MALINCONIA E CAFFÈ A BERLINO

MALINCONIA E CAFFÈ A BERLINO

OH BOY di Jan-Ole Gerster (Germania 2012)

Non sempre il cinema riesce a catturare e trasmettere il mood di un luogo tramite le immagini. Alcuni esempi felici sono senz’altro Manhattan, Il diario di Bridget Jones, Il favoloso mondo di Amélie e La grande bellezza. Oppure, tra i tanti ambientati a Berlino, Lola rennt e Berlin Calling. Questi ultimi due titoli, in particolare, ritraggono la capitale tedesca in una fase particolarmente intensa della sua inarrestabile trasformazione. Effettivamente, gli anni ’90 e primi 2000 sono associabili alla Berlino decadente e in costante fermento. La metropoli alternativa, affrescata dalla street art e pulsante al ritmo convulso della musica techno. Invece, Oh Boy – Un Caffè a Berlino non solo centra l’obbiettivo di un ritratto distintivo e autentico della metropoli, ma ne coglie il lato più intimista, in cui l’atmosfera è permeata da un mix di umorismo e malinconia. Un film non particolarmente noto in Italia, ma assolutamente da recuperare.

MALINCONIA E CAFFÈ A BERLINO
MALINCONIA E CAFFÈ A BERLINO

Oh boy di Jan-Ole Gerster ha ottenuto diversi riconoscimenti a livello internazionale, tra cui quello di film rivelazione agli European Film Awards del 2013. La pellicola è un ritratto malinconico ed essenziale di una Berlino distante dallo stereotipo della metropoli povera ma sexy o di capitale della techno. In particolare, la la scelta stilistica del bianco e nero e le ambientazioni restituiscono con onestà l’atmosfera tipica e affascinante che la caratterizza. E lo fa attraverso le tragicomiche peripezie e l’apparentemente annoiata quotidianità del protagonista, un giovane alle prese con i propri conflitti esistenziali.

NIKO

Niko ha vent’anni e proviene da una famiglia agiata. È iscritto all’università, ma è uno studente svogliato e con nebbiose prospettive circa il suo futuro. Vive alla giornata in un appartamento spoglio di Prenzlauer Berg, grazie al sostegno economico del ricco padre. Le sue giornate scorrono nell’apatia, spezzata solo dalla casualità di eventi inaspettati e dai personaggi eccentrici che incontra casualmente o fanno parte del suo quotidiano.

RELAZIONI

Oltre a Berlino, a Niko e alla sua costante malinconia, è il caffè l’altro protagonista della pellicola. Le prime scene sono ambientate in un bar, dove partendo dalla banale ordinazione di una miscela speciale, parte una catena di disavventure paradossali. Matze, il miglior amico di Niko, è probabilmente il personaggio più esilarante e riuscito del film. Durante le loro scorribande in auto per le strade della città, Matze affonda Niko con il suo benevolo sarcasmo, mettendolo di fronte alle sue contraddizioni. La chimica tra i due ragazzi trasmette l’importanza del loro rapporto. Matze è il fedele compagno di avventure, ma anche una sorta di voce della sua coscienza. Un altro rapporto chiave è quello, ben più conflittuale, con il ricco padre: l’esito del loro incontro in un esclusivo circolo di golf fuori città rompe drasticamente la routine statica ma comoda del giovane, ma soprattutto rivela le loro pesanti difficoltà relazionali.

L’INCONTRO

Tra una vicenda e l’altra, un giorno Niko incontra casualmente Eli, un a sua ex compagna di scuola. Inizialmente non la riconosce perché negli anni il suo aspetto è radicalmente cambiato. L’inatteso incontro pone Niko davanti ad aspetti che a suo tempo non aveva colto, e sfocerà in uno dei momenti più emozionanti ed elettrici del film. La fortuita coincidenza dell’episodio aggiunge un tocco nostalgico alla trama, sottolineando le influenze del passato sul presente.

MALINCONIA E CAFFÈ A BERLINO
SIMBOLISMI

Il ritratto di Berlino in Oh Boy è valorizzato dall’elegante e seducente fotografia in bianco e nero. I caffè, gli androni dei vecchi stabili, i graffiti, i tram e i treni metropolitani fanno da sfondo a una città in perenne bilico tra passato, presente e futuro. Il caffè è sostanzialmente il collante dei vari momenti del film. Come se ogni singolo sorso di caffè cadenzasse una rivelazione o una comprensione più profonda di sé e del mondo. Il desiderio di Niko per una tazza di caffè simboleggia la sua ricerca di stabilità di significati più profondi nella sua vita e per il suo futuro.

SOUNDTRACK

Una menzione particolare la merita anche l’elegante, rarefatta colonna sonora. Le musiche scelte per il film spaziano tra il country e il jazz, sottolineando alla perfezione il mood rarefatto ed esistenzialista della pellicola. A maggior ragione, l’aspetto che rende questo film una piccola perla di originalità, è la totale assenza dell’elettronica o della techno, con cui troppo spesso la capitale tedesca viene identificata nell’immaginario collettivo. La Berlino di Oh Boy in fondo non è distante anni luce da quella dell’altrettanto imperdibile Victoria, ma ne restituisce un ritratto più poetico e minimalista. Una narrazione che coinvolge e nel contempo invita lo spettatore al raccoglimento con sé stesso, lontano dagli eccessi e dal turbinio della movida notturna.

D’ESSAY

Il film diretto da Jan-Ole Gerster rientra a pieno diritto nel cosiddetto cinema d’autore, o quantomeno sembra dichiarare apertamente i riferimenti e le ispirazioni. Tra queste, molte recensioni hanno individuato principalmente Woody Allen; al regista statunitense si possono aggiungere i nomi di Jim Jarmusch, Wim Wenders, Eric Rohmer e, più in generale, la Nouvelle Vague francese. I punti di forza di Oh boy sono i piccoli quadri di quotidianità, i silenzi introspettivi del protagonista, la complessità dei personaggi e la sottile ironia di fondo che permeano i dialoghi e gli accadimenti.

OH BOY
OH BOY
BERLINER LAUNE

Oh Boy – Un Caffè a Berlino è un ritratto di vita contemporanea, con le sfide da affrontare nella ricerca del proprio posto nel mondo. La regia e la sceneggiatura brillanti fanno di questo film una piccola gemma da non perdere, perfetta per chi desidera immergersi nella città. Infatti, Oh boy consente di vivere Berlino respirando la sua atmosfera unica e autentica, di percepire la malinconia e persino l’odore del caffè di cui è permeata.

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