JE SUIS KARL

JE SUIS KARL

JE SUIS KARL di Christian Schwochow (Germania – Rep. Ceca 2021)

Al momento dell’uscita nelle sale, Je suis Karl ha fatto storcere il naso a numerosi critici cinematografici. Il tema centrale del film non era dei più semplici: la progressiva avanzata dei movimenti xenofobi e nazi-fascisti in Europa. L’approccio a questa tematica è insidioso e rischia di scadere facilmente nella retorica delle ideologie. Le elezioni europee della scorsa settimana – 6-9 giugno 2024 – hanno visto, almeno in Germania, la vittoria della Union, la coalizione di CDU e CSU, i due principali partiti tedeschi di centro-destra, ma soprattutto il piazzamento, come secondo schieramento, dell’AFD, partito nazionalista ed euroscettico di estrema destra.

JE SUIS KARL
DUE FACCE

Purtroppo, la pellicola diretta da Christian Schwochow fallisce nell’offrire una chiave di lettura onesta e non faziosa sulle minacce dei movimenti nazionalisti ed estremisti. Il lungometraggio è composto da due parti distinte: la prima, incentrata sulla tragedia che colpisce la famiglia della protagonista, è il segmento meglio riuscito. Tuttavia, nella seconda metà, la narrazione prosegue maldestramente, scadendo in enfasi e radicalizzazioni che sfociano in un finale apocalittico. La scelta di spingere con foga sull’acceleratore si rivela infelice e incauta. L’impressione è quella di un’opera scoordinata e disunita che, dopo un avvincente preludio, degenera nella proposta di un’interpretazione precisa e univoca.

JE SUIS KARL
PROTAGONISTI

Je suis Karl sembra assecondare l’attuale clima di polarizzazione, finendo con l’imporre l’urgenza di una presa di posizione piuttosto che quella di un’analisi approfondita. In tal senso, il personaggio di Karl è funzionale e prevedibile: attraente e carismatico al punto da conquistare la bella e fragile Maxi, devastata dalle recenti perdite affettive. Nonostante le sue evidenti debolezze, il film non va snobbato; dato l’argomento, oggi più che mai attuale, può comunque stimolare dibattiti interessanti.

JE SUIS KARL
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JE SUIS KARL
RETORICA

In fondo, Je suis Karl è la classica occasione mancata. Parte con l’obiettivo di marcare il solco che separa i fanatismi dalle ideologie, ma finisce per inciampare nella banalità delle semplificazioni. I punti deboli del film non risiedono tanto nella credibilità di situazioni e personaggi, né negli eccessi del finale, bensì nell’artificiosa estetizzazione di aspetti e componenti perlopiù piatti e superflui.

ALTERNATIVE

Per concludere, due film tedeschi che esplorano il tema scottante degli estremismi ideologici da prospettive non convenzionali o demagogiche. Kriegerin, noto anche con il titolo Combat Girls (2011), è ambientato in un villaggio rurale della Germania orientale: qui, un’adolescente con una situazione familiare difficile sfoga la propria rabbia frequentando un gruppo di attivisti neonazisti. E domani il mondo intero (2011), titolo originale Und Morgen die ganze Welt, racconta invece le attività di una comune antifascista nella città di Mannheim. Quest’ultimo film ha diviso la critica per il ritratto crudo e impietoso di un movimento di estrema sinistra e delle sue espressioni più violente.

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