LETTERA A BERLINO

LETTERA A BERLINO

Lettera a Berlino di Ian McEwan è un’intrigante spy story, ambientata a Berlino durante il primo decennio della Guerra fredda. Ma è anche un’intensa storia d’amore in cui i sentimenti sono terreno minato quanto i tunnel sotterranei della metropoli divisa. Siamo nel 1955: il romanzo intreccia la vicenda reale dell’Operation Gold, la missione congiunta tra americani e inglesi per intercettare le comunicazioni sovietiche, con l’incontro tra Leonard e Maria, un giovane tecnico britannico e una donna tedesca segnata dalla guerra. Un libro memorabile che, prima ancora del romanticismo, trasmette ambiguitĂ , paura e macabro.

LETTERA A BERLINO di Ian McEwan (Einaudi 1990)

Durante una recente chiacchierata con Claudia, una lettrice del nostro blog, ci era stato consigliato un libro che avevamo intravisto piĂą volte nelle librerie, ma che avevamo sempre evitato. Pensavamo che si trattasse di un romanzo di fantasia collocato in un determinato contesto storico. In realtĂ , la trama di Lettera a Berlino (titolo originale The Innocent) è si creazione dell’autore, ma è collocata in un contesto storico con riferimenti a fatti realmente accaduti. Si tratta della Operation Gold, imponente missione segreta anglo-americana, volta a costruire un tunnel sotterraneo a Berlino Est per intercettare le comunicazioni dei sovietici che controllavano il settore orientale della cittĂ .

INVERNO 1955

Lettera a Berlino (The Innocent) Ian McEwan

… Leonard giunse in Reichskanzlerplatz, immensa e deserta. Al chiarore giallastro dei lampioni in cemento, eretti da poco, ebbe il primo incontro con i danni prodotti dai bombardamenti. Era difficile soffocare un piacere infantile al pensiero della potenza devastatrice che aveva fatto saltare in aria i tetti degli edifici, ne aveva spazzato via il contenuto lasciando solo le facciate coi buchi delle finestre. Dodici anni prima, di fronte a una scena del genere, avrebbe potuto aprire le braccia a croce e mettersi a fare il rumore di un bombardiere per un paio di minuti. …

Lettera a BErlino – Ian McEWan

PASSIONE E PAURA

Ci troviamo dunque fronte a una storia si spionaggio in piena regola, ambientata durante la Guerra fredda, segnata dalle tensioni e dalle spaccature tra le forze alleate insediate, anche all’interno dello stesso schieramento occidentale. Claudia ha definito Lettera a Berlino una grande storia d’amore e, da questa interpretazione, è scaturita l’aspettativa di un racconto intriso di romanticismo. Invece, pagina dopo pagina, si può restare perplessi da dinamiche cupe e minacciose: un vortice narrativo che sfocia addirittura nell’orrore, in cui l’amore, idealizzato e appassionato, soffoca sotto strati di paura e ambiguitĂ .

LETTERA A BERLINO

INGANNO E TENSIONE

Il contesto in cui si muovono i protagonisti del romanzo, è caratterizzato da inganni, doppiogiochismo e un senso d’inquietudine costante. A ogni capitolo cresce la tensione, e gli accadimenti si susseguono in modo brutale e destabilizzante; la distanza tra aspettative e continue sorprese non delude affatto ma, al contrario, rende la lettura piĂą complessa e stimolante. Lettera a Berlino è ben distante dall’essere un romanzo sentimentale: è, piuttosto, un’opera che indaga la psicologia e la fragilitĂ  dei rapporti umani quando sono travolti da eventi incontrollabili.

LEONARD & MARIA

Ian McEwan, tra i maggiori narratori britannici contemporanei, tesse una trama che tiene il lettore in sospeso fino all’ultima pagina. Il capitolo finale non solo chiude il cerchio, ma ribalta in parte ciò che lo precede, illuminandolo con nuovi significati. Il rapporto tra il timido Leonard e la spregiudicata Maria diventa allora la chiave dello sviluppo narrativo, senza scivolare mai nel sentimentalismo più banale. Il risultato è un romanzo privo di scorciatoie: articolato, complesso e a tratti spiazzante, capace di ricompensare solo chi arriva fino alla fine.

L’INCONTRO

… Mentre andava verso il suo tavolo, lei lo guardava avvicinarsi. Era appoggiata al gomito e si teneva il mento nella mano. La sirenetta cantava: Don’t sit under the apple-tree with anyone else but me, anyone else but me con forte accento tedesco. Leonard pensò — e il seguito della storia doveva dargli ragione — che la sua vita stava cambiando. Quando fu a circa tre metri dal tavolo, lei gli sorrise. Arrivò proprio mentre l’orchestra smetteva di suonare. Rimase lì a dondolarsi un poco, con la mano appoggiata allo schienale della sedia, nell’attesa che l’applauso si spegnesse. A quel punto Maria Eckdorf disse in un perfetto inglese addolcito da una leggera cadenza – Vogliamo ballare? … LETTERA A BERLINO – IAN MCEWAN

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