TENSIONE E TEMPESTA, TINDERBOX

TENSIONE E TEMPESTA, TINDERBOX

Berlino Ovest è stata molto più di una città divisa: è stata un acceleratore creativo, un campo magnetico per artisti in cerca di trasformazione. Negli studi degli Hansa Tonstudios sono nati dischi che hanno intercettato e amplificato le tensioni di un’epoca. Tra quelle mura hanno preso forma pietre miliari del secolo scorso. Non semplici album, ma radiografie sonore di una metropoli attraversata da crepe, sogni, desideri e una profonda inquietudine. E la sensazione minacciosa di tensione e tempesta presente in Tinderbox di Siouxsie & the Banshees rappresenta l’esordio ideale di una serie in cui analizzeremo alcuni di quei dischi incisi presso gli studi dove sono stati concepiti capolavori come “heroes” e “Lust for Life.

NON SOLO PUNK

A Siouxsie and the Banshees abbiamo già dedicato un post sul loro rapporto con Berlino e la Germania, soffermandoci anche sulle presunte simpatie filonaziste attribuite alla band agli esordi, complice l’uso provocatorio, sul palco, di simboli controversi come la svastica. Si trattava di un’accusa sbrigativa e superficiale, dovuta al periodo di riferimento, ovvero la stagione punk. Un’etichetta e un movimento che sono sempre stata stretti a Susan Janet Ballion, in arte Siouxsie Sioux, e ai suoi compagni. Già allora, ben prima di uno dei loro album più noti, Tinderbox, la loro musica trasmetteva più una sensazione di tensione e tempesta che di rabbia. Un’energia sotterranea e compressa, pronta a deflagrare: una cifra che la band londinese avrebbe portato a maturazione negli anni successivi. Non è un caso che siano stati tra le poche realtà musicali sopravvissute a quella corrente tanto vibrante quanto effimera.

EVOLUZIONE MUSICALE

A metà anni Ottanta, Siouxsie and the Banshees erano ormai una certezza consolidata del mainstream britannico, senza tuttavia aver mai snaturato la propria identità. Qualcuno li definiva new wave, altri gothic rock, altri ancora semplicemente dark. Tutte etichette sbrigative più legate all’immagine sofisticata e inquieta della carismatica leader che alla loro musica. I testi attraversavano temi insoliti come occulto, psiche, magia e le zone d’ombra dell’identità umana, senza rinunciare a prese di posizione e critiche sociali scomode. È in questo contesto che nel 1986 esce Tinderbox , settimo album in studio, forse il più asciutto e apocalittico del loro percorso.

BERLINO LABORATORIO CREATIVO

Tinderbox prende forma nell’estate del 1985 presso gli Hansa Tonstudios di Berlino Ovest. Lo stesso luogo dov’erano nati, tra i tanti, capolavori come “heroes”, The Idiot, Black Celebration e Achtung Baby. Dopo l’abbandono di Robert Smith (The Cure) la band scelse la città del Muro come fucina per elaborare le basi del nuovo lavoro discografico. Il primo singolo, Cities in Dust, prese forma, in una versione embrionale, proprio a Berlino. Un parallelismo perfetto per una metropoli risorta dalle macerie. In realtà Siouxsie trasse ispirazione per il testo, in seguito a una visita a Pompei, durante le loro date italiane. Un ideale trait d’union tra una distruzione antica e una più recente, tra un passato assai remoto e una memoria ancora viva.

TIMORI E SMENTITE

Il ritmo incalzante e quasi ballabile del singolo lasciava intuire una brusca virata verso il pop, e alcuni fan della prima ora restarono un po’ sconcertati. Invece, Tinderbox non si rivelò particolarmente facile o ammiccante, ma piuttosto un lavoro crudo, scarnificato e incendiario, lontano dai compromessi. Un album caratterizzato, rispetto ai capitoli precedenti, da arrangiamenti meno stratificati e sonorità più dirette e taglienti. I testi, pur mantenendo il tipico linguaggio ricercato ed evocativo di Siouxsie, si distanziano dal consueto immaginario simbolico e onirico che li aveva resi celebri, per ancorarsi maggiormente al mondo reale. Ad esempio, in Candyman, il secondo singolo estratto, un brano carico di energia e pathos, viene affrontato un argomento difficile e scottante come l’abuso e la manipolazione, da parte degli adulti, dell’innocenza e della fiducia del mondo infantile.

TENSIONE E TEMPESTA

UN CELEBRE SCATTO

La copertina riprende un celebre scatto di un tornado in Minnesota (USA) realizzato nel luglio 1927 da Lucille Handberg. Un’immagine potente e suggestiva che aveva ispirato l’artwork di altri due long playing piuttosto noti: “Bitches Brew“di Miles Davis e “Stormbringer” dei Deep Purple. Una soluzione estetica non casuale: il titolo, inteso come polveriera pronta a incendiarsi, e l’immagine di copertina sposano il concetto di tensione generata da correnti accumulate sotto una superficie apparentemente immobile, pronte a trasformarsi in forza distruttiva. Non un’esplosione improvvisa e fortuita, ma l’esito logico e inevitabile di una pressione trattenuta troppo a lungo.

ACCUMULI DI PRESSIONE

I brani inclusi in Tinderbox non esplodono immediatamente, ma prima si avvitano, strisciano e si insinuano per poi deflagrare. Riproducono il senso di energia compressa dello scatto di Handberg, di attrito emotivo e di inquietudine che cresce lentamente. Desiderio, conflitto e alienazione restano sospesi prima di manifestarsi: il tornado, isolato all’orizzonte, rappresenta quella calma solo apparente attraversata e travolta da forze naturali e incontrollabili. Proprio come l’album.

BERLINER LAUNE

Dall’ascolto di Tinderbox emerge il suo legame profondo con Berlino. Come dichiarato dalla band, l’atmosfera cupa e tesa della metropoli, ancora divisa dal Muro, ha segnato profondamente il suono spoglio dalle mode elettroniche del periodo, per questo ancora attuale, e le tematiche affrontate nei testi. Eppure, a quarant’anni di distanza, l’inquietudine irrisolta di This Unrest, il dualismo tra dolore e piacere di The Sweetest Chill e la tensione elettrica che attraversa l’intero disco continuano a risuonare con il lato più oscuro della capitale tedesca. È un ritratto sonoro di una metropoli che sembra bruciare sotto la superficie, come una polveriera pronta a esplodere dietro una calma apparente.

TENSIONE E TEMPESTA

QUESTA IRREQUIETEZZA

Le ombre di una croce
Tempesta e Tensione, Tinderbox

The lights are low, the curtains drawn
Le luci sono basse, le tende tirate
To keep the daylight from the dawn

per nascondere la luce del giorno all’alba
This unrest, it’s a guest that never leaves

Questa inquietudine è un ospite che non se ne va mai
it’s a shadow that breathes…

È un’ombra che respira…

da This Unrest

ASCOLTA TINDERBOX

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