LOU, CAROLINE, JIM E BERLINO

LOU, CAROLINE, JIM E BERLINO

FESTA DI COMPLEANNO

Un locale affollato, rumori indistinti e un confuso vocio di sottofondo. Un gruppo di persone intona in coro «Happy Birthday» per Caroline, la festeggiata. La scena entra gradualmente in dissolvenza e cede spazio all’ingresso di delicati arpeggi di pianoforte.
«In Berlin, by the wall / You were five foot ten inches tall / It was very nice…». Sono i primi versi del brano, incluso nel primo album solista di Lou Reed, e tratteggia un frammento di felicità tra Jim e Caroline, coppia di amanti tragici nella Berlino Ovest dei primi anni ’70. L’atmosfera soffusa, intima del brano e la voce quasi sussurata del musicista americano suggeriscono un senso amaro di nostalgia e rimpianto.

GENESI DI UN CONCEPT ALBUM

Il produttore Bob Ezrin, estimatore e amico stretto del cantautore newyorchese, trovava i suoi testi poetici e fortemente evocativi, ma al contempo ne lamentava un frequente senso di incompiutezza che lo lasciavano come appeso. Dopo avere ascoltato la versione originale di Berlin, incuriosito dalle sorti dei due protagonisti, chiese a Reed di scriverne il prosieguo. Nacque così l’omonimo album che lo stesso Ezrin produsse. Sembra che, al termine della lavorazione del disco, il produttore cadde in una profonda depressione, condizionato da una storia a tinte forti, raccontata con una crudezza e un realismo disarmanti. Le tracce del long playing tessero la trama di quella che venne definita come una sorta di tragedia in chiave rock; una discesa vorticosa, senza ritorno né speranza, fino agli inferi dove risiedono gli aspetti più oscuri dell’animo umano.

UNA RELAZIONE TOSSICA
LOU, CAROLINE, JIM E BERLINO

La relazione che lega Caroline e Jim, i due protagonisti del concept album, è contrassegnata da violenza, depressione e abusi. In realtà le dinamiche relazionali dei due personaggi immaginari riguardavano da vicino Lou Reed stesso e la sua allora consorte. Il musicista nativo di Brooklyn era reduce dal successo di Transformer, prodotto da David Bowie, suo dichiarato fan. Berlin sembrò volere esprimere l’insofferenza e il desiderio di ribellione di Reed nei confronti dello star system. In tanti, infatti, si aspettavano un album che ricalcasse le orme del fortunato predecessore. Invece, il seducente e accattivante glam rock con cui era esplosa la sua carriera solista cedette il passo ad atmosfere cupe e claustrofobiche: Ma soprattutto a testi intrisi di una violenza e di un nichilismo disturbanti.

LA RIVALUTAZIONE

Berlin ricevette buoni riscontri solo in Gran Bretagna, dove si piazzò al 7° posto delle classifiche di vendita. Nel resto del mondo si rivelò un flop; negli Stati Uniti raggiunse a malapena la top 100 e fu maltrattato dalla stampa musicale. Addirittura, il mensile Rolling Stone lo definì un disastro. Tuttavia, nel tempo si è ampiamente riscattato e a oggi è considerato uno dei lavori più ispirati e rappresentativi di Lou Reed, nonché una vera e propria pietra miliare del rock anni ’70.

TRE DECENNI DOPO

Il rapporto tra il musicista nato a Brooklyn e Berlin non fu mai facile; per diversi e lunghi anni faticò a parlarne ed evitava di riascoltarlo. I temi trattati – depressione, violenza, sadomasochismo, dipendenze e suicidio – lo avevano toccato talmente in prima persona da temere che riaffrontarli fosse pericoloso per la sua salute mentale. Tuttavia, nel 2006, intraprese un tour europeo con cui, accompagnato da un’orchestra, ripropose il dramma di Caroline e Jim. Dalla serie di concerti ottennero furono tratti un album live e un film documentario diretto da Julian Schnabel.

LOU A BERLINO

Lou Reed non era mai stato a Berlino, ma la metropoli tedesca lo affascinava per via del Muro, sicché gli parve lo sfondo ideale alle vicende dei due infelici amanti. Nella città che più di ogni altra porta il peso della storia e sopporta l’oppressione della Guerra Fredda, di cui è il fulcro geopolitico, Caroline e Jim sono coinvolti in una danza macabra, scandita dai rimpianti e dalla sofferenza.

LOU, CAROLINE, JIM E BERLINO
1993: COSÌ LONTANO COSÌ VICINO

Nella di Wim Wenders, ambientato nella Berlino post Muro, Lou Reed compare in un cameo, nel ruolo di sé stesso. L’angelo Cassiel ha rinunciato alla propria condizione e sperimenta la vita terrena, affrontando miserie e debolezze dell’essere umano. Precipitato nel vortice dell’alcolismo, conduce un’esistenza sbandata e da senzatetto. Una sera, dopo un concerto di Lou Reed, in preda ai fumi dell’alcol, Cassiel giace per terra, fuori dalla stazione della di Stadtmitte. I numerosi passanti lo ignorano, fin quando non si avvicina il musicista statunitense che lo aiuta a rialzarsi. Cassiel gli chiede: «perché non posso essere buono?» e l’artista risponde «giuro che se lo sapessi, te lo direi», infine gli lascia del denaro e lo sprona a reagire. Chi meglio di lui rappresenta un esempio di speranza?

GLI ULTIMI ANNI

Noto per il temperamento spigoloso e spietatamente cinico, a causa di un’infanzia difficile e una giovinezza turbolenta che ne avevano indurito oltremodo il carattere, Reed negli ultimi anni aveva trovato la serenità al fianco di Laurie Anderson. Nel 2011 è uscito l’ultimo album, in collaborazione con i Metallica, e due anni più tardi è deceduto, stroncato da un male incurabile.

«Non ho mai visto un’espressione così piena di meraviglia come quella di Lou mentre moriva» (L. Anderson)

APPROFONDIMENTI

Di seguito alcuni articoli interessanti – in inglese – su questo album affascinante e oscuro.

“A Film for the Ear”: The story behind Lou Reed’s deeply personal album ‘Berlin’
My brilliant and troubled friend Lou Reed
Lou Reed’s sister: singer’s electroshock therapy wasn’t for homosexuality

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