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UNORTHODOX E I CLICHÉ

Non sono un grande appassionato di serie, ma incuriosito dai numerosi pareri entusiastici, ho deciso di guardare Unorthodox. Dopo Wir Kinder von Bahnhof Zoo, la serie incentrata sulla storia di Christiane F., confidavo in qualcosa di meno intriso di cliché e luoghi comuni. La serie tedesca che ripropone in un’improbabile chiave moderna la storia di Christiane F., al netto delle numerose falle, avrebbe potuto essere godibile. Purtroppo, il risultato finale è stato quello di un pastrocchio del tutto privo del fascino e della crudezza della pellicola cult di Uli Edel. Perlomeno le mie aspettative su Unorthodox sono state incoraggiate da un notevole rating sia di pubblico (82%) che di critica (96%).Tratta liberamente dal libro autobiografico di Deborah Feldman, la coproduzione tedesco-americana narra l’esperienza dell’autrice in una famiglia-comunità ultra-ortodossa chassidica. I 4 episodi di Unorthodox sono ambientati quasi interamente a Berlino. Da appassionato di fotografia e video mi interessa sempre osservare e constatare l’abilità di registi e direttori della fotografia nel catturare e intrappolare l’essenza della capitale tedesca. I miei unici timori erano quelli di una produzione eccessivamente basata sugli standard di molte piattaforme video. Ovvero…

NOI I RAGAZZI DELLO ZOO DI BERLINO

A circa un anno dalla sua uscita, ho finalmente visto la serie tedesca che ha rivisitato in chiave moderna uno dei miti più iconografici di Berlino. Christiane Vera Felscherinow, nota più semplicemente come Christiane F.. Divenne popolare grazie alla sua autobiografia di adolescente eroinomane a Berlino Ovest. Dal libro venne tratto l’altrettanto celebre e imperdibile cult movie del 1981 con la regia di Uli Edel.
Sono partito un po’ prevenuto nei confronti della serie Amazon, anche per via di molte recensioni decisamente critiche. Purtroppo, il timore di trovarmi davanti a un adattamento troppo vincolato alle attuali esigenze commerciali e narrative ha trovato una triste conferma.
Prima di tutto, è stato commesso nuovamente lo stesso errore di 40 anni fa nello scegliere un titolo fuorviante come Noi i ragazzi dello zoo di Berlino. In realtà, il Bahnhof Zoo del titolo originale è riferito all’omonima stazione ferroviaria e non al vicino giardino zoologico. Lo zoo di Berlino, non essendo mai menzionato nel libro, di conseguenza non compare né nel film, né nella serie.
Il libro era divenuto all’istante un caso letterario in Germania, ma il film di Edel ne amplificò il successo nel resto del mondo, trasformandolo in un best seller e, oggi, in un vero e proprio classico letterario. L’autobiografia di Christiane è naturalmente narrato in prima persona da lei stessa, ma in realtà venne redatto da due giornalisti di Stern. I due reporter avevano conosciuto la ragazzina a un processo in cui era coinvolta come testimone e cominciarono a intervistarla, inizialmente solo per un reportage (intitolato, appunto, Wir Kinder vom Bahnhof Zoo) che sarebbe stato pubblicato sul noto settimanale.
La serie prodotta da Prime non riesce…