NON SOLO TECHNO E ITALO-DISCO

NON SOLO TECHNO E ITALO-DISCO

BOLOGNA ANNI ’80

Ero uno studente delle superiori; terminate le lezioni in una scuola centrale, mi dirigevo verso la fermata dell’autobus e lungo il tragitto mi fermavo all’Orologio. Era probabilmente l’edicola più fornita della città, con un buon assortimento di riviste estere. Tra queste il tedesco Bravo, un settimanale di musica destinato perlopiù ai teenager. In copertina, tra i volti truccati dei Duran Duran e di Madonna comparivano quelli di artisti italiani che in patria non godevano della stessa fama. Agli albori della house e della techno, nel nord Europa (e non solo) furoreggiavano figuranti e modelli che prestavano la loro immagine accattivante a produzioni italo-disco. Personaggi che si esibivano in rigoroso playback e che in sala di registrazione probabilmente non andavano nemmeno a portare il caffè ai musicisti e ai tecnici. Nulla di così insolito nel decennio edonistico e plastificato per eccellenza.

Bravo Magazine NON SOLO TECHNO E ITALO-DISCO
PLAYBACK

Uno dei casi più eclatanti di personaggi di facciata fu quello dei Milli Vanilli, nati artisticamente proprio in Germania. Sul finire degli anni 80 raggiunsero persino il vertice della Hot 100 di Billboard, totalizzando 30 milioni di dischi venduti nel mondo e aggiudicandosi un Grammy Award. All’apice di un successo di portata mondiale, un imbarazzante incidente durante un presunta esibizione dal vivo, li smascherò impietosamente, ponendo fine alla loro breve carriera.

SCAMBI

Sfogliando Bravo, rilevavo nelle classifiche tedesche la presenza di artisti italiani che io consideravo antichi e stantii. Era l’effetto del Festival di Sanremo, seguito dalle numerose comunità di italiani in Germania e nel mondo. Anche cantanti non più giovanissimi, appartenenti alla tradizione melodica del Belpaese, trovavano un mercato florido nel cuore dell’Europa. Ho spesso pensato che gli scambi musicali tra Germania e Italia assomigliassero a delle vendette incrociate: a parte Der Kommissar di Falco (che in realtà era austriaco) e poche altre eccezioni, le produzioni tedesche che facevano breccia da noi non erano di mio gusto. In quegli anni ho sviluppato la convinzione della pessima reputazione musicale dei tedeschi, pur sapendo gli artisti italiani più noti all’estero non rispecchiavano l’intero panorama ndllo Stivale. Non siamo solo cuore, amore, patriottismo, mare, pizza e mandolino; come non tutti i tedeschi sono esclusivamente i calzini coi sandali, birra, wurstel e canzonette schlager.

NON SOLO TECHNO E ITALO-DISCO: L’ITALO-SCHLAGER
Non solo Techno e Italo-Disco

Roy Bianco und die Abbrunzati Boys è una band nota per la fusione tra la italo-disco e la musica popolare tedesca, convogliata in un sottogenere da loro creato: l’italo-schlager. Un loro album scalzò nientemeno che i Red Hot Chili Pepper dal primo posto delle classifiche in Germania. I loro testi giocano spudoratamente con i cliché sull’Italia, tra canzoni dai titoli evocativi come Dolce vita, Vino rosso, e Maranello. Un po’ come avevano fatto nel lontano 1982 gli Spliff (gruppo nato dalle ceneri della Nina Hagen Band) con Carbonara.

BERLINO E GERMANIA

La correlazione tra la musica e Berlino si differenzia da quella che investe il resto del paese. Molti tedeschi ritengono che la capitale sia poco rappresentativa della nazione. Personalmente ho trovato più punti di contatto tra le altre città tedesche che ho visitato, come Stoccarda o Monaco di Baviera. Tuttavia anche a Berlino sono attribuiti altri cliché. Su tutti quello, maturato negli anni ’90 del dopo Muro, di capitale (ovviamente povera e sexy) della techno e dello sballo. Ogni volta tornavo da Berlino, mi sentivo chiedere quali club frequentassi e dove reperissi i stupefacenti, dando per scontate le finalità dei miei frequenti viaggi.

MULTIKULTI

Per la sua anima cosmopolita e variegata, Berlino è universalmente riconosciuta come la metropoli multikulti per eccellenza. Circa la musica, per anni ho colto unicamente due estremi senza alcuna via di mezzo: o la house e la techno o un acceso revival anni ottanta. Accadeva spesso che, durante il dj set in un locale alternativo di Friedrichshain o Kreuzberg, ascoltassi passaggi e accostamenti audaci: dalle atmosfere cupe dei Cure e dei Joy Division, alla leggerezza dance-pop di Gazebo e dei Modern Talking. Eppure, la capitale tedesca è ben nota per il vivace fermento creativo che la caratterizza a partire dagli anni ’70, soprattutto nella parte occidentale. Numerosi artisti internazionali, tra cui David Bowie, Iggy Pop, i Depeche Mode, Siouxsie & the Banshees, Nick Cave e gli U2 hanno trovato a Berlino l’ispirazione per album consegnati alla storia, spesso incisi presso i leggendari Hansa Tonstudio, nei pressi di Potsdamer Platz.

Non solo Techno e Italo-Disco
NON SOLO TECHNO E ITALO-DISCO: BEATS VON BERLIN

Quando ho deciso di addentrarmi nella scena musicale di Berlino, i risultati sono stati sorprendenti. Non si trattava più solo della house e techno dei club, della italo-disco anni ’80 dei centri commerciali o dello schlager dei mercatini natalizi. Nella capitale tedesca risiedono artisti di ogni nazionalità e genere musicale, e alcuni di essi li ho voluti raggruppare in una playlist. Alcuni nomi: i Seeed, noto collettivo reggae e dancehall capitanato da Peter Fox, i meno conosciuti Fenster che mescolano elettronica, new wave e psichedelia e i fratelli Kalkbrenner, autori della colonna sonora del film di culto Berlin Calling.

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