TUTTO CONTA IN GRANDI QUANTITÀ

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BERLINO LA MUSA

Solitamente, la prima correlazione istantanea tra Berlino e la musica è quella con David Bowie e la sua trilogia, oppure gli U2 di Achtung Baby. La capitale tedesca, allora divisa dal Muro, svolse un ruolo salvifico nella vita e carriera del Duca Bianco. Nei due anni circa trascorsi tra l’appartamento sulla Hauptstraße e gli Hansa Tonstudio, Bowie si liberò dagli eccessi e dalle dipendenze che lo stavano logorando. Inoltre, ritrovò nuova linfa creativa con la complicità di Brian Eno, Tony Visconti e l’amico Iggy Pop. Invece, la band di Bono e The Edge scongiurò il pericolo di un ventilato scioglimento, creando l’album della svolta che l’avrebbe consacrata definitivamente. Anche per i Depeche Mode Berlino fu una tappa fondamentale per il loro percorso artistico. Una delle loro hit più celebri, Everything counts in large amounts (tutto conta in grandi quantità) rappresenta uno degli apici del loro rapporto con l’allora Berlino Ovest.

NO GLOBAL

I Depeche Mode, ancora oggi tra le band più seguite e amate a livello mondiale, registrarono il celebre brano critico nei confronti del consumismo presso i leggendari Hansa, nei pressi di Potsdamer Platz. Gli stessi studio dove erano nate “Heroes” e One, entrambe prodotte da Eno. Il videoclip di Everything Counts, fu girato a Berlino Ovest e trasmesso massicciamente su MTV, incrementando la popolarità del gruppo, già reduce dai riscontri incoraggianti dei primi due album. Il testo del brano era un’amara disamina della società di quel periodo; la frase tutto conta in grandi quantità puntava il dito contro la tossicità di un consumismo e di un edonismo sempre più sfrenati. Una denuncia ante litteram di quel fenomeno sociale per cui, due decenni dopo, sarebbe stato coniato il termine “globalizzazione”. Cantare di “mani avide che arraffano in un mondo competitivo” nell’enclave d’occidente circondata dal nemico anti-capitalista, impresse ulteriore forza al messaggio.

LA TRILOGIA DEI DM

Dopo l’abbandono di uno dei suoi cofondatori, Vince Clarke, la band inglese iniziò a distanziarsi dalla dance synth-pop dei primi successi. Nel 1983 raggiunsero il loro produttore che si era trasferito a Berlino, e lì completarono il terzo album, Construction Time Again. Pubblicato nell’agosto del 1983, si trattava di un lavoro più maturo e complesso dei precedenti, anticipato un mese prima dal singolo di Everything Counts. L’anno successivo fu la volta dell’altrettanto fortunato Some Great Reward; nel mentre, Martin Gore, tastierista e principale autore del repertorio del gruppo, aveva intrapreso una relazione con una ragazza berlinese. Quindi, anche gli altri componenti della band cominciarono a trascorrere periodi più lunghi a Berlino. Ci fu quindi tempo per incidere il terzo capitolo della loro trilogia berlinese.

UN ALBUM SEMINALE

Black Celebration, uscito nel 1986, è considerato ancora oggi uno dei vertici artistici dei Depeche Mode, e per molti è il disco madre dell’elettronica industriale. Infatti, il sound innovativo di questo album ispirò numerosi artisti del panorama musicale tedesco e probabilmente contribuì anche alla nascita e allo sviluppo del genere techno. Il video musicale di Stripped, il primo singolo estratto, fu girato velocemente in una notte fuori dagli Hansa Tonstudio.

TUTTO CONTA IN GRANDI QUANTITÀ – OLTRE IL MURO

Negli anni ’80, la fama dei Depeche Mode oltrepassò il Muro, raggiungendo anche Berlino Est. I loro vinili e le riviste musicali dell’Ovest con loro in copertina erano richiestissimi sul mercato nero. I giovani Ossi si sintonizzavano clandestinamente sulle frequenze delle emittenti radiotelevisive occidentali per captare suoni e immagini di quel mondo a loro proibito. I Depeche Mode divennero rapidamente una band di culto anche nell’autoritaria DDR, dove, grazie anche alla band britannica, nacque una post-punk e new wave locale. Una scena che, per fermento e creatività, non aveva molto da invidiare alla Deutsche Welle che in quegli anni imperversava nella Germania Ovest.

ONDE

Nella DDR, tastiere, sintetizzatori e strumenti musicali di ultima generazione, oltre ad avere costi proibitivi, non erano reperibili. Quindi, gli aspiranti musicisti dell’Est si ingegnavano assemblando strumenti e marchingegni in maniera artigianale e con i mezzi a disposizione. Il regime non vedeva di buon occhio la diffusione incontrollata di qualsiasi modo o tendenza di matrice occidentale, ma non riusciva più di tanto a contrastare la loro diffusione. Infatti, sempre più frequentemente, numerosi giovani di Berlino Est si accalcavano nei pressi del Muro, ogni qualvolta una rockstar occidentale teneva un concerto a Berlino Ovest. Le operazioni di respingimento dei VoPos causavano spesso disordini, come quelli storici del 1987, in occasione del concerto, passato alla storia, di David Bowie di fronte al Reichstag, a due passi dalla Porta di Brandeburgo.

L’APPRODO A EST

La musica del quartetto di Basildon circolava ormai inarrestabile, soprattutto a Berlino Est. A testimonianza di ciò, il mercato nero di copie illegali dei loro dischi, prodotti in Ungheria e nell’allora Yugoslavia, era particolarmente florido. Dopo vari tentativi di esibirsi nella capitale della DDR, nel marzo del 1988 la band ottenne finalmente il placet dalle autorità. Ciò fu dovuto ai concerti che la band aveva già tenuto in altri paesi del blocco orientale, dove le riforme del nuovo leader sovietico, Michail Gorbačëv, stavano producendo i primi risultati. Il vento della Perestrojka aveva portato segnali di apertura che, divenuti di pubblico dominio, non potevano essere ignorati. Quindi, i governanti della Germania Est acconsentirono al loro ingresso per non aizzare ulteriormente il diffuso malcontento tra i più giovani.

FOLLIE SPECULATIVE

Lo storico concerto ebbe luogo a Prenzlauer Berg, presso la Werner-Seelenbinder-Halle, demolita negli anni ’90 e rimpiazzata dall’attuale Velodrom. I biglietti costavano circa 15 marchi orientali e andarono esauriti in breve tempo. Lo spettacolo, inizialmente riservato ai soli iscritti alla Freie Deutsche Jugend, scatenò il fenomeno dei bagarini che fecero lievitare in maniera incontrollata il prezzo dei biglietti. Qualcuno arrivò persino a vendere la propria automobile per presenziare a un evento epocale e, con ogni probabilità, irripetibile.

TUTTO CONTA IN GRANDI QUANTITÀ – SENZA FINE

L’amore tra i Depeche Mode e la Germania, in particolar modo Berlino, è proseguito nel corso dei decenni e continua fino ai giorni nostri. Le date dei loro tour nella capitale riunificata registrano puntualmente il tutto esaurito nel volgere di poche ore, a riprova di un rapporto saldo e duraturo.

One thought on “TUTTO CONTA IN GRANDI QUANTITÀ

  1. C’è qualcosa nell’aria, nelle condutture elettriche, nella ricerca del suono, nella disposizione dei palazzi che attrae e accende gli artisti.
    C’era allora, nel massimo fulgore di quelle rockstar del periodo che hai citato.
    C’è adesso, nei tanti dj o musicisti che arrivano a Berlino come pellegrini alla Mecca.
    Sarebbe stato fulminante essere parte di quella moltitudine ipnotizzata da Bowie quella sera o saltare insieme agli iscritti alla Freie Deutsche Jugend per quei 4 sciamani neri.
    Perchè in ogni città si possono respirare vibrazioni feroci, emozioni immortali e ricordare luci indelebili però Berlino è un altro capitolo, un libro che tutti abbiamo sfogliato e nessuno sa come dimenticare

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