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HITLER ROCKSTAR

Da tempo avevo in mente di dedicare un post su una controversia che investì David Bowie sul finire degli anni ’70. Tutto ebbe origine da alcune dichiarazioni dalla rockstar inglese, rese nel corso di un’intervista rilasciata nel 1976 per il mensile Playboy.
Fu in particolare una frase a suscitare scalpore e indignazione: «Hitler è stata la prima grande rockstar». Il tutto a chiusura di un discorso più ampio, piuttosto provocatorio e apologetico: «…e sì, credo fermamente nel fascismo. Il solo modo per accelerare l’affermazione del liberalismo attualmente diffuso, è attraverso il rapido avanzamento di una dittatura di destra estremamente autoritaria, che ponga fine a questa fase il più rapidamente possibile. Le persone hanno sempre risposto più efficientemente sotto una leadership autoritaria…».
Considerata la sensibilità – gli orrori del nazismo erano ancora nei ricordi di tanti – del tema risultò ovvio che tali affermazioni creassero un certo scompiglio. A distanza di quasi mezzo secolo dall’irriverente intervista, c’è chi ancora le rammenta per attribuire presunte simpatie filonaziste al musicista londinese. Tuttavia, per comprendere appieno la questione, è necessario fare un salto indietro fino alla metà degli anni ’70, poco prima dell’arrivo di Bowie a Berlino.
Durante la tournée promozionale di Station to Station, era emersa la figura di The Thin White Duke, l’alterego che aveva soppiantò quelli più glam e eccentrici dei concerti e degli album precedenti. Ziggy Stardust e Aladdin Sane avevano incarnato…

TRIBUTI AGLI EROI

Il 10 gennaio 2016 ci lasciò David Bowie, una delle figure (se non la principale) maggiormente legate a Berlino. Heroes, concepita dal Duca Bianco nel pieno del suo lungo soggiorno berlinese, è diventata, nel corso dei successivi decenni, uno degli elementi imprescindibili nel tessuto e nella linfa della capitale tedesca. Questo grazie anche alla colonna sonora di Christiane F. – Noi i ragazzi dello Zoo di Berlino che utilizzò il brano per una delle sue scene di maggiore impatto. Il suggestivo e potente muro sonoro creato da Bowie insieme a Brian Eno, Robert Fripp e Tony Visconti, insieme al vigoroso e struggente testo lo hanno elevato allo status di inno di resistenza e libertà. I due amanti – ed eroi – abbracciati all’ombra del Muro, sono stati oggetto di numerosi tributi e omaggi da parte di altri artisti che hanno voluto registrare una personale versione del celebre brano.
Il virgolettato del titolo – così come appare nella copertina dell’album – sembra significare una sorta di affrancamento dal significato letterale ed enfatico del termine stesso. Del resto, la frase perno del testo recita: “possiamo essere eroi solo per un giorno”. Curiosamente, al momento della pubblicazione, nell’autunno del 1977, Heroes non ricevette un riscontro tale da affiancarlo a hit già consacrate come…

VIDEO A BERLINO 3

Ecco un terzo post dedicato ai video musicali girati a Berlino. Nella prima e seconda lo spazio era ripartito tra video iconici di artisti dalla popolarità conclamata e altri di nomi meno noti. Questa terza parte è maggiormente concentrata, con qualche dovuta eccezione, sulla musica indie, ponendo attenzione anche alla scena berlinese, particolarmente creativa, ricca ed eterogenea.
SAY YES DOG – Feel Better
I Say Yes Dog sono una band composta da tre amici, due berlinesi e un lussemburghese, che suonano tra i Paesi Bassi e la Germania. Propongono un indie-pop godibile e catchy, caratterizzato da melodie e armonie che seducono la mente e linee di basso che invitano a battere il piede. Il video di Feel Better è focalizzato su una coreografia giocosa, eseguita su una terrazza con vista sull’iconica Fernsehturm.
PETER FOX – Alles Neu
Peter Fox, da ormai due decenni, è un nome istituzionale nel panorama musicale tedesco. Berlinese…

10 CANZONI IMMORTALI PER BERLINO

Berlino, come ogni luogo, vive da sempre una stretta connessione con la musica, che ne ha cadenzato e accompagnato la travagliata storia. Questo elenco di 10 canzoni immortali per Berlino si basa sul mio gusto personale; non ha, né pretende di avere, alcun valore assoluto.
Ho redatto una lista fin troppo circoscritta, perché 10 brani sono realmente pochi. Infatti, giunto al decimo titolo, mi sono immediatamente reso conto di inevitabili, pesanti e imperdonabili esclusioni.
Motivo per cui questo post avrà un seguito. Sono le prime 10 canzoni che mi sono balzate in mente in un momento preciso…
– 10 canzoni mortali per Berlino –

SUONI DA EST

Da appassionato di musica quale sono sempre stato, da adolescente, negli anni ’80, acquistavo in un’edicola del centro giornali musicali d’importazione. Il britannico Smash Hits, l’americano Rolling Stone e soprattutto il tedesco Bravo, rivolto principalmente ai teenager, ricco di articoli – ovviamente per me incomprensibili – e foto sui cantanti del momento. Attendevo con impazienza il giorno della sua uscita per via della ricca sezione dedicate alle classifiche di vendita, incluse quelle di UK e USA.
– Suoni da est –

IL MISTERO DI HAUPTSTRAßE A BERLINO

Riallacciandomi a un recente post, ove ho citato una delle mie “disavventure” a Berlino, dovute al forte rincoglionimento dello scrivente, rispolvero questo aneddoto dal vecchio blog: il mistero della Hauptstraße.
Nel gennaio del 2020, a distanza di oltre due anni dall’ultima volta, tornai finalmente a Berlino. Gennaio non è forse il mese più indicato per andare nella capitale tedesca, ma io non faccio testo. Non solo l’inverno è la stagione in cui la città sprigiona tutto il suo fascino – molti meno turisti in giro – ma io un anno, sempre a Gennaio, vi trovai riparo e un posto caldo. Si era rotta la caldaia della mia casa di Roma e l’attesa per il pezzo di ricambio era decisamente lungo. Come ho già precisato altrove, a dispetto delle temperature esterne che in inverno possono davvero essere rigide, la quasi totalità di case, negozi e locali a Berlino sono iper riscaldati. All’esterno si trascorre il minimo tempo necessario per raggiungere una fermata della U-Bahn, un café o un’abitazione.
Comunque, in quel gennaio del 2020, a causa del maltempo, mi fu cancellato e spostato il volo di ritorno in Italia, “costringendomi” a trattenermi un altro giorno pieno. Dato un insperato innalzamento della temperatura, decisi di spenderlo per il pellegrinaggio verso la famigerata Hauptstraße.
Mentre, mestamente e con la morte nel cuore…

I 45 ANNI DEGLI “EROI”

“Heroes”, l’album centrale della cosiddetta trilogia berlinese di David Bowie e di fatto l’unico interamente scritto e realizzato a Berlino Ovest, fu pubblicato il 14 ottobre 1977. Concepito insieme a Brian Eno e Tony Visconti, l’album contiene il celeberrimo brano omonimo, che fu l’ultimo a essere inserito nel disco. Nonostante sia oggi uno delle sue canzoni più iconiche, all’epoca “Heroes” non riscosse un successo entusiasmante. Nel Regno Unito raggiunse la 24.ma posizione, in Germania la 19.ma e negli Stati Uniti non entrò nemmeno nella Hot 100. In seguito alla scomparsa di Bowie, il 10 gennaio 2016, è diventata il suo brano più suonato dalle radio e televisioni, al punto di affacciarsi per la prima volta nella top 20 (12° posto) del Regno Unito. Oggi, la canzone dei due eroi abbracciati all’ombra del Muro, compie 45 anni.
Durante le sessioni di “Heroes” presso gli Hansa Tonstudio di Köthener Straße, da una finestra della Meistersaal l’artista londinese scorse una coppia di innamorati abbracciata a ridosso del Muro. Quella scena gli ispirò il testo carico di pathos per l’epico brano che era ancora solo una traccia strumentale.
«…I can remember / Standing, by the Wall / And the guns, shot above our heads / And we kissed, as though nothing could fall / And the shame, was on the other side / Oh we can beat them, for ever and ever /Then we could be heroes, just for one day…».
Bowie conosceva molto bene i due amanti del Muro, ma ne rivelò l’identità solo anni dopo: si trattava del…

UNA VITA AL KALEIDOSCOPIO

Mi sono precipitato al cinema per vedere Moonage Daydream, sapendo della sua breve permanenza nelle sale: due ore d’immersione in un mondo musicale che ho interiorizzato fino a sentirlo vibrare sotto la pelle. Durante la visione, ho aggiunto inediti tasselli inediti al profilo di colui che personalmente considero il più grande artista del XX secolo: David Bowie. Un documentario che, attraverso diversi filmati inediti, definisce ulteriormente un percorso artistico e umano unico. Particolare cura è stata prestata all’estetica delle immagini e ai celebri capolavori che le accompagnano, offrendo uno sguardo senza precedenti sull’aspetto umano e sul pensiero della rockstar inglese. Un affascinante cammino artistico in cui l’esplorazione musicale e personale si intrecciano in un’esperienza di vita straordinaria, che sembra filtrata da un kaleidoscopio.
Dal documentario emerge con forza il ritratto di un artista con le idee chiare e uno scarso interesse per la fama in sé. La sua ambizione primaria sembra essere stata la narrazione del mondo attraverso il suo sguardo attento e curioso, senza la pretesa di impartire insegnamenti o anticipare i tempi, come ha puntualmente fatto. Ciò che colpisce maggiormente è l’assenza di giudizio nelle sue riflessioni più profonde e acute. Inoltre, sono degne di nota le capacità analitiche degli aspetti negativi dei cambiamenti del mondo, senza mai scadere nella retorica della nostalgia.
Il Bowie dei primi anni ’70 giocava con i travestimenti e con gli atteggiamenti ambigui e provocatori, e sfornò una serie di album che sono diventate delle pietre miliari, rendendolo uno degli…

LA MALEDIZIONE DEL DUCA BIANCO

Evidentemente il viaggio in treno per il sospirato ritorno a Berlino non era stato abbastanza tribolato. Forse ha voluto essere il preludio delle disavventure che mi avrebbero atteso durante il soggiorno. Tuttavia, incurante di quanto accaduto e carico di entusiasmo, ho pianificato le giornate a venire, completamente ignaro della maledizione che il Duca Bianco mi avrebbe lanciato. Il monolocale messomi a disposizione nel Samartiterviertel era confortevole e silenzioso. Le ampie finestre affacciavano su un tipico Hof (cortile) berlinese, dove coppiette e piccoli gruppi di ragazzi, bevono, fumano e chiacchierano seduti su una panchina di legno scorticata.
A poche decine di metri dall’alloggio si trova quello che mi ospitò nel 2006. Il Samariterviertel fa parte di Friedrichshain, Ortsteil di Berlino Est oggi annesso a quello di Kreuzberg, con cui forma un unico Bezirk. I due quartieri oggi uniti, fino al 1989, erano entrambi periferici; due zone terminali della città ancora divisa dal Muro. Nel 2006, il processo di rivalutazione dei distretti orientali era ancora circoscritto all’area tra Warschauer Straße, Simon-Dach-Straße e Boxenhaneger Platz. I dintorni di Frankfurter Tor avevano già iniziato ad animarsi, specie nelle ore serali e notturne, grazie ai bar e ai locali che aprivano copiosamente. Invece, il piccolo Kiez intorno alla Samariterstraße, in direzione Lichtenberg, appariva ancora anestetizzato e sospeso nel passato. C’erano solamente pochi Späti, alcune…