L’ALBA A BERLIN HAUPTBAHNHOF

Berlino si ridefinisce attraverso gli occhi di chi torna a visitarla, legando i fermoimmagine del passato alla vivacità del presente. L’alba a Berlin Hauptbahnhof è un racconto sensoriale che ha inizio nel cuore della grande stazione centrale, per poi snodarsi tra i “mostri” di Alexanderplatz e i colori del mercato turco lungo un canale. Attraverso lo sguardo del protagonista, la capitale tedesca emerge come un mosaico in perenne mutamento in un piccolo diario urbano che cerca di cogliere l’anima autentica di Berlino.
Indice
L’ALBA A BERLIN HAUPTBAHNHOF
WILLKOMMEN
Finalmente giunse l’alba. L’ingresso in Berlin Hauptbahnhof l’avevo immaginato diverso, più scenografico e carico del pathos tipico delle lunghe attese. Per tutta la durata del viaggio, avevo pregustato l’entrata trionfale sotto l’ampia volta di vetro. pronto a immortalare l’istante con la mia reflex, ma il treno a un certo punto venne inghiottito dal buio. Solo in quel momento ricordai che i binari del piano più alto della stazione centrale erano riservati ai regionali e alla S-Bahn; intercity e alta velocità partono e arrivano da quelli interrati. Ero comunque felice: l’annuncio dagli altoparlanti sanciva ufficialmente la conclusione del lungo e travagliato viaggio. Sceso dal treno, mi avviai verso l’uscita su Washingtonplatz, solleticato dal profumo di caffè e lieviti proveniente dai bar che stavano aprendo. Un cielo incredibilmente limpido ammiccava oltre l’imponente facciata in vetro e i primi raggi di sole accendevano i riflessi del placido Spree.
2013: WORK IN PROGRESS
A parte i bar e i chioschi, le attività commerciali erano ancora chiuse. Rientrai per prendere un caffè con brioche che gustai fuori, seduto sui gradini davanti al cubo specchiato illuminato dalle luci tenui dell’alba. Sullo sfondo la Fernsehturm e la cupola in vetro del Reichstag sembravano salutarmi. Ripensai alla prima volta che ero capitato lì, giusto dieci anni prima, in una gelida e piovigginosa mattina di febbraio: avevo notato quel colosso in vetro e acciaio e il suo tramestio umano dall’altro lato del fiume. A quei tempi Washingtonplatz era ancora uno sterminato cantiere immerso nel fango.
MOLTKEBRÜCKE
Il meteo annunciava un picco anomalo di caldo, ma a quell’ora la temperatura era ancora gradevole e una brezza piacevole mi accarezzava, mentre la piazza si animava e jogger e biker scivolavano verso il fiume, sotto il Moltkebrücke, uno dei ponti più antichi di Berlino. Sopravvissuto alla II Guerra Mondiale, è una mirabile struttura in pietra rossa risalente al XIX secolo, impreziosita da fregi e sculture che nelle belle giornate vengono accesi dal sole.


ALEXANDERPLATZ
Dopo un po’ di scatti per immortalare quei momenti, si era fatta mattina inoltrata, così decisi di raggiungere l’abitazione dei miei amici a Friedrichshain. Sceso dalla S-Bahn ad Alexanderplatz, mi emozionai come ogni volta davanti alla sterminata piazza di Mitte. Come detto più volte, non è un luogo particolarmente suggestivo: una fredda distesa di cemento, circondata da edifici moderni, alcuni di impronta brutalista. La piazza, completamente distrutta dalle bombe dell’ultima guerra, fu ricostruita secondo i criteri dell’architettura socialista. Alex, come la chiamano i berlinesi, diventò il cuore pulsante della capitale della neonata DDR.
L’ALBA A BERLIN HAUPTBAHNHOF
OGGI
Anche dopo la caduta del Muro, Alexanderplatz ha mantenuto la sua importanza di punto di riferimento, grazie alle numerose attività commerciali e alla sua funzione di importante snodo per i trasporti. Laddove un tempo transitavano migliaia di berlinesi dell’est per recarsi al lavoro, oggi dominano le insegne di grandi catene globali. Un cambiamento così radicale da sembrare una beffa per la Berlino Est simbolo del socialismo e dell’anti-capitalismo.
ESTATE / INVERNO
Trovai, come di regola, le transenne dei cantieri che mi costrinsero a una gimcana per attraversare la piazza e raggiungere la fermata del tram. Una volta sceso a Mollstraße, ritrovai gli ormai familiari Plattenbau dalle facciate verdi, circondati da una fitta vegetazione rigogliosa. Un forte contrasto con la volta precedente, con gli alberi spogli e il cielo plumbeo tipici dell’inverno. Pur preferendo Berlino nei suoi mesi più bui e rigidi, riconobbi quanto la Berlino estiva fosse incantevole.



In alto, la fermata dei tram. A sinistra, Alexanderplatz, con la Fernsehturm riflessa sulla facciata a specchio di uno dei moderni edifici. Sopra, i Plattenbau del complesso S-block, detto anche die Schlange (il serpente).

MAYBACHHUFER WOCHENMARKT
Appena arrivato, uno degli amici mi chiese di accompagnarlo al mercato turco di Neukölln-Kreuzberg. Ero abbastanza stanco, ma non me lo feci ripetere due volte: il mercato multietnico a pochi minuti da Kottbusser Tor è uno dei miei luoghi preferiti; una meta indispensabile per chiunque desideri immergersi in un quadro reale e autentico di quotidianità berlinese. Lungo il Maybachufer, uno dei tanti canali cittadini, svariati banchi vendono frutta, verdura e prodotti tipici. Finito il giro tra le bancarelle, la colonnina aveva superato i 30 gradi e il tasso di umidità era diventato insopportabile, per cui ci riparammo in un bar da cui osservai entusiasta il fitto brulichio di una delle zone più vivaci e Multi-Kulti di Berlino.




HAPPY END
Infine arrivammo all’appartamento messomi a disposizione; con mia grande sorpresa scoprii trovarsi sulla stessa strada dove avevo alloggiato una delle mie prime volte a Berlino, oltre quindici anni prima. Un bel monolocale con due grandi finestre affacciate su un tipico Hof berlinese. Dopo lo spettacolo dell’alba a Berlin Hauptbahnhof e il tramonto nel vivace Samariterviertel, ero pronto a cadere sul letto, stanco ma carico di progetti ed entusiasmo per i giorni a venire.







