UNA QUESTIONE DI RISPETTO

UNA QUESTIONE DI RISPETTO

BERLINO, 2006

«Un luogo incredibile in cui, a dispetto della tragedia che evoca, molti visitatori, soprattutto giovani, amano divertirsi. Si scattano dei selfie, si rincorrono, giocano a nascondino; un paio di incoscienti salgono addirittura sulle stele più alte e saltano dall’una all’altra. La questione che mi sono posto mentre assistevo a quelle scene surreali è stata: questo spirito ludico non è una mancanza di rispetto per le vittime qui commemorate? Ok, esorcizzare mostri e paure è una delle possibili forme di sopravvivenza messe in atto dall’essere umano. Tuttavia, le anime dei milioni di Ebrei sterminati lo comprendono? Oppure preferirebbero un rigore più consono al rispetto e al cordoglio?…»
(Novembre 2006)

LA CITTÀ MUTANTE

Ero tornato a Berlino dopo sette anni; ero colpito dai tanti cambiamenti, molti dei quali ancora in corso. Potsdamer Platz, bombardata e distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, e successivamente relegata al triste ruolo di Todesstreifen (striscia della morte), era irriconoscibile. In occasione della precedente visita, nel 1999, la piazza era ancora ostaggio del grande cantiere lavori ed era sovrastata da numerose gru. Un team di architetti autorevoli, di cui faceva parte l’italiano Renzo Piano, aveva sviluppato un ambizioso progetto di riqualificazione dell’area. I nuovi grattacieli e il futuristico Sony Center avrebbero restituito dignità a questo luogo che nella prima metà del secolo scorso era stato uno dei più importanti crocevia d’Europa.

DENKMAL FÜR DIE ERMODETEN JUDEN EUROPAS

A metà strada tra Potsdamer Platz e la Porta di Brandeburgo sorge il Memoriale per gli Ebrei assassinati d’Europa. Questo mastodontico memoriale, concepito già prima della caduta del Muro, ha richiesto dieci anni per essere completato ed è stato inaugurato nel 2004. L’emozione che suscita questa imponente installazione fissa è difficile da descrivere; le 2.711 stele di cemento di diverse altezze, disposte a scacchiera, suggeriscono l’idea di un labirinto. L’intenzione progettista del memoriale, l’architetto statunitense Peter Eisenman, era quella di creare un luogo capace di emozionare e suscitare riflessioni nei visitatori. Il vasto complesso di stele in cemento grigio rappresenta la perdita di identità degli Ebrei, e l’orrore da essi vissuto negli anni dell’Olocausto.

UNA QUESTIONE DI RISPETTO
IL CASO YOLOCAUST

Recentemente ho letto un articolo di qualche anno sui comportamenti inadeguati al luogo da parte di certi visitatori. Inizialmente, la questione mi ha infastidito poiché, ritenendomi una persona sensibile, non vorrei mai mancare di rispetto su un tema così delicato. L’artista berlinese di origine ebrea Shahak Shapira ha creato il sito web Yolocaust, in cui ha pubblicato alcune sue elaborazioni fotografiche. Aveva scaricato delle foto scattate presso il memoriale da alcuni profili social pubblici e ne aveva modificato gli sfondi. I blocchi di cemento erano stati rimpiazzati dalle immagini agghiaccianti dei campi di sterminio. Il risultato finale è stato quantomeno grottesco, suscitando l’invito a riflettere. Anch’io sono salito su una delle stele, anche se solamente per scattare delle foto, e ho fatto un po’ lo sciocco con gli amici, senza intenzione alcuna di risultare fuori luogo. Ho quindi compreso che le mie intenzioni non possono giustificare i miei comportamenti incauti o scorretti.


3 thoughts on “UNA QUESTIONE DI RISPETTO

  1. MI è capitato di visitare il monumento che citi in due occasioni: una in un piovoso e buio novembre e l’altra in una bella serata stellata d’agosto. Credo che le due si complementino, e cerco di spiegare il perché, almeno per come l’ho inteso io.
    Ho cercato di vagare a caso (credo la maniera migliore per vivere questo monumento) per qualche decina di minuti tra i blocchi (in cui, è bene precisare, non puoi perderti perché i blocchi sono squadrati) lasciandomi intridere da quello che i deportati possono aver visto e vissuto dai vetri delle baracche nei mesi lì passati: tra l’orrore infinito qualche minuto di cercata pace, la speranza di uscirne, un motivo per resistere, un barlume di normalità, la gioia fugace di un ricordo.
    Questo monumento era indispensabile, e indispensabile è visitarlo.

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