VOLO A OVEST

Nell’estate del 1979, due famiglie di un piccolo villaggio in Turingia, nel cuore dell’allora Repubblica Democratica Tedesca, pianificano una fuga tanto ambiziosa quanto rischiosa. Il loro obiettivo è un volo spericolato verso la Germania Ovest per sottrarsi alla morsa della DDR e della Stasi. Per riuscirci decidono di costruire clandestinamente una mongolfiera, con la quale tenteranno di sorvolare, a oltre duemila metri di altezza, la sorvegliatissima linea di confine. Ballon, film tedesco uscito nel 2018, racconta le difficoltà, le paure e le peripezie di questo gruppo di fuggitivi coraggiosi e disperati.
Indice
REPUBBLICA DEMOCRATICA TEDESCA, 1978
Uno degli aspetti più emblematici della Germania divisa riguarda i numerosi tentativi di fuga dei cittadini della DDR. Molti tedeschi dell’Est compresero presto che il cosiddetto vallo di protezione antifascista non era altro che una costruzione propagandistica. Infatti, il regime non mirava a proteggere i propri cittadini, ma a trattenerli. Accanto a episodi riusciti, come le evasioni attraverso i tunnel di Berlino o le imprese pirotecniche dei fratelli Bethke, si registrarono anche tragici fallimenti, come quelli di Peter Fechter e di Lukas Keller, uccisi nel tentativo di oltrepassare il confine. Proprio la morte di Keller è alla base della decisione delle famiglie Strelzyk e Wetzel. Si trovavano a un picnic con i genitori di Lukas, quando quest’ultimi ricevettero la terribile notizia della morte del giovane.
VOLO A OVEST: UN REGIME SPIETATO
L’assassinio di Lukas Keller, abbattuto dalle guardie di frontiera nella primavera del 1978 durante il suo tentativo, con un bulldozer, di sfondare le barriere di confine, segnò un punto di non ritorno. Profondamente scossi, i Strelzyk e i Wetzel compresero di non poter più concepire il futuro dei propri figli in un paese così spietato. I due capifamiglia decisero quindi di pianificare la fuga con una soluzione tanto ingegnosa quanto rischiosa: costruire una mongolfiera con cui oltrepassare la frontiera in volo e raggiungere l’Ovest. Le vie terrestri erano ormai impraticabili, sbarrate da cani da guardia e da sistemi di sicurezza sempre più sofisticati. I Vopos, inoltre, erano addestrati e obbligati a usare le armi contro chiunque tentasse di abbandonare illegalmente il paese.
IL PRIMO ADATTAMENTO PER IL CINEMA
L’impresa degli Strelzyk e dei Wetzel era già stata portata sullo schermo nel 1982 con Fuga nella notte (titolo originale Night Crossing), un film prodotto dalla Disney, con John Hurt e Jane Alexander. In piena Guerra fredda, le riprese vennero realizzate in alcune località della Baviera, affiancate dalla ricostruzione verosimile di un lungo tratto di barriera di confine. La pellicola fu trasmessa l’anno successivo dall’emittente ZDF. Sebbene la visione dei canali occidentali, in Germania Est, fosse formalmente proibita, le autorità di Stato non erano in grado di impedirne la ricezione. E fu così che numerosi cittadini della DDR lo accolsero con entusiasmo, ammirando la determinazione, l’ingegno e il coraggio delle due famiglie.

BALLOON – IL VENTO DELLA LIBERTÀ di Michael Herbig (Germania 2018)
Nel 2018 è uscito un nuovo film, questa volta di produzione interamente tedesca, che ripercorre la stessa impresa. Dal punto di vista narrativo, Ballon sceglie consapevolmente la strada del thriller ad alta tensione, puntando su un ritmo serrato, scandito da suspense e colpi di scena. Proprio questa scelta, pur rendendo il film coinvolgente, può rappresentarne anche il limite, dal momento che l’esito della vicenda è storicamente noto. Per questo motivo, a chi non conosce i fatti reali, è consigliabile evitare un’eccessiva documentazione preventiva. Nonostante il cast e la produzione tedeschi, il film adotta infatti codici espressivi vicini al cinema d’intrattenimento made in USA. Tuttavia, al netto di alcune inevitabili forzature, il risultato resta quello di un’opera solida, ben scritta, diretta con precisione e sostenuta da interpretazioni convincenti.

DUE FILM A CONFRONTO
Ciò che in Night Crossing risultava solo parzialmente riuscito trova in Ballon uno dei suoi principali punti di forza: la ricostruzione d’epoca, accurata e credibile. In particolare, le sequenze ambientate a Berlino Est restituiscono con efficacia un’atmosfera dal fascino insieme vintage, sinistro e oppressivo, evocando un mondo che, al momento della realizzazione del film, era scomparso da quasi trent’anni. Dal punto di vista narrativo e storico, Ballon comprime e semplifica alcuni elementi reali — come il numero dei tentativi di fuga — ma senza tradirne il significato profondo. L’attenzione è rivolta soprattutto alla dimensione umana della vita nella DDR, più che a un’analisi politica in senso stretto. Il clima di paura costante, alimentato dall’asfissiante pressione psicologica esercitata dalla Stasi, assume così i contorni di una presenza onnisciente e pervasiva.
VOLO A OVEST: LA PICCOLA BERLINO

In patria, oltre novecentomila spettatori hanno reso Ballon un film di successo, mentre la critica ha da un lato apprezzato la capacità di Herbig nel costruire tensione e coinvolgimento emotivo, ma da un altro ha contestato alcune semplificazioni narrative e l’impostazione tipicamente hollywoodiana. Un elemento curioso riguarda alcune scene girate nel piccolo villaggio di Mödlareuth, diviso durante la Guerra fredda, con una metà in Turingia (ex DDR) e l’altra in Baviera (ex Germania Ovest). Non a caso fu ribattezzata Little Berlin dai soldati americani lì insediati, per via del muro in cemento armato eretto dalla DDR nel 1966. Al di fuori del villaggio, le fortificazioni di confine consistevano in una recinzione metallica dotata, fino al 1983, di dispositivi di fuoco automatici, successivamente smantellati dal regime sia per gli elevati costi di manutenzione sia per le crescenti pressioni politiche internazionali.






