VIDEO A BERLINO 3

VIDEO A BERLINO 3
Parte numero 3 dedicata ai videoclip musicali girati a Berlino. La prima e la seconda erano bilanciate tra i video più iconici e popolari, e altri di artisti meno noti. Questa terza parte è maggiormente attenta, con qualche eccezione, alla musica indie, in particolar modo della ricca ed eterogenea scena berlinese.
SAY YES DOG – Feel Better
I Say Yes Dog sono una band composta da tre amici, due berlinesi e un lussemburghese, che suonano tra i Paesi Bassi e la Germania. Propongono un indie-pop godibile e catchy, caratterizzato da melodie e armonie seducenti e linee di basso che invitano a ballare. Il video di Feel Better è focalizzato su una coreografia giocosa, eseguita su una terrazza con vista sull’iconica Fernsehturm.
PETER FOX – Alles Neu
Peter Fox, da ormai due decenni, è un nome istituzionale della scena musicale tedesca. Berlinese di origini francesi, è il fondatore, produttore e frontman dei Seeed, ampio collettivo multikulti popolare in Germania. Lo scorso anno Peter ha spopolato con Zukunt Pink, a cui ha fatto seguito il recente secondo album Love Songs. Invece, il video in questione è tratto da Stadtaffe (Scimmia di città), il suo primo lavoro come solista, una miscela esplosiva di hip hop e musica sinfonica. In Alles neu (tutto nuovo) è ben riconoscibile il quartiere di Kreuzberg e il Lido, uno dei templi berlinesi della musica live.
BODI BILL – What if
Tre uomini si incontrano per una birra davanti al memoriale antifascista dei soldati polacchi, nel Volkspark Friedrichshain. Il primo raggiunge il parco a piedi, il secondo in auto e il terzo con la S-Bahn. Le immagini propongono uno spaccato di quotidianità e un vivido ritratto dello spirito libero e hipster che permea Berlino. I Bodi Bill, band alternativa di musica elettronica tra le più interessanti nel panorama musicale berlinese, propongono sonorità distintive e melodie inconsuete.
DELLÉ – Light your fire
Pubblicato nel 2016 senza grandi riscontri, il brano del co-frontman dei Seeed suona oggi più che mai attuale. Girato tra i quartieri di Mitte e Moabit, Light my fire è un inno pacifista che prende di petto il tema delle fedi religiose. Lo fa attraverso un testo crudo e diretto: «Abusare della tua religione / scusare il terrorismo / ciò è sbagliato… la motivazione comune / di tutte le nostre religioni / è l’amore…». Il video è un riuscito mosaico urbano che intrappola in sé lo spirito Multikulti di Berlino.
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WESTBAM feat. RICHARD BUTLER – You need the drugs
You need the drugs nasce dalla collaborazione tra il rapper Westbam e Richard Butler, il leader dei Psychedelic Furs. Westbam è uno dei pionieri tedeschi del punk e dell’house-hip hop tedeschi. Il brano tratta di depressione e dipendenze, e la voce grattata e sghemba del cantante britannico risulta perfetta. Insieme a Singularity dei New Order, è una delle punte di diamante della colonna sonora di B-Movie: Lust & Sound in West Berlin.
COEZ – La musica non c’è
L’ambientazione berlinese per il video di questa popolare hit di Coez ha tutte le caratteristiche che lo rendono, opinione personale, un po’ irritante. Compaiono tutte le location più note della città e il risultato finale è la solita immagine stereotipata della Berlino cool e da cartolina. Una tendenza seguita anche da altri artisti italiani, da Gianna Nannini a Enrico Ruggeri .
SWAY CLARKE – I don’t need much
Da alcuni anni, Sway Clarke, musicista canadese trapiantato a Berlino, ha co-fondato il progetto hip hop Ricki Dietz insieme a Peter Fox. In precedenza, aveva pubblicato una manciata di singoli ed EP dalle forti influenze soul e R&B, inclusa un’interessante cover acustica di Girls and Boys dei Blur. Il video di I don’t need much è un’immersione nel mood cosmopolita della capitale, a partire dalla sensazione di infinito e libertà del Tempelhofer Feld, un luogo che, per quanto inflazionato, non risulta mai banale.
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PRADA MEINHOFF – Maske
Il duo Prada Meinhoff propone un piacevole electropop dalle marcate influenze punk e glam rock, che ricordano nomi di punta del genere come gli inglesi Ting Tings e le brasiliane CSS. Lo spirito punkeggiante e l’aspetto estetico del genere viene esaltato dai continui passaggi tra le riprese della loro performance indoor e i funzionali inserti girati in una seducente Berlino by night.
FRANCESCA MICHIELIN – Vulcano
Tornando a un’artista italiana, gli appunti mossi più in alto a Coez e altri, dovrebbero valere anche per la talentuosa Francesca Michielin. A maggior ragione sapendo che questo video è stato improvvisato e realizzato in poche ore. Tuttavia, per la qualità delle riprese, la scelta delle situazioni e la presenza scenica della cantautrice, il risultato è apprezzabile. Le immagini ben si sposano a questo pezzo uptempo: buona parte delle scene sono state filmate nei dintorni di Warschauer Straße.
TOKIO HOTEL – Feel it all
I Tokio Hotel a inizio millennio riscossero un successo stratosferico anche in Italia, soprattutto tra le teen ager. La loro carriera è proseguita in Germania e nei paesi nordici, dove ancora oggi godono di una buona popolarità. Il video evoca molto – ma è stato girato anni prima – la serie Beat. La Berlino accattivante, sporca e tossica, del nightclubbing: forse un po’ stereotipata ma una (delle) realtà più apprezzate della capitale tedesca.
DAVID BOWIE – Where are we now?
Chiudiamo in bellezza con l’artista berlinese per eccellenza, sebbene sia inglese e a Berlino abbia trascorso una breve parentesi della sua intensa vita. Eppure, Where are we now? di David Bowie potrebbe essere un sentito omaggio alla metropoli che decenni prima l’aveva salvato. Un poetico e struggente amarcord in cui Bowie raccoglie le memorie mai sopite del periodo in cui è rinato umanamente e artisticamente. È incluso nel suo penultimo album The next day, la cui copertina riprende quella celebre di “Heroes”.
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IL TESTAMENTO
Nel video di Where are we now? un Bowie ultrasessantenne e una donna sono due pupazzi “face-in-a-hole”, seduti su una valigia, in una stanza colma di oggetti. L’ambientazione richiama simbolicamente l’appartamento di Schöneberg, dove Bowie aveva vissuto tra il 1976 e il 1978. Tra ricordi personali e citazioni storiche, come gli eventi del 9 novembre 1989 sulla Bösebrucke di Bornholmer Straße, su uno schermo scorrono le immagini in bianco nero della Berlino degli anni Settanta.







