UNA CANZONE PER BERLINO

Berlino, nell’immaginario collettivo, è la città arm aber sexy (povera ma sexy), della techno, della creatività e dell’anticonformismo. Una trafila di etichette che spesso scivolano in cliché fastidiosi, specialmente per chiunque la conosca davvero e la vive come una realtà molto più complessa e non sempre immediatamente decifrabile. Ma i luoghi comuni affondano quasi sempre le radici nella realtà, anche se poi vengono semplificati o trasformati in caricature. Proprio giocando con gli stereotipi più abusati, è nata una canzone per Berlino, realizzata con l’ausilio dell’AI. Un piccolo inno dedicato a una metropoli capace di creare tendenze e di trasformare perfino il banale in qualcosa di sorprendentemente cool.
Indice
BERLINO E I CLICHÉ
In questo periodo sto leggendo un libro particolarmente divertente che gioca con gli stereotipi su Berlino. E già qui partiamo male, perché da sempre critico proprio questo tipo di approccio. Ovvero: Berlino che, solo a nominarla, ha il potere di fa sembrare chiunque cool e interessante. La solita narrazione da metropoli alternativa, creativa, arm aber sexy. In sintesi: Berlin, the place to be. È la stessa retorica che trasforma ogni canzone dedicata a Berlino in un inno generazionale: dai ritmi dancehall dei Seeed che celebrano la metropoli come in Dickes B, fino all’epica urbana di Peter Fox che canta i suoi eccessi e lati oscuri in Schwarz zu Blau. Ma bisogna riconoscere che i luoghi comuni difficilmente sono infondati o nascono dal nulla, e che Berlino è davvero una città affascinante. Magari sono fastidiose semplificazioni, questo sì; ma quasi mai infondate, nemmeno quando verrebbe automatico smontarle pezzo per pezzo.
INCOMPRENSIONI
In questo blog ho raccontato di alcuni episodi che mi hanno visto coinvolto direttamente in oltre vent’anni di frequentazione più o meno regolare. Situazioni paradossali o piccoli cortocircuiti culturali: momenti in cui mi sono sentito corpo estraneo in un sistema che per quanto ami, certe volte non comprendo. Chiaramente si è trattato di episodi isolati che non fanno statistica e non hanno la presunzione di dipingere e rappresentare la vera Berlino. Però, ripensandoci, non li riesco a trasferire — che so? — a Madrid o Londra.
BERLINO E GERMANIA
Spesso le grandi capitali — New York, Parigi e Roma — non sono lo specchio della nazione che dovrebbero rappresentare. Sono eccezioni che giocano con regole proprie in contrasto con il resto del territorio. Con Berlino questa distanza è ancora più evidente: il suo spirito vagamente anarchico, un po’ sfilacciato e a tratti indisciplinato, la differenzia dall’ordine rigoroso e rassicurante di altre città tedesche come Amburgo o Monaco.
PARADOSSI
Frequentando Berlino mi è capitato, oltre a riconoscere un approccio e un modello di società che avrei voluto vedere anche in Italia, di restare spesso spiazzato davanti a certe abitudini e stranezze per me difficili da decifrare. Sono proprio quelle piccole eccentricità — a metà tra il quotidiano e l’assurdo — su cui viene naturale costruire un racconto che è sempre un po’ vero e un po’ caricaturale. Un po’ come i divertenti spot della BVG o il libro che ho citato, a cui dedicherò un post appena lo avrò terminato.
UNA CANZONE PER BERLINO
INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Nel frattempo, sfogliandolo, ho riconosciuto tutti gli aspetti più spassosi — nel libro volutamente estremizzati — che rendono Berlino così unica e, nel bene e nel male, riconoscibile. Ma soprattutto mi è venuto spontaneo raccogliere frasi, immagini e situazioni che, all’apparenza scollegate, a poco a poco hanno iniziato a prendere forma. Così, per gioco, è nato il testo di una fantomatica canzone: una sorta di anthem che mette insieme e celebra tutti gli stereotipi di Berlino. Non essendo un musicista, mi sono affidato alla tanto discussa e temuta AI per ottenere una canzone sul mio concentrato di luoghi comuni su Berlino.
BERLIN BERLIN (AUDIO E VIDEO)
Di seguito l’audio completo della canzone; il testo è in inglese con qualche inserto in tedesco (con l’aiuto dell’AI). Tra le dimenticanze: gli Späti, le Kneipe, il Döner Kebab e sicuramente altro ancora. Il titolo, Berlin Berlin, è volutamente banale e scontato — come, appunto, la retorica che la circonda — e ho persino affibbiato al brano il nome di una band che, naturalmente, non esiste. Nel video alcune mie immagini scattate nell’inverno del 2013, durante uno dei miei soggiorni a Berlino più lunghi e felici. Credo di non sbagliare se affermo che fu nel pieno del tramonto, degli ultimi bagliori della Berlino realmente arm aber sexy che oggi è purtroppo quasi del tutto scomparsa. Buon ascolto.




