UN AMORE DIFFICILE DA SPIEGARE

UN AMORE DIFFICILE DA SPIEGARE

LA DOMANDA

«A te, esattamente, cosa piace di Berlino?». Me lo chiede un amico, mentre il treno della U1 su cui stiamo viaggiando scivola sopra l’Oberbaumbrücke, poco prima di raggiungere il capolinea di Warschauer Straße. L’interrogativo continua a rimbalzare tra le pareti e le vetrate della stazione, uno dei posti a cui più sono legato emotivamente. Conservo ancora il nitido ricordo della mia prima volta sulle passerelle, sospese sulla ferrovia, che collegano la U-Bahn con la S-Bahn. Era novembre, e mentre camminavo veloce, il vento tagliente da est mi schiaffeggiava e gli effluvi dei curry wurstel e dei kebap sfrigolanti dai chioschi solleticavano il mio appetito. Tuttavia, questo luogo da solo non può dare un senso a un amore così forte e difficile da spiegare.

ZONA DI CONFINE

La stazione S-Bahn di Warschauer Straße ha cambiato radicalmente aspetto negli ultimi anni. Un moderno edificio sovrasta la passerella che immette sulla Warschauer Brücke. Non lontano si trovano l’East Side Gallery e l’Oberbaumbrücke sul fiume Spree, che dividevano i quartieri di Friedrichshain, a est, e di Kreuzberg, a ovest. Sulla sommità del vecchio ponte rosso scorrono con regolare frequenza i treni giallo oro delle due più antiche linee della U-Bahn. Dopo la caduta del Muro, è stato ripristinato il collegamento con Schlesisches Tor, ai tempi della città divisa capolinea dei treni provenienti dal centro di Berlino Ovest.

UN AMORE DIFFICILE DA SPIEGARE

UN AMORE DIFFICILE DA SPIEGARE
JUDISCHES MUSEUM

Ogni volta che mi chiedono perché ami così tanto Berlino, fatico sempre a trovare le parole giuste. Non è affatrto semplice fornire una risposta che trasmetta le sensazioni che la città suscita in me. Tra l’altro la domanda è arrivata in una giornata in cui mi sentivo attanagliato da dubbi e sentimenti contrastanti. Il giorno prima avevo visitato il Museo Ebraico sulla Lindenstraße, uscendo stordito e devastato dall’opprimente senso di orrore che le installazioni mi avevano trasmesso. Cemento, buio, verticalismi, inclinazioni scomode e angoli ciechi; crudeltà, disagio, odio e assurdità. Pannelli e teche rivelano storie e volti che appartengono al passato, a una memoria sempre più impalpabile e volatile. Ho provato a camminare sulla distesa di volti in acciaio dello Shalechet, stordito dal frastuono generato dal calpestio dei visitatori, che sembrava simboleggiare il dolore e lo smarrimento raffigurati su quelle maschere metalliche.

UN AMORE DIFFICILE DA SPIEGARE
OMBRE

Sono uscito dal museo con un senso di vuoto e rifiuto che non avevo provato nemmeno a Sachsenhausen; per la prima volta, sono stato assalito da un sentimento distaccato, quasi di ripulsa, per Berlino. Eppure la mia passione per questa città è sempre stata strettamente legata alle pesanti pagine di storia di cui è stata teatro. La mia relazione con la capitale tedesca si è consolidata nel tempo, e mai era accaduto che traballasse, scossa come da un passaggio a vuoto.

TORNARE

Il rientro in Italia, specialmente dai primi viaggi, era traumatico e, sin dall’atterraggio a Schönefeld, iniziavo il doloroso conto alla rovescia che mi separava dall’inevitabile distacco. Il rientro alla quotidianità comportava un impatto piuttosto brusco e violento, poi, dopo anni di ripetuti struggimenti, ho compreso che Berlino sarebbe sempre rimasta dov’era. Ma mi fu anche chiaro che la vita e gli affetti importanti che mi legavano all’Italia e a Roma, come le bellezze artistiche, paesaggistiche e il clima mite, non mi sarebbero mai bastati. Perciò, sono rimasto, ma il richiamo di Berlino ha continuato ad avvampare in me, alimentato da una forza ignota e metafisica, quasi atavica.

TESTA E CUORE
UN AMORE DIFFICILE DA SPIEGARE

Mentre camminiamo verso casa di un amico sulla Simon-Dach-Straße, cerco di rispondere alla domanda. Ma non c’è molto di logico nel mio rapporto con questa città, che non smette mai di parlarmi e trasmettermi sensazioni. Lo fa anche attraverso i suoi odori, come quello del linoleum dei Plattenbau e del legno dei vecchi edifici. Persino con il rivoltante mix di urine, vomito e sporcizia nelle mattine dei fine settimana.

Berlino per me odora di memoria e di passato. È una fragranza che turba gli angoli più bui della mia mente: a volte li accarezza, altre li abbatte con colpi ben assestati.

CAMBIARE

L’amico che da sempre mi ospita, il cupido che ha scoccato il dardo del mio amore per Berlino, è colui che ha posto la domanda. Vive stabilmente a Berlino da quasi quindici anni; ha lasciato Roma, e con essa persone e situazioni divenute insostenibili. L’attaccamento viscerale alla sua città natale non era più sufficiente ad alleviare il peso di certe noie. Tuttavia, da qualche anno, parla di trasferirsi in Spagna al più presto; il freddo e le poche ore di luce durante gli inverni, sempre troppo lunghi, lo hanno sfiancato. Deve molto a Berlino, ma lo stoppino del suo amore è quasi del tutto consumato e la candela si sta spegnendo.

UN AMORE DIFFICILE DA SPIEGARE: L’ANIMA DI BERLINO

Credo che ogni città o luogo abbia un’anima. Berlino ne sfoggia e rivela più di una, in quantità direttamente proporzionale al desiderio e alla curiosità di chiunque la visiti. Per questo non mi piace e non mi fido di chi è cristallizzato su un giudizio netto, sprezzante, basato esclusivamente sulle proprie capacità di adattamento. Specialmente a Berlino, luogo che più di altri insegna che mai nulla è scontato; dove la parola FINE sembra non esistere.

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