuovendo un ideale di maternità e centralità nei nuclei famigliari, ma sempre subordinata alle figure maschili. La funzione della donna, preziosa e indispensabile per il progetto di riproduzione e moltiplicazione della stirpe germanica, comportava loro pesanti limitazioni. Le leggi razziali di Norimberga, promulgate dal Terzo Reich, proibivano alle donne di stringere relazioni e unirsi in matrimonio con uomini che non fossero di razza ariana.
«A Norimberga è stata stabilita una legge che ha fatto piangere tante donne, per essere andate a letto con l’uomo sbagliato…» (Ballade von der Judenhure Maria Sanders”, testo di Bertold Brecht. musiche di Hanns Eisler).
Oltre alle gravi discriminazioni razziali, le donne tedesche, in caso di relazioni pubbliche con uomini ebrei, ne affrontavano le terribili conseguenze. Anche i rapporti di sola amicizia con i prigionieri di guerra erano severamente proibiti. I soldati stranieri catturati dai militari tedeschi, erano costretti a lavorare nelle campagne, dove la gestione delle fattorie era quasi sempre in mano alle donne. Questo perché gran parte degli uomini, esclusi i bambini e gli anziani, erano al fronte.
Le donne del Terzo Reich erano anche escluse da …

NESSUNO VUOLE ESSERE IL CATTIVO

«…Quello che mi sorprende del vivere qui è che per quanta roba tu porti via, questo palazzo di linoleum continua a contenere tutto il necessario per la vita, rifiutando al tempo stesso di accogliere una sola cosa che sappia, accidentalmente o di proposito, di bellezza o di gioia. In questo, penso, ha molto della Germania Est. …».
Anna Funder è una giornalista e scrittrice australiana trasferitasi a Berlino qualche anno prima della riunificazione. La sua esperienza di vita nella città prima divisa è raccontata nel suol saggio Stasiland, in Italia tradotto con il titolo C’era una volta la DDR. Pubblicato nel 2002, il libro si basa su testimonianze raccolte tramite alcune inserzioni su una testata tedesca. La prima edizione vide la luce in Australia, mentre l’anno successivo uscì in Germania, dove ricevette dure critiche. Nella post-fazione dell’ultima edizione (2019), l’autrice tenta di individuarne le cause. Una delle ipotesi è che , anche nel caso della questione Germania Est, per molti tedeschi sia sorta un’ulteriore. A est da parte di chi appoggiava il regime traendone privilegi personali, a ovest da chi lo derideva o se ne disinteressava. Ancora oggi non è sempre semplice affrontare un dibattito in merito, perché in fondo nessuno vuole essere additato come “il cattivo” o attribuirsi alcuna responsabilità.
L’edizione tedesca subì alcuni…

HITLER ROCKSTAR

Da tempo avevo in mente di dedicare un post su una controversia che investì David Bowie sul finire degli anni ’70. Tutto ebbe origine da alcune dichiarazioni dalla rockstar inglese, rese nel corso di un’intervista rilasciata nel 1976 per il mensile Playboy.
Fu in particolare una frase a suscitare scalpore e indignazione: «Hitler è stata la prima grande rockstar». Il tutto a chiusura di un discorso più ampio, piuttosto provocatorio e apologetico: «…e sì, credo fermamente nel fascismo. Il solo modo per accelerare l’affermazione del liberalismo attualmente diffuso, è attraverso il rapido avanzamento di una dittatura di destra estremamente autoritaria, che ponga fine a questa fase il più rapidamente possibile. Le persone hanno sempre risposto più efficientemente sotto una leadership autoritaria…».
Considerata la sensibilità – gli orrori del nazismo erano ancora nei ricordi di tanti – del tema risultò ovvio che tali affermazioni creassero un certo scompiglio. A distanza di quasi mezzo secolo dall’irriverente intervista, c’è chi ancora le rammenta per attribuire presunte simpatie filonaziste al musicista londinese. Tuttavia, per comprendere appieno la questione, è necessario fare un salto indietro fino alla metà degli anni ’70, poco prima dell’arrivo di Bowie a Berlino.
Durante la tournée promozionale di Station to Station, era emersa la figura di The Thin White Duke, l’alterego che aveva soppiantò quelli più glam e eccentrici dei concerti e degli album precedenti. Ziggy Stardust e Aladdin Sane avevano incarnato…

BERLIN MUSICAL

Uno dei più celebri musical ambientati a Berlino, è senz’ombra di dubbio Cabaret, tratto dai racconti berlinesi di Christopher Isherwood. Rappresentato con successo dalla seconda metà degli anni ’60 a Broadway, ha ispirato l’omonimo e pluripremiato film di Bob Fosse con protagonista Liza Minnelli. Si tratta, tuttavia, di una produzione statunitense a tutti gli effetti, sebbene il romanzo di Isherwood sia in parte autobiografico. Esiste un musical meno noto (in Italia, almeno) made in Germany, considerato il secondo spettacolo musicale tedesco di maggior successo dopo L’opera da tre soldi. Il classico di Brecht è ambientato nella Londra del secolo XIX, mentre Linie 1 ha luogo nella Berlino ancora divisa, sul finire degli anni ’80.
La protagonista è Sunnie, giunta a Berlino dalla provincia in cerca di Johnnie, cantante di una rockband conosciuto a un concerto tenutosi nella sua cittadina. Il set ha luogo lungo la più antica linea di metropolitana a Berlino: la Linea 1, nota oggi come U1. Ai tempi del Muro l’itinerario era limitato tra le stazioni di Ruhleben (Westend) e Schlesisches Tor (Kreuzberg). Tra numeri di ballo e canto, la giovane è alle prese con il trambusto mattiniero di una metropoli popolata da senzatetto, spacciatori e tossicodipendenti. Le persone comuni…

LOU, CAROLINE, JIM E BERLINO

Un locale affollato, rumori indistinti e un confuso vocio di sottofondo. Un gruppo di persone intona in coro «Happy Birthday» per Caroline, la festeggiata. La scena entra gradualmente in dissolvenza e cede spazio all’ingresso di delicati arpeggi di pianoforte. «In Berlin, by the wall / You were five foot ten inches tall / It was very nice…» sono i primi versi del brano, incluso – in un’altra versione – nel primo album solista di Lou Reed. L’atmosfera soffusa, intima del brano e la voce quasi sussurata del musicista americano suggeriscono un senso amaro di nostalgia e rimpianto.
Il produttore Bob Ezrin, estimatore e amico stretto del cantautore newyorchese, trovava i suoi testi poetici e fortemente evocativi, ma al contempo ne lamentava un frequente senso di incompiutezza che lo lasciavano come appeso. Dopo avere ascoltato la versione originale di Berlin, incuriosito dalle sorti dei due protagonisti, chiese a Reed di scriverne il prosieguo. Nacque così l’omonimo album che lo stesso Ezrin produsse. Sembra che, al termine della lavorazione del disco, il produttore cadde in una profonda depressione, condizionato da una storia a tinte forti, raccontata con una crudezza e un realismo disarmanti. Le tracce del long playing tessero la trama di quella che venne definita come una sorta di tragedia in chiave rock; una discesa vorticosa, senza ritorno né speranza, fino agli inferi dove risiedono gli aspetti più oscuri dell’animo umano.
La relazione che lega Caroline e Jim, i due…

ANNE, LILIANA E ALTRE STORIE

Liliana Segre e Annelies Marie Frank sono nate in due nazioni diverse, ma nello stesso periodo storico. Erano due bambine quando, negli anni 30, con l’ascesa del fascismo in Italia e del nazionalsocialismo in Germania, videro segnato il loro destino. La loro colpa fu quella di essere nate in una famiglia ebrea. Entrambe conobbero gli orrori dei campi di sterminio; Anne vi perse la vita, mentre Liliana è una dei sopravvissuti ancora oggi in vita. In modi diversi, le storie di Liliana e Anne, rappresentano testimonianze toccanti e imprescindibili della più agghiacciante vergogna del secolo scorso.
Un filo unisce i primi tre libri che ho letto da bambino: Cuore, I ragazzi della via Pál e il Diario di Anna Frank. Il classico di De Amicis è un romanzo articolato che si snoda tra il diario di un alunno di terza elementare nell’Italia post-risorgimentale, lo scambio epistolare tra due amici e una serie di racconti. Il secondo, ambientato a Budapest sul finire del secolo XIX, narra la “guerra” tra due gang di ragazzi delle scuole medie. Infine, il “Diario”, resoconto dei lunghi mesi in cui la giovane Anne e la sua famiglia, originaria di Francoforte sul Meno, visse nascosta in un alloggio di appena 50 mq ad Amsterdam, dove si erano trasferiti a partire dal 1933.
Fui introdotto al diario di Anne…

TRIBUTI AGLI EROI

Il 10 gennaio 2016 ci lasciò David Bowie, una delle figure (se non la principale) maggiormente legate a Berlino. Heroes, concepita dal Duca Bianco nel pieno del suo lungo soggiorno berlinese, è diventata, nel corso dei successivi decenni, uno degli elementi imprescindibili nel tessuto e nella linfa della capitale tedesca. Questo grazie anche alla colonna sonora di Christiane F. – Noi i ragazzi dello Zoo di Berlino che utilizzò il brano per una delle sue scene di maggiore impatto. Il suggestivo e potente muro sonoro creato da Bowie insieme a Brian Eno, Robert Fripp e Tony Visconti, insieme al vigoroso e struggente testo lo hanno elevato allo status di inno di resistenza e libertà. I due amanti – ed eroi – abbracciati all’ombra del Muro, sono stati oggetto di numerosi tributi e omaggi da parte di altri artisti che hanno voluto registrare una personale versione del celebre brano.
Il virgolettato del titolo – così come appare nella copertina dell’album – sembra significare una sorta di affrancamento dal significato letterale ed enfatico del termine stesso. Del resto, la frase perno del testo recita: “possiamo essere eroi solo per un giorno”. Curiosamente, al momento della pubblicazione, nell’autunno del 1977, Heroes non ricevette un riscontro tale da affiancarlo a hit già consacrate come…

PERIFERIA E INTRECCI DI VITA

La maggior parte dei più noti film ambientati a Berlino, prodotti dopo la riunificazione, tendono a esplorare e mostrare i siti più centrali e iconici della città. Opere cinematografiche come Goodbye, Lenin!, Le vite degli altri, Lola corre e Oh Boy non possono fare a meno di ricorrere al massiccio impiego dei luoghi simbolo della metropoli. La Brandenburger Tor, la Fernsehturm e l’Oberbaumbrücke sembrano location essenziali, imprescindibili dall’identità berlinese di una pellicola. Invece, Du bist nicht allein (Non sei solo) si differenzia nella rappresentazione di una Berlino meno ovvia e prevedibile. Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui il film non ha raggiunto una diffusione significativa al di fuori della Germania. Infatti, la sua trama è incentrata sugli intrecci di vita nell’asettica e poco attraente periferia di Berlino, certamente priva dell’appeal metropolitano delle zone più centrali.
I sobborghi di Berlino – Tra i film tedeschi più conosciuti a livello internazionale, quello sulla storia di Christiane F. è in parte ambientato nella grigia periferia della Gropiusstadt, ma rappresenta un caso. Il gigantesco e grigio quartiere dormitorio risalente agli anni ’60 si trova nel distretto di Neukölln, appartenente un tempo a Berlino Ovest. Invece, la periferia di Berlino Est è stata a lungo sconosciuta, almeno al di fuori dei confini degli stati del blocco sovietico: la DDR faceva notizia principalmente per le controversie di regime o per le imprese sportive nelle competizioni internazionali di nuoto e atletica. I film della DEFA riscuotevano consensi ai festival e tra i critici, ma raramente giungevano nelle sale di tutto il mondo.
Tre famiglie – Du bist nicht allein è ambientato a Marzhan, nella periferia orientale di Berlino, un quartiere popolare e moderno la cui espansione maggiormente significativa risale agli anni ’80 con l’introduzione dei…