CREPE INVISIBILI

Si avvicina l’anniversario del crollo del Muro di Berlino, un evento che sortì un effetto sorpresa. Prima di quella data, si erano susseguiti eventi determinanti per il collasso del sistema nei paesi del blocco sovietico. Infatti, il 19 agosto 1989, nei pressi del confine tra Ungheria e Austria, venne organizzato il Picnic Paneuropeo, un’iniziativa a cui parteciparono centinaia di cittadini della DDR, decisi ad abbandonare la loro nazione. Fu la prima crepa in un sistema precario, un segnale che Budapest raccolse: tre settimane dopo, l’11 settembre, l’Ungheria aprì le sue frontiere. Migliaia di tedeschi dell’Est si incolonnarono su un’autostrada che diventò un parcheggio a cielo aperto. Attraversarono il confine lasciandosi alle spalle abitazioni, lavori e affetti, per inseguire un sogno di libertà. Fu il preludio a un cambiamento epocale, una storia meno conosciuta, raccontata in un saggio dal cronista americano Michael Meyer.
Indice
CREPE INVISIBILI: 11 SETTEMBRE 1989
L’11 settembre 1989 segnò l’inizio di un cambiamento storico decisivo per la fine della Guerra fredda. In questa data, lungo il confine tra l’Ungheria e l’Austria, si aprirono le prime crepe invisibili che minarono l’equilibrio nei paesi del blocco orientale, consentendo a centinaia di cittadini della Germania Est di fuggire. Fu in occasione del Picnic Paneuropeo, evento organizzato sul territorio ungherese, che anticipò il crollo del Muro di Berlino e l’inizio di una nuova era per l’Europa.
PRESAGI
Sebbene questa data sia inevitabilmente associata al terribile attacco al World Trade Center di New York del 2001, in questo stesso giorno, 12 anni prima, un importante avvenimento storico fu foriero di quanto avrebbe ridisegnato la mappa geopolitica dell’Europa. Infatti, appena due mesi dopo, il 9 novembre, sarebbe crollato il Muro di Berlino — un accadimento eclatante che, agli occhi del mondo occidentale, giunse quasi inaspettato. In realtà, fu frutto di un processo piuttosto articolato, ma poco considerato a ovest della cortina. Da quattro anni, al comando del Partito Comunista dell’U.R.S.S., era salito Mihail Sergeevič Gorbačëv, una figura carismatica e innovativa che intuì la necessità di una forte riforma strutturale, poiché i popoli del blocco erano sempre più stremati dalla povertà e dall’oppressione dei regimi.
TRASPARENZA E RISTRUTTURAZIONE
Le politiche di Gorbačëv condussero a un graduale allentamento del controllo di Mosca sui paesi del blocco sovietico. Le sue riforme si rivelarono lungimiranti, sintetizzabili nei concetti di Glasnost’ (trasparenza) e Perestrojka (ristrutturazione). I primi effetti si tradussero nei nascenti movimenti di opposizione in Polonia e in Ungheria, le prime due nazioni che uscirono allo scoperto assecondando l’urgenza pressante di un cambiamento. I fatti storici che seguirono furono snodi cruciali verso la fine della Guerra fredda e la caduta del Muro di Berlino. Quelle prime crepe invisibili nel sistema sovietico segnarono l’inizio del collasso di un ordine politico in crisi evidente.
L’ANNO CHE CAMBIÒ IL MONDO di Michael Meyer (il Saggiatore 2009)

Nel suo saggio, il reporter del Newsweek elenca i segnali e i passaggi che portarono all’inatteso cambiamento storico. Nella prefazione, il giornalista statunitense racconta come accettò l’incarico di inviato in Europa orientale, una posizione lavorativa allora considerata poco appetibile e già rifiutata da un collega. Negli Stati Uniti, infatti, la questione delle due Germanie era percepita come marginale e inscalfibile. In molti erano convinti che che oltre la Cortina di Ferro non accadesse nulla di interessante o rilevante. Meyer, invece, intuì che nel cuore dell’Europa orientale stava maturando una svolta epocale e decise di affrontarla con coraggio e curiosità, definendo quell’esperienza “un’avventura antropologica“.
CREPE INVISIBILI: 11 SETTEMBRE 1989
LA FRONTIERA TRA UNGHERIA E AUSTRIA
Una sera tiepida di fine estate, una lunga colonna di veicoli si estende sull’autostrada per Vienna, in attesa di attraversare la frontiera verso ovest. La carreggiata sembra un grande parcheggio, occupato da decine e decine di Trabant, le utilitarie colore pastello dei cittadini della DDR. All’interno delle piccole vetture in Duroplast (un materiale ricavato dagli scarti del cotone) e dei pullman predisposti da Bonn (l’allora capitale della Germania Ovest), viaggiano migliaia di tedeschi dell’Est. Hanno abbandonato tutto – impieghi, case, familiari e amici – per cercare di costruirsi una nuova vita in Occidente. Poco dopo la mezzanotte, le sbarre al confine tra Ungheria e Austria vengono finalmente sollevate e gli Ossi —nomignolo degli abitanti nell’ex Repubblica Democratica Tedesca — possono proseguire verso la Germania Ovest. Lì, potranno riabbracciare le persone che il Muro aveva separate da essi e soprattutto concretizzare, forse per la prima volta, un futuro diverso.
IL PICNIC PANEUROPEO
Il Picnic Paneuropeo segnò una svolta decisiva nella fine della Guerra fredda e la fine del blocco. Soprattutto, dimostrò che il cambiamento era possibile senza violenza né spargimenti di sangue. Tra i fautori di questo evento storico, il primo ministro ungherese Miklós Németh, deciso a realizzare le riforme di Gorbačëv., e il ministro degli esteri Gyula Horn, che pochi mesi prima aveva tagliato il filo spinato insieme al collega austriaco Alois Mock. Decisivo fu anche Imre Pozsgay, membro del Politburo e sostenitore del dialogo con l’Occidente. Accanto a loro, Otto von Habsburg, presidente dell’Unione Paneuropea, e Ferenc Mészáros del Forum Democratico Ungherese. Insieme promossero e organizzarono il Picnic Paneuropeo al confine tra Sopron e Sankt Margarethen, aprendo la strada alla caduta del Muro di Berlino.







