NESSUNO VUOLE ESSERE IL CATTIVO

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C’era una volta la DDR (Stasiland) di Anna Funder è uno dei saggi di maggior rilievo tra quelli che hanno affrontato la spinosa questione della riunificazione tedesca dopo la caduta del Muro. Un evento, quest’ultimo, tanto inatteso quanto auspicato, che tuttavia ha rivelato risvolti inediti, portando alla luce le contraddizioni di un popolo che, seppur oppresso, non sempre rinnegava o si sentiva distante dai valori e dall’ideologia inculcatigli dalla spietata propaganda di regime. Ma soprattutto, la penna della scrittrice australiana scava nelle pieghe della memoria per raccontare le storie e l’umanità di individui che, sia a Est sia a Ovest, nutrono una complessa nostalgia per i tempi della Guerra Fredda, rivelando come il crollo di un confine fisico non abbia coinciso sempre con la fine reale di un’epoca interiore.

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C’ERA UNA VOLTA LA DDR di ANNA FUNDER (Feltrinelli 2005)

«…Quello che mi sorprende del vivere qui è che per quanta roba tu porti via, questo palazzo di linoleum continua a contenere tutto il necessario per la vita, rifiutando al tempo stesso di accogliere una sola cosa che sappia, accidentalmente o di proposito, di bellezza o di gioia. In questo, penso, ha molto della Germania Est. …».

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L’AUTRICE

Anna Funder è una giornalista e scrittrice australiana trasferitasi a Berlino negli anni ’80. Ha raccolto la sua esperienza nel saggio Stasiland, tradotto in Italia con il titolo C’era una volta la DDR. Pubblicato per la prima volta nel 2002, il libro si basa su testimonianze raccolte tramite alcune inserzioni su una testata tedesca. L’edizione originale vide la luce in Australia, mentre l’anno successivo uscì in Germania, dove ricevette dure critiche. Nella post-fazione dell’ultima edizione (2019), l’autrice tenta di individuarne le cause. Una delle ipotesi è che, per i tedeschi, fosse sorta un’ulteriore questione morale. A Est da parte di chi aveva appoggiato il regime traendone privilegi personali, a Ovest da chi aveva minimizzato la questione della divisione o, magari, l’aveva persino irrisa. Tuttora, a distanza di decenni il dibattito in merito è spinoso, perché nessuno vuole essere additato come “il cattivo” e vedersi attribuire delle responsabilità.

LE CRITICHE

L’edizione tedesca subì il taglio di alcune parti ritenute potenzialmente offensive per ex dipendenti e informatori della STASI:
le omissioni seguirono le linee guida della GBM. La Gesellschaft zum Schutz von Bürgerrecht und Menschenwürde (Società per la Tutela dei Diritti Umani e della Dignità Umana) era un’associazione fondata nel 1991 da alcuni ex dipendenti del controverso Ministero. L’annessione della DDR alla Repubblica Federale Tedesca aveva portato la nazione riunificata a un grave collasso economico e a una profonda crisi sociale. Conseguentemente, i cittadini della Germania Est che non si erano ribellati allo Stato, o che addirittura lo avevano sostenuto, erano destinatari di dure critiche. Gli Ossi dovettero fare i conti con lo stigma delle accuse di debolezza e vigliaccheria dinanzi alle pressanti e continue vessazioni del regime.

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VITTIME O EROI

Del resto, opporsi allo Stato, o criticarlo, comportava pesanti e inevitabili ripercussioni. Per esempio, i giovani sospettati o dissidenti vedevano il loro percorso di studi compromesso, e dovevano abbandonare eventuali ambizioni, rassegnandosi a profili lavorativi non qualificati. Tentare la fuga a Ovest, o coprirne una altrui, significava rischiare seriamente la vita. Lo stile narrativo della Funder avvicina il saggio alla forma romanzo. Le esperienze e i drammi personali di coloro che hanno vissuto a lungo in un clima spietato e intimidatorio sono riportati dall’autrice con delicata empatia. Tuttavia, l’argomento in quegli anni era particolarmente scomodo, al punto di tutelare sia i collaborazionisti, sia le vittime e i ribelli. La Funder descrive questi ultimi come veri e propri eroi: ammirevoli esempi di resistenza e coraggio.

CONSENSI

Tradotto in svariate lingue, Stasiland ha ottenuto ampi riconoscimenti a livello mondiale, aggiudicandosi il prestigioso Baillie Gifford Prize nel 2004. Come già accennato, a causa del tema, considerato un tabù, il libro ha provocato reazioni contrastanti in Germania. L’autrice australiana ricevette accuse di parzialità e scarsa attendibilità.

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LE CRITICHE

Eppure le testimonianze raccolte in C’era una volta la DDR sembrano pienamente coerenti con quanto ampiamente narrato in altre opere letterarie o cinematografiche, sin da prima della caduta del Muro. Non è da escludere che la nazionalità della scrittrice abbia dato luogo a qualche pregiudizio circa la credibilità del suo lavoro. Il saggio di Anna Funder rivela una straordinaria capacità descrittiva, capace di creare immagini vivide ed emozionanti che trasportano direttamente il lettore nella realtà descritta. L’autrice materializza suoni, cromatismi e odori del tempo, offrendo al lettore una fotografia nitida, ricca di dettagli e intrisa di una poetica malinconia che avvolge l’intera narrazione.

LA BERLINO DI WIM WENDERS

L’incipit di Stasiland è un’istantanea che riporta alle atmosfere e alle situazioni della vita dissoluta e terrena sperimentata dall’angelo Cassiel in Così lontano così vicino. C’era una volta la Ddr è la lettura ideale per chiunque desideri approfondire le pagine di un lungo e triste capitolo di Storia del secolo scorso.

MIRIAM

«…Ci vogliono meno di due ore per arrivare da Lipsia a Berlino, ma Miriam non c’era mai stata, in tutta la sua vita. Sola nella grande città, comprò una mappa alla stazione. “Volevo dare un’occhiata al confine in qualche punto. Pensavo: non può essere, ci dev’essere qualche modo per andare al di là di quella cosa.”
Alla Porta di Brandeburgo si stupì di poter arrivare fin sotto al Muro. Non le pareva possibile che le guardie la lasciassero arrivare così vicino. Ma era troppo liscio e troppo alto per poterlo scalare. Più tardi avrebbe scoperto che…
».

3 thoughts on “NESSUNO VUOLE ESSERE IL CATTIVO”

  1. Anna Funder è mia coetanea: quello che mi aveva colpito particolarmente di quel testo è lo sguardo di chi ha percorso lo sconvolgimento visto con occhi che avrebbero potuto essere i miei.
    Anche io mi aspettavo un saggio, e invece ho trovato un lungo racconto in cui lo spazio alle emozioni personali è stato giustamente dato. Per questo è stata da alcuni criticata, io lo trovo invece un punto di forza.
    Sono passati quasi vent’anni da quando l’ho letto, e credo dovrei provare a rileggerlo per vedere quanto ancora possa essere attuale.

    1. Credo che sia stata criticata per la spinta empatia e la posizione che traspaiono dalla sua penna. Io ogni tanto apro questo libro su una pagina a caso e mi immergo nel mondo e nelle vite raccontate così magistralmente. Una lettura ogni volta emozionante e sorprendente.

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