UNA DONNA IN MACERIE

UNA DONNA IN MACERIE

Tratto da un romanzo di Kurt Bartsch (traduzione italiana di Flavia Arzeni)

UNA DONNA IN MACERIE – Ha quarantatre anni, è divorziata, il marito, che di mestiere pulisce i vetri, ha avuto già nel secondo anno di matrimonio una storia con la proprietaria di un negozio (carne e salumi) a Reinickenford, Berlino Ovest. Si chiama Herbert e amava il danaro più di ogni altra cosa; ogni mattino andava con la metropolitana da Berlino Est, dove abitava, a Berlino Ovest dove puliva le vetrine.

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Il danaro, da centocinquanta a duecento marchi la settimana, lo cambiava al vantaggioso cambio di uno a cinque. Nel marzo ’61 conobbe la sua macellaia, una vedova benestante, cui dichiarò, nonostante fosse di dieci anni più vecchia di Johanna, il suo grande amore. La donna odorava di danaro, molto danaro, lui aveva fiuto per questo. Poco dopo passò con lei le serate e presto anche le notti. Johanna, sola nell’appartamento silenzioso, cominciò a bere liquore a buon mercato, la notte piangeva nel cuscino. Una domenica, restò di nuovo sola e si mise in piedi davanti alla finestra: fumava e guardava la strada. Era una calda giornata d’estate, la città sembrava abbandonata dai suoi abitanti. Morta, una città morta. Se Herbert non viene presto, salto dalla finestra.

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Si era tolta la vestaglia e girava nuda per la casa. Poi si sedette, cercò un programma alla radio, musica, una voce, sono le 13:30, «DAL DEUTSCHLANDER ASCOLTATE:» parole, parole, tutto questo non mi riguarda affatto. Prese le forbicine, si tagliò le unghie. «LA DICHIARAZIONE DEI PAESI DEL PATTO DI VARSAVIA DEL 12 AGOSTO 1961 DICE: SE IL CONFINE CON BERLINO OVEST È STATO NELLA FIDUCIA CHE LE POTENZE OCCIDENTALI RICONOSCANO LA BUONA VOLONTÀ DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA TEDESCA», diceva la voce. Le unghie mi si stanno incarnando, debbo andare dal pedicure la prossima settimana. Si alzò, mise della biancheria, un vestito leggero e corse in strada. Dove posso andare? Al cinema. Al cinema non si è così soli. Svolto nella Brunnenstrasse.

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Al Rosenthaler Platz, davanti all’ingresso della metropolitana c’erano gruppi di persone che discutevano a voce alta. «Che c’è, perché la metropolitana non parte oggi?». «Perché non può partire. Noi abbiamo chiuso le frontiere». «Che significa noi? Io non ho chiuso le frontiere». «E chi l’ha detto? Non l’ha detto nessuno. E allora». Johanna si avvicinò, vide che gli ingressi della metropolitana erano chiusi con delle grate di ferro. Fu percorsa da un brivido. Arrivò una donna con una carrozzina, chiese a un uomo in maniche di camicia se poteva darle una mano. Quello rispose con un sorriso sfacciato: «Non c’è niente che farei più volentieri. Dipende solo dove gliela do». La donna non capiva. Chiese a quelli che erano lì intorno cosa si stesse passando. «Che succede? Voglio solo prendere la metropolitana». «Noi no» disse qualcuno, «noi siamo qui solo per prendere un po’ di sole». Ridevano, visibilmente divertiti.

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«Non c’è niente da ridere» disse la donna. «Mia madre sta dall’altra parte, è malata, la devo curare». «Con carne e uova della HO (organizzazione di commercio della Ddr). Così era una volta. Da oggi vale l’articolo 37.3: resta nel tuo paese e nutriti onestamente con i tuoi mezzi» disse un uomo che era seduto su di una valigia gialla di pelle di porco. «Neanche a piedi si può più passare», disse un altro. Le strade sono state chiuse. Dappertutto. Truppe da combattimento, armate, Panzer russi. «Non ci crede nessuno». «A che cosa?». «Al fatto che la frontiera per Berlino Ovest è chiusa. Resisteranno al massimo due giorni, poi tutta la faccenda tornerà normale. O pensi che costruiranno un nuovo muro attraverso la città? Non siamo mica in Cina, qui». «Staremo a vedere».

Johanna era in piedi, la testa appoggiata a una vetrina. È finito, è tutto finito, pensava. Non rivedrò mai più Herbert. Quando Johanna dopo due anni e mezzo ebbe il divorzio dall’altra parte del muro, si guadagnò da vivere come donna delle pulizie e aiuto di cucina; la notte girovagava nei locali intorno alla porta di Oranienburg. Per arrotondare le sue modeste entrate, ogni tanto si portava un uomo nel suo appartamento silenzioso, disordinato. Provava ribrezzo, contro il ribrezzo il rimedio era l’alcool. E lei beveva: a 38 anni sembrava una cinquantenne, Johanna. «Ero una donna delle macerie. Ora sono una maceria anch’io

Kurt Bartsch
tratto da: WADZECK. ROMAN – Rowohlt, Reinbek 1980

una donna in macerie 
Un viaggio letterario Flavia Arzeni Sellerio Editore Palermo

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