LE OMBRE DI UNA CROCE

LE OMBRE DI UNA CROCE

Prima di diventare uno dei riferimenti della new wave e del gothic rock britannico, Siouxsie & the Banshees attraversarono un periodo controverso e turbolento, segnato da pesanti illazioni: quelle di abbracciare ideologie neonaziste. Fu il prezzo pagato per un’estetica spregiudicata, fatta di svastiche sfoggiate sul palco e nelle fotografie promozionali, e di testi caustici e dissacranti che alimentarono dubbi sulla reale natura di certe scelte. Le ombre di quella croce uncinata si allungarono sulla band soprattutto quando la loro etichetta discografica decise di lanciarli in tutta Europa: con quei simboli, in Germania, non si poteva scherzare, per ragioni storiche che ancora gravavano sull’identità della nazione. Solo dopo anni di equivoci, smentite e scelte editoriali caute — fino all’incisione di un intero album a Berlino, nel 1986 — la band riuscì a lasciarsi alle spalle quel passato ingombrante, affermandosi anche in Germania Ovest.

LE OMBRE DI UNA CROCE

DA LONDRA A BERLINO

In un vecchio scatolone ho ritrovato alcuni libri di una vecchia collana di monografie dedicate ad artisti della scena musicale degli anni ’70 e ’80. Il primo a capitarmi tra le mani è stato quello su Siouxsie & the Banshees, nome tra i più influenti della scena new wave e gothic rock britannica degli anni ’80. Una monografia che ripercorre la storia della band, a partire dagli esordi nella Londra punk della seconda metà degli anni ’70 fino al periodo in cui cercarono di affermarsi a Berlino e in Germania. Ormai affermati, nel 1986 registrarono, tra la capitale inglese e gli Hansa By The Wall di Köthener Straße, l’album Tinderbox. Tuttavia, prima della loro affermazione fuori dai confini inglesi, dovettero lottare contro ombre pesanti. Alcuni testi e soprattutto l’utilizzo di croci uncinate (svastiche) e altri simboli controversi, generarono pesantissime accuse di simpatie filonaziste.


POLEMICHE E ACCUSE

La prima formazione della band di Susan Janet Ballion (alias Siouxsie Sioux), vedeva Sid Vicious alla batteria, prima del suo ingresso nei Sex Pistols. Siouxsie e compagni firmarono il loro primo contratto discografico con la Polydor, storica casa discografica tedesca fondata a Lipsia nel 1913. In seguito ai crescenti consensi Oltremanica, l’etichetta decise di lanciare la band anche in Germania, ma emersero alcune problematiche. In Inghilterra la band era al centro di polemiche infuocate, per via di esibizioni dissacranti, con massiccio impiego di svastiche anche negli shooting fotografici. Le immagini di una Siouxsie sfrontata con la famigerata croce uncinata delle SS, alimentarono dubbi e ombre sulla rispettabilità della band.

OLTRE IL PUNK

A metà anni Settanta, in piena esplosione punk, si stavano formando numerose band; giovani ribelli con un approccio musicale grezzo, spesso basato più sull’improvvisazione che su reali capacità tecniche. Sid Vicious, sembra che sia entrato nei Sex Pistols addirittura senza saper suonare il basso: le biografie ufficiali riportano che ne aveva appreso pochi rudimenti in una sola notte. In questo contesto, Siouxsie e compagni, riuscirono a comunque a costruirsi una buona reputazione. I loro live nei club della capitale rivelavano un percorso fuori dai binari tipici del genere e si distinsero per originalità e una ricercatezza musicale fuori dai canoni del punk. Non è un caso che, esaurito il fenomeno, il loro successo sia sopravvissuto, consolidandosi per tutti gli anni Ottanta e inizio dei Novanta.

L’URLO DEL PRIMO ALBUM

Il primo singolo di Siouxsie & the Banshees, Hong Kong Garden, raggiunse il 7° posto nella classifica inglese: furono invitati a Top of the Pops e la loro popolarità aumentò ulteriormente. Nel 1978 uscì l’album d’esordio, salutato dai critici musicali con una vera e propria ovazione: The Scream si arrampicò fino al numero 12 della classifica degli LP. Con questi risultati superiori a ogni aspettativa, la Polydor decise di organizzare per loro un breve tour nel Nord Europa, inclusa la Germania e Berlino Ovest.

LE OMBRE DI UNA CROCE

100 PUNK CLUB FESTIVAL

Nonostante le ottime premesse, certe ombre del passato, sempre legate alle controverse immagini con la croce uncinata, si allungarono sul loro nome. In Germania, a differenza di Londra, l’ostentazione di svastiche era ritenuta inaccettabile, anche se solo come provocazione artistica. Testimonianze dell’epoca riportano che, nel 1976, la band aveva partecipato a un festival organizzato da Malcom McLaren presso uno famoso club londinese. Il gruppo non aveva alcuna strumentazione, ma fortunatamente i Clash, tra i nomi di punta dell’evento, gli offrirono la loro. Ma, non appena l’impresario della band di Joe Strummer notò la svastica sul braccio di Siouxsie, ritirò immediatamente l’offerta.

LE OMBRE DI UNA CROCE

LE ACCUSE

Nonostante l’intoppo, la band – in una formazione ancora embrionale – riuscì in qualche modo a esibirsi e ad attirare l’attenzione su di sé. In particolare, fecero discutere per un’enerfica e allucinata, lunga oltre 20 minuti, di The Lord’s Prayer. La carismatica Siouxsie puntualizzò in più occasioni che l’utilizzo di svastiche e la versione dissacrante della nota preghiera cristiana erano solo delle provocazioni, delle espressioni artistiche. Ma, nonostante le precisazioni, la parte di stampa più conservatrice puntò il dito contro la band, accusandoli di sacrilegio, blasfemia e, soprattutto, di neonazismo, esattamente com’era accaduto qualche anno prima a David Bowie.

UN VERSO ANTISEMITA

Il singolo di lancio sul mercato tedesco fu una versione in tedesco di Metal Postcard, ribattezzata Mittageisen (ferro di mezzogiorno), un gioco di parole con il termine Mittagessen (pranzo). Si presentò pero un’ulteriore problema: il lato B del singolo, Love in a Void, conteneva un verso che recitava letteralmente “troppi ebrei per i miei gusti”. Una frase inaccettabile in Germania, che avrebbe amplificato le tremende voci che circolavano sul loro conto. Quindi, si pensò di incidere nuovamente la canzone, sostituendo il verso incriminato con un un più innocuo “troppi bigotti per i miei gusti“. Una scelta che si rivelò azzeccata: dopo i riscontri incoraggianti ottenuti con i due concerti organizzati nel 1979, ad Amburgo e a Berlino Ovest, la band tornò più volte in Germania ospite anche di diverse trasmissioni televisive.

Le ombre di una croce

ISRAEL

Nel 1980 uscì il singolo Israel, un brano ipnotico, di grande intensità e dal testo crudo ed evocativo. Nel relativo video musicale, Siouxsie indossava una t-shirt nera con sopra stampata una grande stella di David. Per molti rappresentò un segnale preciso circa il reale posizionamento ideologico della band. Il simbolo del popolo ebraico spazzò via le ombre della terribile croce, simbolo di orrore, che a lungo aveva offuscato la loro immagine.
Nel 1984 Siouxsie & the Banshees incisero l’EP The Thorn a Monaco di Baviera. Due anni più tardi fu la volta del già citato Tinderbox, registrato in gran parte agli Hansa di Berlino. La band ormai godeva di una fama consolidata ed era considerata una delle punte di diamante della scena alternativa inglese. Le tremende accuse di antisemitismo erano ormai un ricordo lontano.

2 thoughts on “LE OMBRE DI UNA CROCE”

  1. Bel pezzo.
    Mi ha anche fatto venire in mente che ormai da qualche anno il livello generale di ignoranza e imbecillità è cresciuto a tal punto da rendere necessario un adeguamento delle leggi un po’ ovunque, e ciò che una volta poteva essere una provocazione in senso artistico ormai è impraticabile: gli idioti prendono qualunque cosa alla lettera, senza farsi domande (perché è più semplice, ovvio), e lo considerano un incentivo al delirio.
    Se solo poco tempo fa fossi andato in giro a gridare “Heil Hitler!” mi avrebbero per lo più riso in faccia, se lo facessi adesso qualcuno stigmatizzerebbe, qualcun altro mi denuncerebbe e qualcun altro ancora mi risponderebbe, stendendo il braccio: “Heil Hitler!”

    1. Basti pensare che uno come Achille Lauro, 30 o 40 anni fa, non avrebbe avuto senso di esistere, o perlomeno non avrebbe fatto molta strada. Oggi ho letto un articolo sulle canzoni del prossimo Sanremo e si parla di possibili polemiche per un verso che scomoda le suore in un brano che canta di sesso. Poveri noi!

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