HITLER ROCKSTAR

HITLER ROCKSTAR
HITLER ROCKSTAR
Bowie Young Americans 1975

LA PRIMA GRANDE ROCKSTAR

Da tempo avevo in mente di dedicare un post su una controversia che investì David Bowie sul finire degli anni ’70. Tutto ebbe origine da alcune dichiarazioni dalla rockstar inglese, rese nel corso di un’intervista rilasciata nel 1976 per il mensile Playboy.

BOWIE COLTIVAVA REALMENTE SIMPATIE FILONAZISTE?

«Hitler è stata la prima grande rockstar». La frase deflagrò a conclusione di un discorso più ampio, piuttosto provocatorio e apologetico. «… e sì, credo fermamente nel fascismo. Il solo modo per accelerare l’affermazione del liberalismo attualmente diffuso. è attraverso il rapido avanzamento di una dittatura di destra estremamente autoritaria, che ponga fine a questa fase il più rapidamente possibile. Le persone hanno sempre risposto più efficientemente sotto una leadership autoritaria…».
Considerata la sensibilità – gli orrori del nazismo erano ancora nei ricordi di tanti – del tema risultò ovvio che tali affermazioni creassero un certo scompiglio. A distanza di quasi mezzo secolo dall’irriverente intervista, c’è chi ancora le rammenta per attribuire presunte simpatie filonaziste al musicista londinese. Tuttavia, per comprendere appieno la questione, è necessario fare un salto indietro fino alla metà degli anni ’70, poco prima dell’arrivo di Bowie a Berlino.

WHITE LIGHT TOUR (1976)

Durante la tournée promozionale di Station to Station, era emersa la figura di The Thin White Duke, l’alterego che aveva soppiantò quelli più glam e eccentrici dei concerti e degli album precedenti. Ziggy Stardust e Aladdin Sane avevano incarnato lo spirito sfrenato, effimero ed edonistico di quell’epoca, mentre il più sobrio Duca Bianco rappresentava le ossessioni sviluppate del musicista britannico in un periodo di enormi consenso e nel pieno degli abusi di alcol e stupefacenti. In quella fase iniziò a coltivare un’inquietante fascinazione per tematiche come l’occulto e le pagine più nere della storia tedesca, manifestandola attraverso dichiarazioni scomode e dissacranti. Arrivato in Germania per una serie di date in varie città tedesche, Bowie soggiornò spesso a Berlino Ovest insieme all’amico Iggy Pop. È probabile che fu in quel periodo che spinse entrambi a decidere di trasferirvisi l’anno successivo.

L’INCIDENTE SUL CONFINE

Quando la serie di concerti in Germania e Svizzera giunse a termine, fu organizzato un viaggio in treno per Helsinki dove, dopo una settimana di pausa, avrebbe ripreso il tour. Il treno attraversò la Germania e la Polonia e, al confine con l’allora Unione Sovietica, nella città oggi bielorussa di Brest, accadde un fatto spiacevole. Gli agenti di dogana trovarono all’interno dei bagagli della rockstar inglese alcuni libri sul gerarca nazista Joseph Goebbels e sull’architetto di Hitler, Albert Speer. Bowie tentò di spiegare che si trattava di materiale per un progetto cinematografico, ma le guardie non vollero sentire ragioni e sequestrarono il tutto. In seguito a questo fatto, Bowie non lesinò aspre critiche contro il regime comunista e le autorità di Mosca.

VICTORIA STATION
HITLER ROCKSTAR
saluto Victoria Station

Qualche settimana dopo, fu la volta del caso del saluto romano a Victoria Station. Bowie arrivò a Londra in treno da Copenhagen per 6 attesissimi concerti presso l’Empire Pool (oggi Wembley Arena). Giornalisti, fotografi e numerosi fan in febbrile attesa sottolineavano la portata dell’evento, e quando la rockstar comparve si scatenò un vero e proprio delirio. Il New Musical Express pubblicò una foto che sembrava suggerire il saluto nazista del musicista rivolto ai fan. Bowie accusò la rivista, che aveva enfatizzato il presunto gesto marcando i contorni della mano, di strumentalizzazione malevola. Condannò la malafede nell’interpretare un banale fotogramma catturato mentre stava salutando normalmente il proprio pubblico. Altri scatti e il video qui sotto documentano quei frangenti.

LUCI E OMBRE DEL SUCCESSO

In seguito, Bowie minimizzò l’entità delle sue dichiarazioni dal sapore filonazista, specie quella su Hitler rockstar, definendole banali provocazioni e giustificandole con le dipendenze incontrollate di quel periodo. Il filiforme Duca Bianco era un personaggio cupo e nichilista che ben personificava i mostri e i fantasmi del musicista e si era completamente impossessato del musicista. Reduce dalle affermazioni negli USA con Diamond Dogs e Young Americans, abitava a Los Angeles dove conduceva una vita in balia degli abusi. In più interviste confessò che il lasso di tempo intercorso tra Young Americans e Station to Station era stato il più difficile e pericoloso per la sua salute fisica e mentale. Era dimagrito fino a pesare 40 kg e stentava a districarsi dal suo cinico e teatrale doppio, dalle sue fissazioni per la decadenza, gli orrori del nazismo e la figura del Führer.

DA ZIGGY STARDUST A SID VICIOUS

Le provocazioni di Bowie sono inquadrabili in uno specifico contesto storico. Nella prima metà degli anni ’70 l’iconizzazione delle rockstar maledette e preda degli eccessi aveva raggiunto il culmine. Per le giovani masse, sesso, trasgressione, alcolismo e tossicodipendenza erano elementi inscindibili dall’immaginario collettivo della rockstar ideale. Sul finire dello stesso decennio, il gusto per la dissacrazione toccò il suo apice con l’esplosione del movimento punk. Sid Vicious dei Sex Pistols e Siouxsie Sioux, tra gli altri, facevano largo dispiego di svastiche per scandalizzare e attirare l’attenzione. 

L’EPOCA DELLA PROVOCAZIONE

A metà anni ’70, ostentare un’immagine fuori dagli schemi, adottare atteggiamenti anticonformisti e giocare con l’ambiguità sessuale erano scelte comuni a molti artisti. Bowie sfidava la morale e gli stereotipi spiazzando l’opinione pubblica attraverso un’immagine ricercata e marcatamente androgina, come quella che appare sulla copertina di The Man Who Sold the World. Rilasciava interviste in cui si definiva un individuo libero che, fin da adolescente, era stato attratto dalla sessualità in tutte le sue forme possibili. Più i bigotti si scandalizzavano, più spingeva sull’acceleratore della provocazione. Sul palco mimava amplessi con Mick Ronson mentre questi suonava i suoi assoli di chitarra. Sono celebri anche gli scatti con l’allora moglie Angela, a passeggio con il loro figlio appena nato, immortalati in un provocatorio scambio di abiti e ruoli.


Bowie & MIck Ronson

David & Angela Bowie
DICHIARAZIONI E RITRATTAZIONI

«Sono sempre stato gay», «Sono bisessuale», «Sono stato gay, ma ora vado solo con le donne di colore e gli uomini asiatici» sono alcune delle risposte alle domande insistenti sulla sua sessualità. Tuttavia, nei primi anni ’80 ritrattò il tutto in un’intervista per Rolling Stone, bollando come un brutto errore quelle dichiarazioni. Le circostanze – l’apice del successo globale di Let’s Dance – suscitarono perplessità; per alcuni, la smentita sembrò un tentativo insincero di omologazione e di distacco dalle trasgressioni tossiche del decennio precedente.

4 thoughts on “HITLER ROCKSTAR

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