SOGNAVANO SOLO DI ESSERE LIBERI

SOGNAVANO SOLO DI ESSERE LIBERI

Una nuova era

Con l’avvento del Muro, numerosi cittadini berlinesi ne sortirono gli effetti e le conseguenze. Amici, coppie di innamorati e intere famiglie, da un giorno all’altro, non poterono più vedersi. Non li confortarono di certo la comunicazione propagandistica che motivava il Muro come necessario strumento di protezione dalle minacce del fascismo e del capitalismo occidentali. Sin dalla mattina di quella calda domenica del 13 agosto 1961, molti berlinesi dell’est compresero di essere divenuti dei prigionieri di Stato. Dinnanzi alla massiccia mobilitazione di uomini e mezzi per dividere la città, in molti iniziarono a pensare alla fuga. Ma la smania egemonica della DDR non si placò nemmeno di fronte all’evidente disperazione di cittadini che sognavano solo di essere liberi. E le tragedie, purtroppo, non si fecero attendere a lungo.

Ida
SOGNAVANO SOLO DI ESSERE LIBERI

Ida Siekmann viveva al 48 di Bernauer Straße. Nonostante casa sua appartenesse a Berlino Est, il portone dell’edificio dove abitava si trovava sulla parte ovest. Anche le finestre del suo appartamento affacciavano sul settore occidentale. Nei primi giorni del Muro, i cittadini in situazioni analoghe sconfinavano liberamente per accedere e uscire delle loro abitazioni. Tuttavia, si trattò di una concessione transitoria che ebbe vita breve. I portoni vennero murati e gli accessi agli edifici spostati su quello pertinente.
Ida, vedova di guerra, conduceva una vita tranquilla e solitaria. Aveva solo una sorella che abitava a pochi isolati di distanza, sulla Lortzingstraβe, nel quartiere occidentale di Gesundbrunnen. Si frequentavano con assiduità e trascorrevano insieme le feste e i rispettivi compleanni. Ida, capendo di essere stata privata della propria libertà, davanti un futuro certo e angosciante di solitudine, pensò di scappare a ovest.
(a sx: Brewer Bob, CC BY-SA 3.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0, via Wikimedia Commons)

Libertà o morte

La stessa sorte accomunò numerose famiglie berlinesi; il Muro le separò senza preavviso alcuno. Diversi cittadini con le finestre rivolte a ovest, cominciarono a fuggire calandosi con l’ausilio di lenzuoli, oppure lanciandosi fuori.
I vigili del fuoco di Berlino Ovest tentavano di coadiuvare le operazioni di fuga per scongiurare incidenti, e si erano organizzati con teli e reti di salvataggio. Ida si lanciò dal 3°piano della sua abitazione dopo aver gettato a terra un piumone e alcune lenzuola, nella speranza che attutissero a sufficienza la caduta. I vigili del fuoco non fecero in tempo a soccorrerla e l’impatto con il suolo fu devastante. A seguito dei traumi riportati, la donna si spense durante il tragitto verso l’ospedale. Era il 22 agosto 1961, un giorno prima del suo 59° compleanno, che non avrebbe festeggiato, come aveva sognato, con l’amata sorella.

I provvidimenti della DDR

Ida fu la prima vittima ufficiale del Muro. Successivamente, anche le finestre che guardavano sul settore occidentale furono murate. Forse più per eliminare i tentativi di fuga portati a termine con successo che quelli chiusi in tragedia, come accadde a Ida.

Peter

Un anno dopo, il 17 agosto 1962, in Zimmerstraße a Mitte, nelle vicinanze del Checkpoint Charlie, il giovane Peter Fechter e un amico erano pronti ad attuare il loro piano. Peter, un muratore 18enne decise di lasciare la DDR dopo che il regime gli aveva negato il permesse di fare visita a sua sorella, sposata e residente a Berlino Ovest.
Intanto, nell’arco dei 12 mesi dalla sua nascita, il Muro era stato consolidato e raddoppiato; constava di due muri paralleli che racchiudevano la Innerdeutsche Grenze, ovvero la striscia della morte. Si trattava di un lembo di terreno largo circa un centinaio di metri, sorvegliato da milizie armate, addestrate a sparare a vista sui fuggitivi. Una parte di essa è conservata presso il Memoriale del Muro di Bernauer Straße , ed è visibile anche qui.

(Foto a dx: Brewer Bob, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons)

SOGNAVANO SOLO DI ESSERE LIBERI
Il piano

Peter e il coetaneo Helmut Kulbeik, misero a punto la loro strategia, apparentemente semplice. Dopo diversi sopralluoghi in zona, avevano deciso di passare all’azione nascondendosi nella bottega di un falegname. In base ai movimenti e alle tempistiche delle pattuglie di sorveglianza che avevano osservato, agirono intorno alle ore 14:30.
Sorpassato il primo muro, attraversarono di corsa la striscia fino a raggiungere il secondo, alto appena un paio di metri e sovrastato dal filo spinato. Oltre la barriera il quartiere occidentale di Kreuzberg e il loro sogno di libertà. Helmut riuscì a oltrepassare il Muro e a mettersi in salvo. Peter, invece, mentre era ancora intento a scavalcare la seconda barriera, venne raggiunto da un proiettile che lo colpì all’anca facendolo cadere dentro la striscia.

Il ragazzo, ferito e sanguinante invocò aiuto a grande voce. La polizia di Berlino Ovest sul posto gli lanciò delle bende per tamponare l’emorragia, ma il giovane non fu in grado di raggiungerle. I militari e i numerosi civili occidentali presenti assistettero impotenti all’agonia di Peter, in una pozza di sangue che si stava allargando a macchia d’olio. Tutti sapevano che non potevano entrare nella striscia della morte perché sarebbero sconfinati nella DDR. Anche a est, molti cittadini, attirati dalle grida e dal trambusto, si erano ammassati nei pressi del Muro.
I Vopos li allontanarono bruscamente, incuranti di soccorrere il fuggitivo.
Le guardie di confine non avevano ricevuto alcuna direttiva da seguire in simili circostanze. Solo dopo almeno un’ora si avvicinarono al corpo di Peter, ormai esanime, e lo rimossero.

L’assassinio di Peter ebbe vasta eco in tutto il mondo, trasformando il ragazzo in un martire dell’autoritarismo socialista filosovietico. Sul luogo della tragedia è tuttora presente una stele commemorativa con sopra incisa l’emblematica frase: ...er wollte nur die Freiheit (egli voleva solo la libertà).

Dopo la caduta del Muro, si aprì il processo contro due delle tre guardie – una era deceduta- che avevano aperto il fuoco e ucciso Peter. A distanza di oltre 25 anni, gli ex VoPos furono condannati a poco meno di due anni di carcere, con la condizionale. La sentenza suscitò non poche polemiche, poiché la Corte aveva stabilito la mancata correlazione tra omissione di soccorso e decesso, sostenendo che il giovane non sarebbe comunque sopravvissuto.

In memoria

Nei 12 mesi che separano i tragici destini di Ida e Peter, i decessi a causa dei tentativi di fuga erano già più di venti.
I nomi e le foto di tutti coloro che sognavano solo di essere liberi hanno per questo perso la vita, sono raggruppati nella Fenster des Gedenkens (finestra della memoria) di Bernauer Straße.

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