GOOD BYE, LENIN!

GOOD BYE, LENIN! di Wolfgang Becker (Germania 2003)
Berlino Est 1989: Christiane è una fervente sostenitrice del regime comunista e lavora come insegnante. Dieci anni prima suo marito è fuggito a ovest e lei è rimasta da sola con i due figli. Una sera di ottobre la donna partecipa al ricevimento ufficiale per le celebrazioni del vicino, quarantesimo anniversario della DDR. Di ritorno dalla serata assiste agli scontri violenti tra poliziotti e manifestanti, riconoscendo tra questi suo figlio Alex. Lo shock le provoca un infarto, sviene ed entra in coma. Sono le scene iniziali di Good Bye, Lenin film di grande successo: il primo che ha esplorato gli effetti del cambiamento politico e sociale in Germania dopo la caduta del Muro.


CONTESTO
Nonostante le imminenti celebrazioni, per la nazione tedesca controllata da Mosca è un periodo particolarmente difficile. Le casse statali versano in condizioni esangui e le riforme intraprese da Michail Gorbačëv , allora presidente dell’U.R.S.S., stanno sortendo i loro effetti. Da ormai un paio di mesi l’Ungheria ha aperto i confini con l’Austria e tra le popolazioni dei paesi del blocco sovietico sta montando un malcontento sempre più incontrollabile. I cittadini della Repubblica Democratica Tedesca non fanno eccezione e, soprattutto nella capitale Berlino Est, le manifestazioni di protesta contro il regime sono sempre più frequenti.
BUGIE NECESSARIE
Ricoverata in ospedale, le condizioni di Christiane appaiono disperate e irriversibili quando, dopo otto mesi, riprende sorprendentemente coscienza. Tuttavia la donna non ricorda nulla della fatidica sera in cui ha perso i sensi e nel mentre si era disciolta la cortina di ferro e Berlino non era più divisa dal Muro. I medici sconsigliano ad Alex e a sua sorella di informare la madre sui recenti cambiamenti, poiché il suo cuore, già debole e malato, difficilmente reggerebbe un tale impatto. Così, Alex decide di mentire alla madre, illudendola che la DDR esista ancora. Cerca di recuperare il vecchio scatolame e barattoli vuoti, persino rovistando nei cassonetti. I beni di consumo prodotti nell’ormai defunta Germania Est sono pressoché introvabili, sostituiti dai nuovi brand occidentali. Con l’aiuto di un amico, registra dei finti notiziari da mostrare alla madre tramite un registratore VHS.





NOSTALGIA DELL’EST
Inizia così una serie di situazioni tragicomiche che vedono Alex sempre più in difficoltà nel sorreggere l’impalcatura di bugie costruita per proteggere sua madre. Il successo globale di Good Bye, Lenin!, uno dei maggiori del cinema tedesco di tutti i tempi, ha reso Berlino ancora più popolare nel mondo. Il film ha anche contribuito a trasformare il diffuso sentimento di nostalgia per la DDR, noto come Ostalgie, in un vero e proprio fenomeno di costume. Ma ciò rende il film speciale e imperdibile sono le sue chiavi di lettura tutt’altro che univoche, con uno splendido finale che, oltre a commuovere, suscita riflessioni circa il significato e il potere delle ideologie.
REGIME

Qualche anno prima di Good Bye, Lenin! era uscito il divertente Sonnenallee, uno spaccato surreale e caricaturale della vita nella DDR. Invece, nel 2006, il crudo e pluripremiato Le vite degli altri ne ritrasse gli aspetti più spietati e disumani. Il film diretto da Wolfgang Becker con protagonista Daniel Brühl, si colloca in un punto intermedio tra i due estremi, più orientato verso i toni leggeri della commedia. La narrazione della popolazione dell’ex Germania orientale finalmente libera stava diventando troppo retorica e carica di sentimentalismo. Sempre più numerosi Ossi iniziarono a provare un senso di smarrimento e di rimpianto per le certezze e la sicurezze che il controverso regime socialista garantiva loro. il prezzo della libertà e il forzoso accesso al consumismo occidentale sembrò fin troppo elevato.
PASSATO E OMBRE
Good Bye, Lenin! non mette in discussione, né minimizza l’assurdità e la crudeltà del regime. Il personaggio della madre è la sincrasi dei sopracitati contrasti: da un lato, orgoglio, fede e vocazione, dall’altro, disperazione, fragilità e paura. La fusione di tali elementi danno vita al personaggio più multiforme, umano e amabile del film. È impossibile non provare affetto e tenerezza per Christiane, per la sincera passione con cui difende ed è ancorata ai propri propri valori. Anche quando emergono i suoi segreti e le sue bugie, i figli continuano ad amarla e lo spettatore empatizza con lei, comprendendo i suoi sentimenti e i suoi errori.






