IL MISTERO DI HAUPTSTRAßE

SULLE TRACCE DEL DUCA BIANCO
Ho accennato in un altro post delle mie disavventure berlinesi. Integro la questione con un recente aneddoto che intitolerò Il mistero di Hauptstraße, naturalmente a Berlino. A inizio 2020 sono tornato finalmente nella capitale tedesca, a più di due anni dalla volta precedente. A fine gennaio, nei cosiddetti giorni della merla: il periodo forse meno consigliabile per visitare Berlino ma che offre altri vantaggi, come il costo dei voli: ho pagato meno di 40 € per un biglietto a/r.
INVERNO A BERLINO
Nessuna stagione più dell’inverno rende Berlino ai miei occhi così ricca di fascino, nonostante il grigio e il rigore dei mesi freddi. Altro aspetto non trascurabile è la scarsa presenza di turisti. Sempre a gennaio, qualche anno fa, mi rifugiai a Berlino perché si era rotta la caldaia di casa mia a Roma. Dato il lungo tempo di attesa per il pezzo di ricambio necessario alla riparazione, decisi di volare a Berlino. Sembrò una scelta quantomeno folle, considerando che l’inverno sul Tirreno è piuttosto mite rispetto a quello mitteleuropeo. Tuttavia, va ricordato che a Berlino, a dispetto di temperature che fino a marzo scendono regolarmente sotto lo zero, la quasi totalità delle case, dei negozi e dei locali sono ben riscaldati. Il tempo trascorso all’aperto è limitato a quello necessario per raggiungere una fermata dei trasporti, un caffè o un’abitazione.
IL MISTERO DI HAUPTSTRAßE
In occasione del mio più recente soggiorno, a causa del maltempo, il mio volo di ritorno è stato spostato al giorno successivo. Ho quindi deciso, nel tempo in più a disposizione, di visitare un preciso indirizzo. Una meta un po’ da fanatico, ma trovavo qualcosa di affascinante e mistico nel pellegrinaggio verso la strada dove David Bowie e Iggy Pop avevano vissuto. In Hauptstraße, nel quartiere di Schöneberg, i due amici avevano trovato nuova linfa artistica e, soprattutto, salvato le proprie vite. Infatti, si erano trasferiti a Berlino per allontanarsi dagli eccessi e dagli abusi che li stavano logorando; una scelta che poteva suonare come l’ inizio di una dieta a un banchetto nuziale. In realtà funzionò. In meno di un paio d’anni, i due amici si rimisero in sesto e sfornarono una manciata di album destinati a diventare delle pietre miliari.

QUASIMODO
In realtà alcune testimonianze dell’epoca riferirono di abitudini distanti dall’essere esempi di rigore e sobrietà. Qualcuno raccontò di selvagge scorribande notturne e sfrenate spole alcoliche tra i club più alternativi e trasgressivi della città.
Pensavo di bere una birra nel piccolo bar accanto al portone del loro condominio, dove trascorrevano molto tempo. Di seguito sarei andato a visitare due locali di Charlottenburg che frequentavano regolarmente: iil Quasimodo, un jazz club e il Lützower Lampe, un bar-cabaret tra i primi a promuovere la libertà individuale, la subcultura queer e il nascente movimento punk. Infine, gli Hansa Tonstudios dove videro la luce “Heroes” e Lust for Life. Dove anche i Depeche Mode erano di casa e gli U2, con Brian Eno, registrarono Achtung Baby, uno dei miei album preferiti.
IL MISTERO DI HAUPTSTRAßE: PLANNING
Il piano per il giorno extra doveva iniziare con la visita a un bar italiano a Moabit di cui avevo letto bene sui social, e concludersi alla Bösebrücke di Bornholmer Straße dove, 30 anni prima, i primi tedeschi dell’est avevano oltrepassato il Muro. Su un quaderno avevo annotato le indicazioni estrapolate da Googlemaps, per cui all’indomani, armato di Tageskarte (biglietto giornaliero) e fotocamera sono partito pieno di fiducia ed entusiasmo. Il primo autobus giunse in perfetto orario, ma una volta a bordo e sedutomi comodamente, feci una scoperta atroce.
L’INCIDENTE
Avevo dimenticato il prezioso diario di viaggio a casa, probabilmente sul tavolo. Avrei potuto scendere alla fermata successiva e tornare a casa per recuperarlo, ma in questi casi sono solito perdere del tutto il raziocinio. Infatti, mentre il mezzo si allontanava velocemente, continuavo a ravanare nello zaino, nella speranza che l’oggetto agognato si materializzasse magicamente al suo interno. Raggiunto un adeguato spirito di rassegnazione, ero ormai prossimo alla prima tappa. Indirizzi e linee per gli step successivi erano ben memorizzati sul quaderno, ma non nella mia mente. Poco male, pensai tirando fuori il cellulare. La batteria era quasi scarica, quindi avrei dovuto attaccarmi alla rete elettrica nel posto dove avrei pranzato.
TUTTO DA RIFARE
Nel mentre era trascorsa già un’ora, e avrei dovuto rientrare nel pomeriggio, in tempo per il ritorno dal lavoro dell’amico che mi aveva lasciato il suo mazzo di chiavi. Rinunciai alla perfetta colazione italiana ed entrai nel primo bar che trovai, all’angolo tra la Rathenower e la Perleberger Straße. Lì ricaricai un po’ lo smartphone, ma soprattutto il mio spirito un po’ affranto con una fetta di torta e un caffè. Digitai su maps Hauptstraße e ottenni nuovamente le indicazioni. Leggendole, capii quanto fossero pessime le mie facoltà mnemoniche: un bus, la S-Bahn e un altro bus, per circa 40 minuti di percorrenza: mi sembrò un percorso completamente diverso.
IL MISTERO DI HAUPTSTRAßE: L’EROE
Raggiunsi la stazione di Wollankstraße e lì presi il treno fino a quella di Wilhemsruh. Nell’attiguo supermercato Norma acquistai qualcosa da mettere tra i denti. Trangugiai un panino secco al formaggio, una banana e fumai un discutibile sigarillo alla vaniglia che pare vendano solo in questa catena turca. Diedi un’occhiata all’orologio: erano quasi le 14:00 e iniziavo a paventare possibili difficoltà nel completare il programma pianificato, ma non mi persi d’animo. L’ultimo autobus, quello che mi avrebbe portato in appena quattro fermate a Hauptstraße, non si fece attendere. Scesi alla fermata prevista con “heroes” che suonava nel mio ipod: una coincidenza che quasi mi commosse. In fondo mi sentivo un po’ eroe per aver portato il mio compito a termine.

LA TARGA
Il quartiere mi apparve molto tranquillo e residenziale. Al civico 55 trovai una piccola palazzina anonima, con un vialetto di accesso al portone. Intorno, tutto era deserto. Mi avvicinai per individuare la targa commemorativa di cui avevo letto, ma trovai solo un foglio affisso al vetro, ovviamente a me incomprensibile. Da una finestra dell’ultimo piano una signora mi osservava con uno sguardo indagatore. Rinunciai a estrarre la reflex dallo zaino e fotografai il portone con lo smartphone, cercando di non dare troppo nell’occhio. L’indicatore di batteria indicava il 40%. Con tre ulteriori percorsi da compiere in meno di due ore, non era certo una buona notizia. Mi convinsi che forse la targa era stata rimossa. Nel mentre, non mi capacitavo sul come due rockstar maledette avessero composto China Girl in un contesto così anonimo. Poi l’illuminazione: il bar, di cui non vi era alcuna traccia.
SVISTA
Riaprii le mappe di Google e riscontrai il mio stupido errore: Hauptstraße 155, non 55. Riprogrammai il navigatore e per fortuna appresi che l’indirizzo esatto era tre fermate più avanti. Attesi l’autobus in compagnia di una giovane donna dai tratti mediorientali, mentre in cuffia ascoltavo Yassassin, tratta da Lodger. Quando scesi al civico 153, era trascorsa un’altra mezz’ora e la batteria era scesa al 30%.

IL MISTERO DI HAUPTSTRAßE: IL MUSEO
Al 155 di Hauptstraße trovai una palazzina di 2 piani, certamente meno anonima, eppure qualcosa non mi convinceva. Davanti al portone del civico sbagliato, ricordavo di avere visto sullo smartphone un edificio più imponente di quello, e soprattutto in un contesto meno rurale, da paesello, di quello dove mi trovavo. Inoltre nemmeno lì vedevo la targa commemorativa; solo delle luci accese al primo piano. Dietro i vetri, il fermento di alcune persone nel pieno delle loro attività lavorative. Senza abbattermi, ipotizzai che l’appartamento di David fosse stato adibito a museo: in fondo non mi suonava affatto insensato.
NEVER GIVE UP
Nemmeno di fronte all’evidenza, mi arresi. Scattai qualche foto, sotto lo sguardo perplesso di un tizio sonnecchiante a bordo del suo furgoncino. Quel veicolo, insieme ad altri parcheggiati di fronte alla casa, rendeva impossibile ottenere un’immagine decente. Attesi una decina di minuti, confidando che qualcuno se andasse liberando la visuale. Buttai di nuovo l’occhio sullo smartphone: l’indicatore segnava un rosso 15%. Quindi un sussulto: il bar di fianco.

PUNKABBESTIA
L’edificio a fianco non aveva certo l’aspetto di un locale aperto al pubblico, ma decisi comunque di accedere nell’area cortilizia per sbirciare meglio. Forse speravo di ritrovarmi davanti a un bel murales ritraente Ziggy Stardust, ma capii presto che, invece che un’opera di Blu, avrei trovato al massimo un cane feroce o qualche gallina. Poco dopo sopraggiunsero due ragazze punkeggianti che, parlando tra loro, mi scrutavano con perplessa diffidenza. Immaginavo il tenore dei loro incomprensibili discorsi:
– Che cazzo sta facendo quell’idiota dentro la nostra proprietà?
– Chiamiamo la polizia?
– Sei pazza? Con tutta la roba che abbiamo addosso? Andiamo a sguinzagliare Adolf e Brutus*.
Mi allontanai con rapidità e lì accettai finalmente il mio totale fallimento. Mentre inveivo contro Googlemaps, continuavo a guardare inebetito e sopraffatto dal mistero il cartello stradale che, di fronte a me, continuava a riportare il nome di Hauptstraße, Berlin.
*i loro due rottweiler
RESA
A quel punto restava giusto il tempo necessario per rincasare prima che il mio amico tornasse dal lavoro. In attesa del bus, mi consolai un po’ con il preludio di un bel tramonto e i Depeche Mode in cuffia:
I want somebody to share, share the rest of my life
Share my innermost thoughts, know my intimate details
Someone who’ll stand by my side…
(Chiunque, a patto che non rida di me).

IL MISTERO DI HAUPTSTRAßE: SOLUZIONE
La Grande Berlino (originariamente circoscritta al quartiere centrale di Mitte) nacque nel 1920, con l’annessione dei villaggi autonomi circostanti, come Spandau, Pankow, Neukölln o Lichterfeld. Ecco spiegata la presenza di numerosi municipi antichi; molti odierni Ortsteil hanno mantenuto anche la loro Hauptstraße (letteralmente “strada principale”). Ergo, a Berlino ci sono più di una strada chiamata principale. Se fossi stato più scrupoloso nelle ricerche, mi sarei risparmiato un pomeriggio trascorso in un quartiere nord-orientale di cui ignoravo l’esistenza.









Appena hai nominato Roma mi sono sciolto dalla commozione, perché è una città alla quale mi legano tanti splendidi ricordi. Hai sentito la canzone che le ha dedicato Max Pezzali (In questa città)?
No, sono fermo a Roma capoccia der mondo infame… :)
Allora ti consiglio di ascoltarla. E ti consiglio anche di vedere questo splendido film: https://wwayne.wordpress.com/2019/11/09/deve-rimanere-un-segreto/. Grazie per la risposta! :)