MILVA IN GERMANIA

Il racconto di un’expat italiana che a Berlino sviluppa un inaspettato interesse per Milva, la celebre Pantera di Goro. Artista popolarissima a partire dagli anni Sessanta, Milva affiancò al repertorio più popolare progetti musicali di spessore come le rivisitazioni di Edith Piaf, Bertolt Brecht e Kurt Weill, fino alle collaborazioni con maestri come Giorgio Strehler, Vangelis, Franco Battiato, Mikis Theodorakis e Thanos Mikroutsikos. Durante uno spettacolo di drag queen in un bar di Schöneberg, quartiere simbolo della comunità LGBTQIA+, la rivelazione di una popolarità consolidata e pluridecennale in Germania e, successivamente, di un repertorio vastissimo e spesso incentrato su temi e ideali come la libertà, la pace e la memoria.
Indice
UNA SERA A SCHÖNEBERG
Vivevo a Berlino da poche settimane: il rigore invernale era mitigato dall’incontenibile entusiasmo di un quotidiano fatto di scoperte e rivelazioni. Quotidianamente apprendevo storie e aneddoti affascinanti: strade, quartieri, edifici… ogni angolo sprigionava il potere evocativo del passato di cui era custode. Una sera venni trascinata a una festa in un bar-pub di Schöneberg nel corso della quale era previsto uno spettacolo di drag queen. Il quartiere occidentale, dove sul finire degli anni ’70 abitò David Bowie, è la zona “arcobaleno” per antonomasia della città. L’amica che mi ospitava aveva tantissimi amici appartenenti alla comunità LGBTQIA+ berlinese, quindi frequentavo regolarmente questo quartiere ricco di locali gay. La prima volta che uscii dalla U-Bahn di Nollendorfplatz constatai di trovarmi nel cuore geografico dei romanzi di Cristopher Isherwood. Leggevo i nomi delle strade citate tra quelle pagine e respiravo l’atmosfera della Berlino libertaria e trasgressiva della Repubblica di Weimar.
DRAG QUEEN SHOW
Sulla locandina affissa fuori dal locale, occhieggiavano le versioni drag di Donna Summer, Cher e Lady Gaga (che si stava imponendo in quel periodo) e altre figure femminili. Appena entrata l’incedere danzereccio di Poker Face infiammava il locale con grida e balli scatenati, mentre una replica della Germanotta strizzata in una tuta nera in latex, ballava e cantava in playback sul bancone. Poi, a un certo punto, apparve una figura statuaria dalla chioma rossa e fluente, avvolta in un elegante e sexy abito lungo e nero. La canzone, in lingua tedesca, era un pop elettronico anni ’80 che gran parte dei presenti conosceva e intonava a gran voce. Io non solo non conoscevo il brano, ma non capivo chi fosse la cantante in questione.
MILVA IN GERMANIA
UNA POPOLARITÀ TRASVERSALE

Successivamente, motivai la mia mancanza facendo presente che Milva fosse una cantante di un’epoca molto distante dalla mia; la conoscevo di fama, ma a parte un paio di brani sapevo poco di lei. Inoltre, era alquanto distante dalla musica che ascoltavo. Mi piaceva molto la celeberrima Alexander Platz, ma per il resto la ritenevo una cantante troppo impostata e tradizionale. Ebbene, quella sera scoprii che Milva in Germania era considerata una vera e propria star apprezzata e stimata da decenni, grazie anche alle sue interpretazioni dei classici di Bertolt Brecht in lingua originale.
Una popolarità capace di attraversare il Muro e sfondare la cortina di ferro: i suoi dischi venivano pubblicati sia nella Repubblica Federale Tedesca che nella DDR. Nel 1988 si esibì dal vivo presso l’istituzionale e prestigioso Palast der Republik (smantellato tra il 2006 e il 2008) di Berlino Est.
RITROVAMENTI





Un pomeriggio, in un negozio dell’usato sulla Warschauer Straße trovai un suo album anni ’80, che includeva il brano ascoltato quella sera, Hurra, wir leben noch, e un 45 giri intitolato, in italiano e tedesco, Libertà (Freiheit in meiner Sprache). Era un adattamento in tedesco di un brano di Ennio Morricone, già pubblicato in Italia come Canzone della Libertà. Rincasai e lo misi sul vecchio giradischi made in DDR in dotazione nell’appartamento. Una melodia folk e orecchiabile si diffuse nella casa conquistandomi all’istante. Il crepitio del vinile, la voce profonda ed espressiva di Milva, l’arrangiamento classico e demodé furono come un affascinante viaggio nel tempo: un salto indietro di 30-40 anni. Naturalmente non comprendevo tutte le parole del testo, anche se il tema era piuttosto chiaro. Il testo originale in italiano è forse più bello e significativo, ma preferisco la versione in tedesco.
Freiheit in meiner Sprache
Heißt libertà
Gibt es ein schöneres Wort als
Libertà?
Doch nicht nur in Italien
Überall, wo Menschen leben
Stehst du an erster Stelle
Libertà
Du bist in aller Munde
Libertà
Quello che domandiamo è libertà
Quello che rifiutate è libertà
Quello che non sapete
È che noi ad ogni costo
Noi ce la prenderemo
Libertà
Quello che domandiamo è libertà
Quello che rifiutate è libertà
MILVA IN GERMANIA
LIBERTÀ – FREHEIT IN MEINER SPRACHE
Questo brano prima a me sconosciuto, oggi per me rappresenta un potente inno alla rinascita. Dentro ci sento il respiro e il battito di popoli oppressi che riemergono dalle macerie e tornano a vedere la luce. Grazie alla voce di Milva Canzone della Libertà (composta da Ennio Morricone) acquista una forza speciale: un ponte tra epoche diverse, un canto che celebra la fine delle oppressioni e il ritorno alla dignità. Milva, nelle sue scelte musicali, non ha mai seguito la strada più semplice. Ha sempre cercato canzoni che avessero qualcosa da dire, qualcosa che andasse oltre il puro intrattenimento. Dentro il suo repertorio ci sono temi che non invecchiano mai: la pace, la libertà, l’uguaglianza, il rifiuto della guerra e delle ingiustizie sociali.
BRECHT & WEILL
Insomma, mi sono ritrovata inaspettatamente ad appassionarmi a Milva: su YouTube avevo visto alcuni frammenti di un suo recital dedicato alle canzoni di Bertolt Brecht e Kurt Weill ed ero rimasta profondamente colpita dalla sua capacità di riportare quei testi nel presente, facendoli sembrare ancora vivi, attuali, persino urgenti. Speravo che prima o poi sarei riuscita ad assistere a un suo spettacolo dal vivo, magari proprio in Germania, ma purtroppo, poco tempo dopo, Milva annunciò il suo ritiro dalle scene. È venuta a mancare il 23 aprile 2021, a ridosso della Festa della Liberazione. Una coincidenza fortemente simbolica, considerando che una delle sue interpretazioni più celebri è quella dell’inno tradizionale Bella Ciao.
IL VALORE DELLA MEMORIA
Anche attraverso altri canti partigiani, Milva aveva scelto di dare voce a pagine della memoria collettiva, mantenendo vivo il ricordo di chi aveva lottato per la libertà. Sebbene oggi non venga ricordata e celebrata quanto meriterebbe, la Pantera di Goro ha lasciato un segno profondo, senza separare mai la musica dai propri ideali. Accanto al repertorio più popolare, ha sempre portato avanti scelte artistiche coraggiose e personali, dando spazio a canzoni che parlavano di pace, giustizia sociale e umanità. In fondo, il filo rosso della sua carriera è stato proprio questo: usare la musica per emozionare, ricordare, riflettere e immaginare un mondo migliore.
All’inizio del 1990, a pochi mesi dalla caduta del Muro, Milva si esibì sulle note della famosa e splendida Alexander Platz, collegata in diretta dalla Porta di Brandeburgo per uno spettacolo televisivo della Rai.



