LA TRILOGIA BERLINESE

Un libro che analizza in profondità la produzione artistica di David Bowie durante il suo soggiorno berlinese, tra il 1976 e il 1978. Una straordinaria stagione di rinascita personale ed artistica che è entrato di diritto nelle pagine musicali più affascinanti degli anni Settanta. La rockstar britannica abbandonò le maschere del passato per immergersi nelle atmosfere decadenti di Weimar, nel rigore dell’Espressionismo visivo e nelle avanguardie sonore del Krautrock. Il testo di Thomas Jerome Seabrook esplora le tappe, i luoghi (come l’appartamento sulla Hauptstraße) e gli intrecci di un periodo ricco di fermenti che ha segnato per sempre l’immaginario collettivo della capitale tedesca.
FUGA E RINASCITA
Il periodo berlinese di David Bowie, compreso tra il 1976 e il 1978, è universalmente noto come il riparo dai mostri generati dal successo e dalle dipendenze da droghe e alcol. La scelta di Berlino, allora divisa dal Muro, non fu né casuale, né improvvisata: Bowie era da tempo affascinato dalla storia complessa e drammatica della Germania e della sua ex capitale. Gli anni ruggenti della Repubblica di Weimar, con i suoi cabaret, la satira trasgressiva e l’atmosfera decadente, esercitavano su di lui un fascino irresistibile.
NUOVE DIREZIONI

Le influenze di questa fascinazione si riflettono sia nell’estetica che nella musica della rockstar britannica. Bowie: la trilogia berlinese di Thomas Jerome Seabrook (Arcana Edizioni, 2006), approfondisce questa fondamentale parentesi artistica. Il libro analizza le prime sperimentazioni musicali al fianco di Brian Eno, le cui radici affondavano nella passione per il Krautrock e la Kosmische Musik. Gruppi come i Neu!, i Tangerine Dream e i Kraftwerk ispirarono con forza il Duca Bianco. Già in Station to Station, album che precede il suo periodo berlinese e anticipa la nota trilogia, si avverte una marcata propensione verso sonorità elettroniche e soluzioni musicali innovative.
ISPIRAZIONE ARTISTICA
L’appartamento in cui Bowie visse per circa due anni con l’amico Iggy Pop, al numero 155 di Hauptstraße, si trovava a Schöneberg. Un quartiere vibrante e ricco di fermento artistico, animato da artisti, scrittori e musicisti che favorì la loro interazione con la scena culturale locale. In questo periodo particolarmente intenso, l’artista inglese coltivò anche la sua passione per la pittura, realizzando numerosi quadri influenzati dall’Espressionismo tedesco. Frequentò il Brücke Museum, celebre per la sua collezione di opere fondamentali di questa corrente artistica. Tra gli artisti più rappresentativi figurano Ernst Ludwig Kirchner ed Erich Heckel.

ANONIMATO E LIBERTÀ
La relazione tra Bowie e Berlino non può essere ridotta a una semplice storia di fuga e redenzione. Questo periodo rappresenta una sintesi straordinaria della capacità dell’artista di assorbire e reinterpretare le molteplici anime di una città in continuo cambiamento. Il libro di Seabrook, attraverso una ricostruzione appassionata e accurata, racconta il percorso e l’intreccio delle influenze culturali e artistiche che sfociarono nella trilogia berlinese. Un viaggio affascinante che portò il musicista a spogliarsi degli abiti ingombranti dei vari Ziggy Stardust, Aladdin Sane e The Thin White Duke per abbracciare un nuovo stile di vita più essenziale e libero, sia sotto il profilo artistico che personale.
“ «La penso allo stesso modo di Günter Grass» , Bowie disse a “Vogue” nel 1978, «e cioè che Berlino è [al] centro di tutto quello che sta succedendo e succederà nei prossimi anni». … Anche politicamente Berlino era il fulcro del mondo moderno. La fine della seconda guerra mondiale aveva reso Berlino una città senza eguali. Era stato deciso che la Germania sarebbe stata divisa in quattro regioni separate, governate dalle principali forze di occupazione del paese: la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica e la Francia. La capitale, malgrado la sua posizione nel cuore del territorio sovietico, fu sottoposta alle medesime divisioni. … ”






