GERMANIA ANNO ZERO

GERMANIA ANNO ZERO

GERMANIA ANNO ZERO di Roberto Rossellini (Italia 1948)

Stunde Null (ora zero) è un’espressione che fa riferimento al giorno della resa incondizionata delle forze armate tedesche (Wehrmacht). Era l’8 maggio 1945 quando il regime nazista crollò in seguito all’ingresso degli alleati a Berlino. La conseguente ripartizione della città tra le forze alleate comportò la perdita dell’autodeterminazione per il popolo tedesco. Nel gergo militare, Stunde Null indicava il momento decisivo in cui avevano inizio i nuovi eventi pianificati dalle forze belliche. Il regista Roberto Rossellini, nel 1948, prese parzialmente a prestito la locuzione per il titolo di Germania Anno Zero. Il padre del neorealismo cinematografico, scelse di ambientare il terzo capitolo della trilogia della guerra antifascista (dopo Roma città aperta e Paisà) in una Berlino annientata e rasa al suolo.

SOPRAVVISSUTI

Il capolavoro del regista italiano offre uno sguardo impietoso sull’impatto della guerra su una Berlino completamente distrutta e sul destino di Edmund, un ragazzino di appena dodici anni. La pellicola inizia con una lunga carrellata di immagini delle rovine della metropoli. Berlino, ripartita tra le forze alleate vincitrici. funge da sfondo caotico e straziante alle vicende umane e alle conseguenze morali della guerra appena conclusa. Edmund vive con il fratello, la sorella e il padre gravemente malato in un appartamento condiviso con altre famiglie. La vita quotidiana dei cittadini in una città ridotta a una tabula rasa è una lotta disperata e cinica per la sopravvivenza individuale. La mancanza di lavoro, denaro e cibo indurisce ulteriormente gli animi già inariditi da anni di privazioni e dalla disfatta della nazione.

Germania Anno Zero
INFANZIA

Attraverso le vicissitudini di Edmund, Rossellini mostra come la guerra possa corrompere anche le anime più innocenti, spingendole a compiere azioni estreme per sopravvivere.
«Quando le ideologie si discostano dalle leggi eterne della morale e della pietà cristiana che sono alla base della vita degli uomini, finiscono per diventare criminale follia.
Persino la prudenza dell’infanzia ne viene contaminata e trascinata da un orrendo delitto a un altro non meno grave, nel quale, con l’ingenuità propria dell’innocenza, crede di trovare una liberazione dalla colpa
».

CRISI

Germania Anno Zero è anche una riflessione sulla natura dell’uomo e sulla sua capacità di preservare la propria moralità nei momenti più critici. Le riprese del film risalgono all’estate del 1947, in una Berlino devastata dai bombardamenti. Solo alcune scene d’interni furono girate a Roma. L’approccio neorealistico dell’opera di Rossellini oscilla tra finzione e documentario. La trama non è basata su personaggi e vicende reali, ma su una sceneggiatura scritta dallo stesso regista, mentre il cast è composto principalmente da attori non professionisti.

Germania Anno Zero
Berlino
Berlino macerie
LUTTO

Rossellini dedicò il film al figlio Romano, morto l’anno prima a soli nove anni. Fu probabilmente il grave lutto che l’aveva colpito a far scegliere il regista di raccontare e mostrare senza filtri gli effetti della guerra sulle creature simbolo dell’innocenza come i bambini. Germania Anno Zero, a distanza di quasi ottant’anni, riveste una rilevanza ancora attualissima. La sua rappresentazione cruda e senza censure invita a riflettere sull’impatto delle guerre che tuttora affliggono molte parti del mondo.

Germania Anno Zero
Germania Anno Zero
Roberto Rossellini
REAZIONI

Il film ottenne il plauso dei critici di tutto il mondo; tuttavia, in Germania l’accoglienza non fu positiva e non uscì regolarmente nelle sale. Nonostante il coinvolgimento della DEFA, la casa di produzione cinematografica della DDR, il ritratto delle condizioni di vita dei tedeschi risultò troppo brutale e realistico. L’orgoglio era già provato dalla sconfitta patita, dall’esautorazione del popolo e dalla difficile situazione politica in corso. Un autorevole critico scrisse sulla Süddeutsche Zeitung : «In questo film Rossellini non raccoglie fiori dalla tomba di una nazione, ma vomita dentro la sua bara».

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