INFANZIA A BERLINO TRA LE DUE GUERRE

INFANZIA A BERLINO TRA LE DUE GUERRE

BAMBINI E MACERIE

Il rogo di Berlino di Helga Schneider è una delle opere letterarie più avvincenti sui drammi della Seconda guerra mondiale. L’autrice, originaria della Slesia e cresciuta a Berlino, ha raccolto in un crudo e struggente diario dei ricordi, la sua infanzia nella capitale tedesca ridotta in macerie. Leggendolo, l’ho spontaneamente associato a un breve racconto ambientato nella Berlino degli anni ’20, diametralmente opposto. Un interessante parallelismo tra due differenti esperienze di infanzia, entrambe rappresentative della Berlino sofferente tra le due guerre.

INFANZIA A BERLINO TRA LE DUE GUERRE – LA GRANDE BERLINO

Dopo la caduta dell’Impero Prussiano, all’alba della Repubblica di Weimar, Berlino continuò il suo graduale processo di espansione. Infatti, a partire dagli anni ’20, il nucleo centrale della città inglobò le cittadine e i villaggi limitrofi, a completamento del progetto della Groß-Berlin avviato sul finire del secolo precedente. Ecco perché a Berlino non c’è effettivamente un unico centro storico che la caratterizzi, e anche la presenza di frequenti doppi toponomastici. Quando tentai di visitare la strada dove avevano abitato David Bowie e Iggy Pop a metà degli anni ’70, al numero 155 della Hauptstraße a Schöneberg, andai letteralmente in confusione.

LA CITTÀ DEI MUNICIPI

Anche la varietà degli stili architettonici e la presenza degli storici Rathaus (se non distrutti dalla guerra) dei vari quartieri, un tempo indipendenti, spiegano l’atipica struttura urbanistica della capitale tedesca. Cliccando sui link sottostanti, alcuni esempi.

INFANZIA A BERLINO TRA LE DUE GUERRE -LA FANCIULLA DI WALSER
INFANZIA A BERLINO TRA LE DUE GUERRE

«Berlino è la città più bella, più ricca di cultura, in tutto il mondo. Sarei riprovevole se non fossi fermamente convinta di ciò. Non vive forse qui l’Imperatore? Chi potrebbe costringerlo a vivere qui se non fosse il posto che gli piace di più? … Io e papà abitiamo nel quartiere più distinto. I quartieri silenziosi, accuratamente puliti e di una certa età, sono distinti. …». (Die Kleine Berlinerin di Robert Walser)
La piccola berlinese raccontata da Robert Walser, non può sapere che presto rimpiangerà i privilegi della sua infanzia dorata, da figlia di un ricco commerciante d’arte. Vive, infatti, in uno dei quartieri più eleganti e benestanti del centro, dove i meno abbienti accedono per prestare servizio nelle dimore delle famiglie più agiate.

FASCINO E DECADENZA

La piccola berlinese, ignara degli eventi che stravolgeranno anche la sua tranquilla esistenza, indugia sul suo florido e pragmatico presente.

«… Le nostre strade a Berlino hanno perso quanto avevano di sporco e ineguale. Sono lisce come superfici ghiacciate e luccicano come pavimenti accuratamente lucidati. …».

Poi, dopo alcune considerazioni abbastanza superficiali, esprime la propria visione ingenua e romantica sul logorio del tempo.

«… E ciò che è proprio nuovo? Non vorrei abitare in una casa del tutto nuova. Nelle case nuove c’è sempre qualcosa che non va. … No, non vorrei vivere stabilmente in nessun altro posto che a Berlino. Hanno forse una vita più bella i bambini delle piccole città, di quelle città già tutte vecchie e malconce? Certo che là c’è qualcosa che non c’è da noi. Romanticismo? Credo di non sbagliarmi se considero romantico qualcosa che vive ancora solo a metà. Le cose maltenute, sbriciolate, rovinate, per esempio, le vecchie mura di una città. Ciò che non serve a niente, che è bello in modo misterioso, ecco quel che è romantico. …».

INFANZIA A BERLINO TRA LE DUE GUERRE – HELGA

Due decenni dopo, nell’autunno del 1944, Berlino sta inevitabilmente per capitolare sotto l’assedio delle forze alleate. Helga, di appena 7 anni, e il fratellino minore vivono, come gran parte dei berlinesi, nascosti in una cantina adibita a rifugio antiaereo. Le condizioni di vita sono a dir poco estreme, e solo tra un raid e l’altro i civili si arrischiano a uscire per procurarsi acqua e cercare cibo, in una città desolata e spettrale, con l’odore di morte e macerie che penetra fin dentro ai polmoni. Lo scenario di distruzione, le strade disseminate di macerie, cadaveri e carcasse di animali, marchieranno i loro ricordi come orridi tatuaggi indelebili.

Donne e macerie
INFANZIA A BERLINO TRA LE DUE GUERRE
INFANZIA A BERLINO TRA LE DUE GUERRE – INFANZIA STRAPPATA

«… “Devo fare pipì” mugolai. Lei sospirò di nuovo, inghiottì saliva e rossetto e concesse: ” E falla, cosa aspetti?”. “Dove?”. “Ma qua, là, che problema c’è?”. ” Mi vergogno”. “Ma non ti vede nessuno!”. Esitai. Allora lei accennò un piccolo, stanco, disarmato sorriso e si voltò guardando in fondo alla strada, dove c’era la sua casa. Subito mi accosciai e feci pipì in una buca che sapeva di zolfo, ma nello stesso tempo qualcosa attirò la mia attenzione. Era il tronco di un orsacchiotto…».

Helga Schneider, oggi vive a Bologna ed è una cittadina naturalizzata italiana. Il rogo di Berlino testimonia la sua infanzia vissuta nella paura e nell’ovvia incapacità di comprendere le logiche della guerra. Ancora oggi, gli orrori di cui fu testimone la tormentano popolando i suoi peggiori incubi.

INFANZIA A BERLINO TRA LE DUE GUERRE
INFANZIA A BERLINO TRA LE DUE GUERRE
INFANZIA A BERLINO TRA LE DUE GUERRE – PICCOLI COMBATTENTI

Il film del 2004 La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler racconta il periodo finale del Terzo Reich in una Berlino ormai destinata alla resa incondizionata. Tuttavia, il Führer, che non voleva accettare l’evidenza e l’umiliazione della sconfitta, tentò fino all’ultimo di salvare l’onore della Germania o, per meglio dire, il proprio. Furono perciò arruolati persino gli uomini più anziani e, soprattutto, un’ingente quantità di ragazzini che, imbracciate le armi, combatterono in prima linea per una causa ormai irrimediabilmente persa. Naturalmente molti di loro persero la vita.

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