L’ANIMA DI BERLINO OVEST

L’ANIMA DI BERLINO OVEST

Un viaggio retrospettivo nell’anima ribelle di Berlino Ovest nei primi anni Ottanta. Una città-enclave che fece del suo isolamento il motore e il carburante di un’indomabile libertà creativa. Tramite riferimenti cinematografici, letterari e musicali — Wim Wenders, Christiane F., David Bowie — viene indagato il paradosso di una realtà imprigionata in un perimetro cemento che ha saputo trasformarsi in un laboratorio di sottoculture. Nessuna Voce Dentro di Massimo Zamboni racconta quegli anni e attraverso una mappa emotiva, di una metropoli irrequieta e imprevedibile.

L’ANIMA DI BERLINO OVEST

OLTRE LA VETRINA

Come raccontato più volte, il mio primissimo impatto con Berlino non è stato idilliaco. Alloggiavo in un bed & breakfast vicino alla Tauentzienstraße. Era il periodo prenatalizio, con temperature vicine o sotto lo zero, ma l’entusiasmo giovanile anestetizzava la mia percezione di città grigia e anonima. Neppure le lucine dei mercatini e lo sfavillio delle vetrine, dal Ku’damm al KaDeWe, riuscivano a distogliermi dall’impressione che quella che un tempo era stata Berlino Ovest fosse priva di anima. Non andò meglio con il settore orientale: Alexanderplatz mi apparve come una sterminata spianata di cemento, circondata da edifici asfittici di stampo brutalista. La piazza cantata da Milva era decisamente lontana dalle suggestioni delle liriche di Battiato. Tuttavia, nelle visite successive, esplorando meglio la città riunificata, mi sono affezionato al fascino decadente di Berlino Est e ai suoi quartieri un tempo proletari, come Friedrichshain e Prenzlauer Berg.

LE CITTÀ DI FRONTIERA

L’anima di Berlino Ovest ha continuato a sfuggirmi per un po’ di tempo. Percepivo più l’evidente processo di riqualificazione dei quartieri orientali, mentre quelli occidentali mi sembravano trascurati e poco interessanti. In realtà, le mie incursioni a Ovest erano fugaci e distratte, e sapevo molto poco di Ortsteil come Neukölln o Kreuzberg.

Quest’ultimo, oggi, forma un grande distretto unificato insieme a Friedrichshain. I due quartieri, per quasi quarant’anni, sono stati divisi fisicamente dal Muro, dall’Oberbaumbrücke e dal fiume Sprea, che segnavano i confini delle due città, facendone di fatto le rispettive periferie. Friedrichshain era un’area operaia e industriale priva di sostanziali differenze sociali dagli altri quartieri dell’Est; Kreuzberg, invece, rappresentava l’avamposto anarchico e ribelle dove prendevano forma le sottoculture della benestante Berlino Ovest.

CINEMA E IMMAGINARIO

Negli anni Ottanta, la storia di Christiane F. ha alimentato l’immaginario di una Berlino Ovest cupa e dannata, preda del demone delle droghe e teatro delle inquietudini giovanili. Sebbene, come testimoniato in un’interessante intervista di Berlin Kombinat Tour, fosse una città in cui la percezione di sicurezza, proprio per via del Muro, era alta. Anche nel film Linie 1 del 1988, tratto dal musical omonimo, nonostante i toni leggeri e scanzonati, emergono le problematiche e le nevrosi comuni a molte grandi metropoli. Infine, lo splendido Il cielo sopra Berlino, ritratto poetico dei drammi quotidiani e dei disagi esistenziali all’interno del Muro.

L’ANIMA DI BERLINO OVEST

IL CROCEVIA

Oltre all’immagine di città cupa e desolata evocata dai film simbolo di  Edel e Wenders, nell’era del post-Muro è emerso il ruolo di crocevia dei fermenti culturali che Berlino Ovest ha sempre incarnato. Già negli anni Settanta, la città enclave ispirò artisti come Lou Reed, David Bowie e Iggy Pop, attratti dal suo status atipico. In piena esplosione punk, anche i Sex Pistols vi trascorsero un breve soggiorno, apprezzandone il clima anarchico. Il vibrante fervore artistico di Berlino Ovest è raccontato nel libro di culto Zoo Station di Ian Walker, inedito in Italia. Oppure nel film documentario B-Movie – Lust & Sound in West Berlin 1979-89. Anche noi abbiamo provato a raccontarlo in questo video, soffermandoci anche sulle influenze che il Muro non riusciva ad arginare, raggiungendo Berlino Est.

L'Anima di Berlino Ovest
Zoo Station di Ian Walker

NESSUNA VOCE DENTRO di Massimo Zamboni (Einaudi 2017)

Il chitarrista e autore Massimo Zamboni ha pubblicato, qualche anno fa, il racconto della sua esperienza berlinese, da cui emerge un profondo e viscerale legame con la metropoli tedesca. Infatti a Berlino Ovest incontrò Giovanni Lindo Ferretti col quale fondò i CCCP. Nella prima formazione era presente come bassista Umberto Negri, al cui bel volume Io e i CCCP — che dà risalto alla parentesi berlinese — ho già dedicato un post. A riprova di una connessione mai interrotta con Berlino, nel 2024 i CCCP hanno celebrato il loro quarantesimo anniversario con tre concerti sold out presso l’Astra Kulturhaus, all’interno del RAW Gelände. Si tratta di un’ex officina ferroviaria adiacente alla stazione di Warschauer Straße, dismessa negli anni Novanta e convertita in un grande spazio culturale. Nessuna Voce Dentro è il memoir di un giovane poco più che ventenne in un periodo storico unico e indimenticabile.

ESTATE 1981

Massimo ha 24 anni il giorno in cui si dirige al casello dell’autostrada di Reggio Emilia con un cartello con su scritto Brennero. La meta finale è Berlino Ovest, e confida che qualcuno desideroso di un po’ di compagnia gli dia un passaggio. In quegli anni fare autostop era un’usanza diffusa e socialmente accettata. Aveva letto di Berlino Ovest su una rivista di cultura alternativa, molto in voga in quel periodo: Frigidaire. Un articolo riportava i disordini e il vento libertario che stavano scuotendo la città, specialmente a Kreuzberg, meta prediletta di numerosi artisti e anarchici da tutta Europa. Le numerose attività culturali, la spiccata vocazione antisistema e le occupazioni abusive da parte degli Hausbesetzer ne caratterizzavano profondamente l’identità. Grazie allo squatting, luoghi abbandonati venivano convertiti in comunità e spazi creativi.

L’ANIMA DI BERLINO OVEST

NOTTE E GIORNO

Nottate in piena che si alternano a un giorno che trascorre mollemente, pomeriggi nudi al sole sopra i tetti delle Case per un abbronzatura integrale di cui non vergognarsi — poiché illegale —, mattine al Viktoriapark a leggere i classici tedeschi vicino alla cascata del Kaiser Guglielmo, in compagnia delle papere del giardino. Le giornate cominciano a dilungarsi in modo indolente, impreciso, tra le incombenze di una casa che come tutte le abitazioni richiede un quarto di sudore, perquanto rilassati si cerchi di restare — fin troppo rilassati, a dire il vero, tanto che la cucina rischia di tracimare; e le serate mondane tra gli occupanti, a scoprirsi coetanei e pari ad altrettanti europei in giro. …

IL RACCONTO

Nessuna Voce Dentro è un diario che rievoca, attraverso racconti potenti e nitidi, lo spirito e l’atmosfera di un periodo di transizione e rottura. La narrazione di Zamboni è libera e fantasiosa, talvolta surreale e grottesca: dalla pizzeria italiana in cui lavora come cameriere alla comune condivisa con personaggi bizzarri ed eccentrici. I personaggi incontrati sembrano materializzarsi ed emergere dalle pagine come dei pop up. Naturalmente non mancano i riferimenti alla scena underground e ai locali storici, alcuni dei quali ancora oggi aperti e frequentati per lo spirito anarchico e ribelle che ancora aleggia tra le loro pareti.

L’SO36*

SO36 è anche il nome del locale dove bisogna andare, una gloria di questa Berlino. Arrivo quasi subito a scoprirlo, giusto il tempo di leggere il nome Tuxedomoon su un manifesto. Chiedo, mi informo, questo gruppo è un po’ «troppo» avanti per la comunità della Willibald-Alexis, nessuno li ha mai sentiti nominare. In Emilia sappiamo tutto di loro già da anni, da noi l’onda nuova americana è arrivata prima che a New York. Emil li conosce e conosce il locale, andremo assieme, questo ragazzo olandese dai capelli biondi sul davanti e neri sulla nuca appare a intermittenza e quando appare mi adotta. Andiamo a Oranienstraße, ma prima Emil mi porta a vedere i vetri di una banca che ha spaccato lui, lì vicino. Con orgoglio, fiero del suo farsi rispettare. La vetrata è ancora rabberciata su con il nastro adesivo. Belle crepe, niente da dire. Emil tira fuori un pennarello dalla tasca della giacca, comincia a scrivere sul vetro. Legal Illegal Scheissegal. Legale, illegale, chi se ne sbatte. …

* SO36 è un club storico fondato nel 1978 al numero 190 di Oranienstraße, nel cuore di Kreuzberg. Il nome deriva dal vecchio codice postale del quartiere, “SO 36” (Sud‑Est 36).

COLLEGAMENTI

Com’era la vita a Berlino Ovest? Quando la guerra fredda, le limitazioni e il senso di estraniazione provocato dal Muro sembravano trasformarsi in linfa vitale, in carburante per migliaia di giovani e creativi?
Di seguito, alcuni link per approfondire.
– Intervista a Massimo Zamboni
– Resoconto di uno dei concerti berlinesi dei CCCP nel 2024 presso il RAW Gelände a Friedrichshain
– Articolo di Marta Nuzzo di Berlin Kombinat Tour sui luoghi di culto di Berlino Ovest-Kreuzberg
– Photo gallery su Berlino (Est e Ovest) negli anni Ottanta

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