IL 27 GENNAIO HA ANCORA SENSO?

27 Gennaio: ogni anno, l’arrivo del Giorno della Memoria solleva la stessa questione: ha ancora senso scrivere qualcosa che non sia già stato detto? Osservando la solennità impeccabile delle istituzioni, il contrasto stridente con la realtà che scorre ogni giorno davanti ai nostri occhi. Il silenzio non può essere un’opzione. Il Giorno della Memoria non può essere un esercizio di stile da archiviare ogni anno dopo il tramonto. Specialmente quando il presente bussa con una violenza inaudita e impossibile da ignorare.
Indice
SEMPLIFICAZIONI E RETORICA
Quest’anno pensavo di non scrivere nulla circa a ricorrenza odierna. Sentivo che ormai non ci fosse piĂą nulla da aggiungere all’importanza di una giornata che va ben oltre la retorica di facciata. Ma, soprattutto, che neutralizzi o contenga lo sfruttamento opportunistico di molti.
Stamattina, ho seguito l’intervento del Presidente Mattarella. Seduti in prima fila, molti dei principali esponenti dell’attuale Parlamento. Ho pensato a quanto fosse disonesto sventolare dogmi come “mai più” e “per non dimenticare” con tutto ciò a cui assistiamo. Soprattutto considerando che queste figure di alto profilo, per convenienza o cecitĂ , abbiano girato lo sguardo, e hanno rifiutato di chiamare con il solo nome possibile ciò che è accaduto a Gaza. A come, dall’altra parte, conseguenze ed effetti di un’infamante vergogna ricadano su un intero popolo. Questo ignorando chi si dichiara distante da correnti sioniste e addirittura si espone condannando pubblicamente le politiche del governo di Netanyahu.
UN MONDO POLARIZZATO
Inoltre, le reazioni a questi temi sono inevitabilmente figlie di un clima polarizzato, alimentato da un’informazione sempre meno libera e amplificato dalla rete. Aprire un dibattito onesto, aperto e non ideologico è praticamente quasi impossibile, soprattutto per noi comuni mortali privi di poteri decisionali. Inoltre, il pensiero maturato raramente è puro e incontaminato. La necessitĂ di esprimerci ci spinge a reagire d’impeto, senza concederci il tempo, l’analisi e la profonditĂ che una riflessione autentica richiede. Prevale, ostinata, l’urgenza dello schieramento, della divisione dell mondo in fronti opposti; chiunque non la pensi come noi è un nemico, o uno stupido.
GIORNATA DELLA MEMORIA
Ha ancora senso la data del 27 Gennaio? Continuo a pensare che lo sterminio di milioni di ebrei nel secolo scorso resti la pagina più angosciante e sconvolgente della Storia più recente. Insieme, va ribadito, a ciò che è possibile vedere, da oltre due anni, sui nostri smartphone. Presente e passato non si oscurano a vicenda: sono luci che, accostate, rendono il quadro più nitido. Per questo provo disagio davanti alla solennità istituzionale, al cordoglio prefabbricato e al lutto ostentato come un abito elegante, per apparire giusti e moralmente irreprensibili. Io, da persona comune, vorrei invece provare a dare un valore reale e sincero a questo Giorno della Memoria delle vittime dell’Olocausto, anche se non mi ha mai coinvolto personalmente.
PRIMA VENNERO… (MARTIN NIEMĂ–LLER)
« Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perchĂ© rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perchĂ© mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perchĂ© mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perchĂ© non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare. »
CONTRIBUTI
Di seguito ripropongo dei post pubblicati negli anni passati su Molto Berlino

