IL SIGNOR NORRIS

IL SIGNOR NORRIS

Gli ultimi scampoli della Repubblica di Weimar nella Berlino di fine anni Venti. L’ombra del nazionalsocialismo si allunga sulle strade, sui locali e sulle vite, ma la città pulsa ancora energia. Christopher Isherwood racconta questo scenario incerto e di paura attraverso la figura eccentrica di Mr. Norris, un dandy inquieto e simpatico che ama i piaceri della vita e le conoscenze utili. Questi, gli ingredienti di Il Signor Norris se ne va, un romanzo brillante che mescola, attraverso uno sguardo attento e lucido, ironia e una modernità sorprendente.

IL SIGNOR NORRIS SE NE VA di Cristopher Isherwood (1935)

SCENARIO

Berlino, tra la fine degli anni Venti e l’inizio dei Trenta, è una metropoli culturalmente vivace e dinamica, ma anche piena di contraddizioni. Le strade pulsano di energie contrastanti: da un lato avanguardie e slancio progressista, dall’altro povertà e precarietà sociale che mordono ogni angolo della città. Di conseguenza, locali pubblici e caffè diventano snodi cruciali e luoghi di discussione politica; luoghi in cui si incrociano intellettuali, attivisti e artisti. In questo clima, la metropoli continua comunque a reinventarsi, a difendere con ostinazione la propria vocazione al cambiamento mentre tutto intorno sembra franare.

LA FINE DI UN’ERA

Alla vigilia della salita al potere di Adolf Hitler, il fermento politico a Berlino sembra resistere e non rinunciare a un desiderio di libertà che sopravvive alla paura. Tuttavia, le crescenti tensioni sociali generano uno spirito di rassegnazione verso un futuro sempre più difficile. La propaganda del nascente partito nazionalsocialista è sempre più aggressiva; alimenta e sfrutta un clima instabile, carico di un malcontento sotto le cui braci cova una violenza latente. Il Signor Norris se ne va racconta le vibrazioni e il sentimento di una metropoli che avanza verso un’ombra pronta a inghiottirla.

L’ASCESA DEL NAZISMO

Gli eventi narrati nel romanzo seguono la crescita di una forza sinistra che si infiltra nella vita quotidiana dei berlinesi. Di giorno in giorno, le aggressioni delle SA sono sempre più frequenti e il clima di paura è sempre più palpabile. Nel mentre, la propaganda nazionalsocialista si sta diffondendo agevolmente nel caos generato dalla sempre più pressante instabilità economica e sociale. Ciononostante, nei salotti, nei caffè e nei circoli clandestini, si formano sempre più gruppi di oppositori e moti di resistenza determinati nel voler contrastare un’ondata che sembra inarrestabile. In questo quadro generale, il romanzo di Isherwood descrive una realtà che mette in luce il senso di un’epoca in bilico sull’orlo di un baratro.

CHI È IL SIGNOR NORRIS

William Bradshaw (l’io narrante, alter ego di Isherwood) incontra Arthur Norris a bordo di un treno: quest’ultimo è un uomo maturo, raffinato e affabile con, tuttavia, comportamenti ambigui e misteriosi. I suoi modi eccentrici lo rendono un personaggio divertente e sfuggente allo stesso tempo; il suo stile da dandy maschera trame personali indecifrabili, mentre i suoi legami politici poco trasparenti aggiungono a tensione e fascino al suo profilo. Il romanzo lo ritrae come un funambolo sociale sospeso tra nobiltà d’animo, affabulazione e opportunismo: ogni rapporto umano sembra nascondere o comportare dei rischi calcolati.

WILLIAM E ARTHUR

Bradshaw osserva il Signor Norris con curiosità divertita e un filo di ammirazione, sebbene mantenga costantemente una certa diffidenza. Con il passare del tempo, l’amicizia tra i due uomini rimane sospesa in una zona grigia fatta di vicinanza e cautela: William è attratto dall’eccentricità dell’uomo, eppure comprende i rischi legati alla sua assoluta imprevedibilità. Di conseguenza, le loro conversazioni costruiscono dinamiche e dialoghi pregni di ironia e attenzione reciproca; il giovane, pur colpito dal fascino ambiguo di Mr. Norris, nutre una certa diffidenza che lo costringe a essere sempre vigile.

LA MODERNITÀ DI ISHERWOOD

Come già scritto in un precedente post sul più celebre romanzo di Isherwood, Addio a Berlino, lo stile dell’autore britannico colpisce per leggerezza e disinvoltura. La sua prosa diretta, limpida e moderna è capace di narrare scene e persone con la fedeltà di un’istantanea. Una scrittura lineare, scorrevole e priva di sovrastrutture che cattura l’atmosfera di una metropoli in bilico e che trasforma la quotidianità in materiale narrativo vibrante. Il signor Norris se ne va conferma questa attitudine, anticipando sensibilità e modalità narrative oggi forse scontate, ma che all’epoca rappresentavano un approccio nuovo, più vicino all’osservazione diretta e reale che all’enfasi e al registro aulico di molti romanzi di quel periodo.

“ Quella sera, quando suggerii ad Arthur di andare a cena al solito ristorante, questi, con mia grande sorpresa obiettò:
« È troppo rumoroso, là dentro, ragazzo mio. I miei nervi sensibili si ribellano all’idea di una serata col jazz. Quanto alla cucina, è notevole, persino in questa ottusa città, per la sua abbiettezza. Andiamo al Montmartre. »
« Ma, caro Arthur, è terribilmente caro. »
« Non importa. Non importa. In questa vita così breve, non si deve pensar sempre che le cose siano care. Siete mio ospite, questa sera. Dimentichiamo per poche ore le pene di questo duro mondo e godiamocela. »
«
Siete molto gentile. »

Al Montmarte, Arthur ordinò lo champagne.
«
Questo è un avvenimento di così eccezionale buon auspicio che credo che possiamo, con ottima giustificazione, trasgredire alle nostre rigide abitudini rivoluzionarie. »
Scoppiai a ridere:
« Sembra che gli affari vi vadano molto bene. Debbo proprio ammetterlo. »
Arthur si strinse il mento cautamente fra l’indice e il pollice.
« Non posso lamentarmi, William. Per il momento, almeno. No, non posso lamentarmi. Ma temo che la tempesta s’avvicini. »…”

IL SIGNOR NORRIS

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