LA DOLOROSA VITA DI KÄTHE KOLLWITZ

LA DOLOROSA VITA DI KÄTHE KOLLWITZ

KÄTHE KOLLWITZ

Käthe Kollwitz è stata una delle artiste tedesche più importanti e influenti del secolo scorso. Nata l’8 luglio 1867 a Königsberg, l’odierna Kaliningrad (Russia), facente parte dell’Impero Prussiano fino alla fine della II Guerra Mondiale, le creazioni della Kollwitz sono state profondamente influenzate dalla sua vita dolorosa costellata da tragici eventi. La vita dolorosa di Käthe Kollwitz ha influenzato tutte le sue opere. Sculture, disegni, incisioni e litografie da lei create hanno in comune il tema centrale della sofferenza dell’uomo, della guerra e dell’ingiustizia sociale.

DIMENSIONE KIEZ

In una tarda e fredda mattinata di gennaio di diversi anni fa, mentre esploravo in modalità random il quartiere di Prenzlauer Berg, mi sono ritrovato su una piccola piazza triangolare con al centro un giardino spoglio e desolato. Ho controllato sullo smartphone la posizione e ho letto Kollwitzplatz. Sulla mappa online era al centro di una piccola area denominata Kollwitzkiez: il termine Kiez indica un piccolo rione residenziale all’interno di un quartiere più ampio. Rispetto all’analogo Viertel, il Kiez è caratterizzato da uno spiccato senso della comunità, e denota una maggiore adesione sociale tra i residenti. I caffè, i locali e le attività commerciali del Kiez contribuiscono alla creazione di un’area distintiva e di un ambiente tipicamente familiare.

SCENE DI VITA

Il termometro segnava una temperatura prossima allo zero, eppure il piccolo triangolo urbano era animato da un concitato viavai di persone. Era quasi l’ora di pranzo: i lavoratori andavano in pausa e i bambini uscivano dagli asili e dalle scuole. Le sedie dei bar e dei ristoranti erano impilate, inclinate o rovesciate sui tavoli. Ho immaginato facilmente il tipico quadro primaverile o estivo, con i tavolini gremiti e, nel giardino rinverdito, il vocio dei bambini nelle aree di gioco, le panchine occupate e il bivacco sul prato.

IL QUARTIERE GIOVANE

In un angolo della piazza, mi sono seduto al centro di una lunga panchina snodata che ricordava un serpente. Lì ho pranzato con un sandwich, osservando l’ambiente circostante: su un lato spiccavano gli edifici costruiti nel dopoguerra, mentre sugli altri due quelli più antichi, risparmiati dai bombardamenti. Un ragazzo pedalava trainando una cargobike e una giovane donna spingeva un passeggino doppio semicoperto; non a caso ero nel quartiere berlinese con il più alto tasso di natalità.

LA DOLOROSA VITA DI KÄTHE KOLLWITZ
LA STATUA

Anche il piccolo bistrot dove avevo acquistato il mio pranzo frugale era dedicato alla sfortunata artista tedesca. Nel giardino al centro della piazza, immersa tra la vegetazione spoglia e vicino a un’area giochi desolata, dominava una grande statua in bronzo. Sopra un parallelepipedo marmoreo poggiava una figura di donna seduta, opera di Gustav Seitz. L’elegante compostezza e la sensazione di fierezza impressa sul viso mi suggerivano l’idea di una regina. Tuttavia, il cubo disadorno su cui era adagiata e la sua lunga tunica spartana non avevano nulla di nobile o regale. I grandi caratteri in rilievo sul basamento riportavano, ancora una volta, il nome di Käthe Kollwitz.

LA DOLOROSA VITA DI KÄTHE KOLLWITZ
LA DOLOROSA VITA DI KÄTHE KOLLWITZ
LA DOLOROSA VITA DI KÄTHE KOLLWITZ: IL VOLTO
LA DOLOROSA VITA DI KÄTHE KOLLWITZ

Ricordavo di averla intravista o letto il suo nome in giro per Berlino, anche su un francobollo della DDR affisso su una vecchia cartolina illustrata in un negozio di usato. Scrutai a lungo la scultura, osservandone il viso dalle labbra ricurve verso il basso e il capo proteso in avanti. Lo sguardo trasmetteva la dignitosa compostezza di chi porta sulle spalle il peso di un dolore insanabile e trattenuto. Scattai qualche foto mentre il vento iniziava ad aumentare di intensità, gettandomi in faccia una miriade di moleste goccioline ghiacciate. Notai che all’orizzonte il cielo era diventato funesto e cinereo e avvertii in lontananza il fragore dei tuoni. Riposi la fotocamera nello zaino e m’incamminai a passo svelto verso il bistrot. Ordinai un Tee e un Apfelstrudel, quindi digitai il suo nome sul motore di ricerca.

LA PIETÀ

Sull’Unter Den Linden, all’altezza di Bebelplatz, si trova la Neue Wache, un mausoleo ottocentesco in stile neoclassico di inizio ‘800, sede della Guardia reale, eretto in memoria dei caduti nelle guerre napoleoniche. All’interno, posizionata al centro e sotto l’oculo, una scultura della Kollwitz dalla potente forza espressiva, raffigurante una madre che stringe a sè il figlio morto.

LA DOLOROSA VITA DI KÄTHE KOLLWITZ

L’opera rappresentava un inestimabile dolore, purtroppo sperimentato dall’artista stessa: infatti, Käthe, aveva perso il figlio più giovane nella regione delle Fiandre, durante i combattimenti della I Guerra Mondiale. La perdita la segnò al punto da spingerla ulteriormente, e per il resto dei suoi anni, nell’esplorazione e rappresentazione delle sofferenze cagionate dalle guerre. Tutti i suoi manufatti, dal grande impatto, posseggono un’intensa e straziante forza espressionista.

IL MATRIMONIO

Sul finire del XIX secolo, Käthe sposò un medico, dal quale prese il cognome. Vissero in una casa popolare, al civico 56A della strada oggi a lei intitolata. Il marito conduceva un ambulatorio popolare destinato ai nuclei familiari meno abbienti. Per anni, la Kollwitz tratteggiò e ritrasse i volti e la quotidianità della Berlino più povera e disagiata.

LA DOLOROSA VITA DI KÄTHE KOLLWITZ: GLI ULTIMI ANNI A BERLINO

I suoi ideali pacifisti, l’appoggio al socialismo più puro e l’aperta ostilità verso il nazionalsocialismo costarono a Käthe Kollwitz l’ostracismo da parte del Terzo Reich. Tuttavia, la notorietà acquisita a livello internazionale la risparmiarono dalla deportazione e dal trattamento riservato ai nemici del regime. Visse a Berlino fino al 1943, da cui fuggì poco prima dei primi bombardamenti che la ridussero in un rogo e in cumulo di macerie. Il palazzo dove viveva con il marito, deceduto qualche anno prima, andò completamente distrutto, e molte delle sue opere d’arte andarono perdute per sempre. Nel 1944 Käthe si trasferì a Moritzburg, vicino Dresda, dove morì nell’aprile del 1945, a pochi giorni dalla resa tedesca.

IL MEMORIALE

La casa dove visse gli ultimi mesi ospita oggi un memoriale, mentre il principale museo sempre a lei dedicato si trova a Colonia. Dai suoi diari e lettere rinvenuti:
«Quando mi guardo indietro, nella mia vita lunga 77 anni, i ricordi più remoti si mescolano con le esperienze più recenti, ai miei amati figli, alla gratitudine per una vita che, nonostante le difficoltà, mi ha dato così tanto di buono; non l’ho sprecata e l’ho vissuta fino in fondo. Adesso chiedo solo che mi sia concesso di andarmene: il mio tempo si è concluso. La guerra mi accompagna fino alla mia fine…».

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