NESSUNO VUOLE ESSERE IL CATTIVO

NESSUNO VUOLE ESSERE IL CATTIVO

Stasiland di Anna Funder

«Quello che mi sorprende del vivere qui è che per quanta roba tu porti via, questo palazzo di linoleum continua a contenere tutto il necessario per la vita, rifiutando al tempo stesso di accogliere una sola cosa che sappia, accidentalmente o di proposito, di bellezza o di gioia. In questo, penso, ha molto della Germania Est. …».
Anna Funder è una giornalista e scrittrice australiana trasferitasi a Berlino qualche anno prima della riunificazione. La sua esperienza di vita nella città prima divisa è raccontata nel suol saggio Stasiland, in Italia tradotto con il titolo C’era una volta la DDR. Pubblicato nel 2002, il libro si basa su testimonianze raccolte tramite alcune inserzioni su una testata tedesca. La prima edizione vide la luce in Australia, mentre l’anno successivo uscì in Germania, dove ricevette dure critiche. Nella post-fazione dell’ultima edizione (2019), l’autrice tenta di individuarne le cause. Una delle ipotesi è che , anche nel caso della questione Germania Est, per molti tedeschi sia sorta un’ulteriore. A est da parte di chi appoggiava il regime traendone privilegi personali, a ovest da chi lo derideva o se ne disinteressava. Ancora oggi non è sempre semplice affrontare un dibattito in merito, perché in fondo nessuno vuole essere additato come “il cattivo” o attribuirsi alcuna responsabilità.

Un libro oggetto di critiche

L’edizione tedesca subì alcuni tagli, ritenute potenzialmente offensive per gli ex dipendenti e gli informatori della Stasi.
Le omissioni seguirono le linee guida della GBM. La Gesellschaft zum Schutz von Bürgerrecht und Menschenwürde (Società per la Tutela dei Diritti Umani e della Dignità Umana) era un’associazione fondata nel 1991 da alcuni ex dipendenti della Stasi.
L’annessione della DDR alla Repubblica Federale Tedesca aveva comportato un grave collasso economico e una profonda crisi sociale. I cittadini della Germania est che non si erano ribellati allo Stato, o che addirittura lo avevano sostenuto, erano soggetti a dure critiche. Per un Ossi è tuttora difficile fare i conti con un giudizio morale spietato che lo accusa di codardia, o di essere identificato come “il cattivo”. Ciò perché gli ex cittadini della DDR subivano continue vessazioni dal regime.

Vittime ed eroi

Opporsi allo Stato o criticarlo comportava conseguenze decisamente pesanti. Ciascun potenziale dissidente vedeva il proprio percorso di studi compromesso, e doveva abbandonare eventuali ambizioni di carriera rassegnandosi a svolgere i lavori più umili. Tentare o coprire una fuga a ovest significava rischiare seriamente la vita. Lo stile narrativo della Funder avvicina il saggio alla forma romanzo. Le esperienze e i drammi personali di coloro che hanno vissuto a lungo in un clima spietato e intimidatorio vengono riportati dall’autrice con una delicata empatia. Tuttavia, l’argomento in quegli anni era particolarmente scomodo, al punto di tutelare i collaborazionisti quanto le vittime e i ribelli. Funder descrive questi ultimi come veri e propri eroi; mirabili esempi di quel coraggio e quell’incoscienza che la disperazione può creare.

I consensi

Tradotto in più lingue, Stasiland ha ottenuto ampi riconoscimenti a livello mondiale, aggiudicandosi il prestigioso Baillie Gifford Prize nel 2004. Come già accennato, dato il tema considerato un tabù, il libro provocò reazioni contrastanti in Germania. Alcuni accusarono l’autrice australiana di parzialità e di avere riportato vicende non veritiere o poco credibili.

Le aspre critiche

Eppure le testimonianze raccolte in C’era una volta la DDR sembrano pienamente coerenti con quanto già ampiamente narrato in altre opere letterarie o cinematografiche, anche prima della caduta del Muro. Non è da escludere che la nazionalità della scrittrice abbia dato luogo a qualche pregiudizio circa l’attendibilità del suo lavoro. Il saggio di Anna Funder è arricchito da una straordinaria capacità descrittiva, in grado di creare immagini vivide ed emozionanti che trasportano il lettore direttamente nella realtà ritratta. L’autrice materializza suoni, cromatismi e odori del mondo che descrive, offrendo al lettore una fotografia perfettamente nitida e ricca di dettagli, intrisa di una poetica malinconia che avvolge l’intera narrazione.

La Berlino di Wenders

L’incipit di Stasiland è un’istantanea che riporta alle atmosfere e alle situazioni della vita dissoluta e terrena sperimentata dall’angelo Cassiel in Così lontano così vicino.
“C’era una volta la Ddr” è per chiunque desideri approfondire le tristi pagine di un capitolo troppo lungo di Storia del secolo e millennio scorsi.

3 thoughts on “NESSUNO VUOLE ESSERE IL CATTIVO

  1. Anna Funder è mia coetanea: quello che mi aveva colpito particolarmente di quel testo è lo sguardo di chi ha percorso lo sconvolgimento visto con occhi che avrebbero potuto essere i miei.
    Anche io mi aspettavo un saggio, e invece ho trovato un lungo racconto in cui lo spazio alle emozioni personali è stato giustamente dato. Per questo è stata da alcuni criticata, io lo trovo invece un punto di forza.
    Sono passati quasi vent’anni da quando l’ho letto, e credo dovrei provare a rileggerlo per vedere quanto ancora possa essere attuale.

    1. Credo che sia stata criticata per la spinta empatia e la posizione che traspaiono dalla sua penna. Io ogni tanto apro questo libro su una pagina a caso e mi immergo nel mondo e nelle vite raccontate così magistralmente. Una lettura ogni volta emozionante e sorprendente.

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