MALINCONIA E CAFFÈ A BERLINO

MALINCONIA E CAFFÈ A BERLINO

OH BOY di Jan-Ole Gerster

Oh Boy – Un Caffè a Berlino è un film non particolarmente noto in Italia e assolutamente da recuperare. La pellicola ha ottenuto diversi riconoscimenti a livello internazionale, tra cui quello come migliore film rivelazione agli European Film Awards del 2013. Nei suoi 90 minuti di durata, il film tratteggia l’immagine di una Berlino malinconica ed essenziale, con i suoi numerosi caffè e l’atmosfera tipica e affascinante che la caratterizza. Lo fa attraverso le vicende e la quotidianità del protagonista: un ventenne alle prese con i propri conflitti esistenziali.

MALINCONIA E CAFFÈ A BERLINO

La trama gravita intorno alla routine esistenziale di Niko, uno studente svogliato e senza concrete prospettive circa il proprio futuro. Grazie al sostentamento economico del ricco padre, vive alla giornata in un appartamento spoglio a Prenzlauer Berg. Le sue giornate scorrono nell’apatia, animate solo dalla casualità delle circostanze e dai personaggi eccentrici che incontra o fanno parte del suo quotidiano.

Un caffè, il migliore amico e il padre

Il titolo del film non è casuale; è infatti la scelta del tipo di caffè in un bar che dà inizio alla catena di piccole disavventure, in un crescendo di gag sempre in bilico tra solennità e ironia. Matze è il miglior amico di Niko, uno dei caratteri più centrati e divertenti del film. Lo scorrazza spesso in auto per le strade di Berlino, e il sarcasmo con cui osserva e critica l’amico e la realtà circostante è semplicemente irresistibile. La chimica tra i due ragazzi trasmette l’importanza di questo rapporto nella vita di Niko: Matze è un fedele compagno di avventure, ma anche una sorta di voce della propria coscienza.
L’incontro con il padre in un esclusivo circolo di golf fuori Berlino, è uno dei momenti chiave di Oh Boy.
Il genitore manifesta con durezza l’insofferenza per il modus vivendi inconcludente del figlio; la tormentata relazione tra padre e figlio offre una realistica prospettiva sulle difficoltà relazionali della famiglia.

MALINCONIA E CAFFÈ A BERLINO
L’incontro inaspettato

Tra un episodio e l’altro, un giorno Niko si ritrova casualmente faccia a faccia con Eli, un’ex compagna di scuola. La ragazza è alquanto cambiata fisicamente da come la ricordava. L’inatteso incontro rivela aspetti che a suo tempo non aveva colto o ignorato, e sfocia in uno dei momenti più emozionanti ed elettrici del film. L’incontro aggiunge un elemento di nostalgia alla storia, sottolineando quanto il passato possa influenzare il presente.

Il Simbolismo del Caffè

In Oh Boy – Un caffè a Berlino, la capitale è ritratta in un malinconico e seducente bianco e nero. I caffè, gli androni dei vecchi stabili, i graffiti, i tram e i treni metropolitani fanno da sfondo a una città costantemente in bilico tra passato, presente e futuro. Il caffè fa da collante tra le varie situazioni: ogni sorso cadenza una rivelazione o una comprensione più profonda di sé e del mondo. Il desiderio di Niko per una tazza di caffè sembra simboleggiare il forte desiderio di stabilità e significato nella propria vita.

L’accompagnamento musicale

L’elegante e rarefatta colonna sonora spazia tra il country e il jazz, ed è parte integrante dell’anima sospesa e intimista della pellicola. Niente elettronica o techno, due generi che solitamente caratterizzano la capitale tedesco nell’immaginario collettivo. La Berlino di Oh Boy prende le distanze dalla metropoli frenetica “from-disco-to-disco” di Berlin Calling o di Victoria, e ne consegna una rappresentazione più spoglia e minimalista. Una Berlino che invita più al raccoglimento con sé stessi che agli eccessi sfrenati del nightclubbing.

Una pellicola d’essay

Il film diretto da Jan-Ole Gerster rientra a pieno diritto nel cosiddetto cinema d’autore, o quantomeno ne dichiara, direi apertamente, le ispirazioni. È tuttavia limitante il riferimento al solo Woody Allen, come suggerito da molte recensioni. Jim Jarmusch, Wim Wenders, Eric Rohmer e, più in generale, la Nouvelle Vague sembrerebbero le ulteriori fonti da cui il regista ha attinto a piene mani. I punti di forza di Oh boy sono i piccoli quadri di quotidianità, i silenzi introspettivi del protagonista, il tocco di eccentricità e la sottile ironia di fondo che permeano i personaggi, i dialoghi e gli accadimenti.

OH BOY
OH BOY
Berliner Laune

Oh Boy – Un Caffè a Berlino non è solo la storia della deriva di un giovane: è un ritratto di vita contemporanea, con le sfide da affrontare nella ricerca del proprio posto nel mondo. La regia e la sceneggiatura brillanti fanno di questo film una piccola gemma da non perdere.
Una pellicola adatta a chi desidera immergersi nella città e ottenerne una verosimile visione d’insieme. Infatti, Oh boy consente di respirare l’atmosfera unica e autentica di Berlino, di percepire la malinconia e persino l’odore del caffè di cui è permeata.

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