FARFALLE A BERLINO

HIER IST RICHTIG (QUI È GIUSTO)
Quali altre forme di vita, al pari delle farfalle, sono in grado di simboleggiare il processo di transizione e cambiamento? Le questioni di identità di genere sembrano correlate alle più recenti evoluzioni sociali dell’uomo. In realtà sono sempre esistite, prive di definizione o nome, perlopiù sottaciute o nascoste perché la scienza non possedeva ancora gli strumenti per comprenderle. Eppure, più di un secolo fa un volo di farfalle si librò nei cieli di Berlino, attirate dall’opportunità di liberazione e affermazione in un contesto che, inaspettatamente, incoraggiava e celebrava la diversità e l’importanza di ricercare e trovare armonia con la propria identità.
REATO
Tuttavia, a Berlino, come nel resto della Repubblica di Prussia, vigeva il famigerato Paragrafo 175, una legge che proibiva e puniva i rapporti omoerotici. Infatti, la capitale prussiana, a cavallo tra le due guerre, prima dell’ascesa del nazionalsocialismo al potere, era di fatto considerata la metropoli più progressista e tollerante del Vecchio Continente. Già negli anni Venti, nonostante il controverso decreto, nella capitale tedesca si era sviluppata una ricca e vivace sottocultura queer, con i primi locali in Europa che sfidavano apertamente normative e restrizioni.
IL NIGHTCLUB ODIATO DAI NAZISTI
Uno dei locali più celebri fu senza dubbio l’Eldorado, attivo fin dagli anni ’20 del Ventesimo secolo. Situato nel quartiere occidentale di Schöneberg, l’Eldorado divenne subito simbolo di apertura e tolleranza nella Berlino degli Anni ruggenti. Un ottimo film documentario racconta la storia di questo locale, offrendo uno sguardo più ampio sulla scena queer e sulla vita notturna della Berlino di Weimar, in un’epoca di straordinaria libertà e sperimentazione sociale, prima della nefasta ascesa del nazismo.
POLO ATTRATTIVO
Grazie ai primi locali queer, Berlino iniziò ad attirare omosessuali, o anche solo curiosi, da tutto il mondo, richiamati dalla sua reputazione trasgressiva e progressista. La clientela dell’Eldorado era variegata: uomini e donne gay, persone transgender, ma anche artisti, intellettuali e turisti. Tutti curiosi di conoscere e sperimentare le notti folli e non convenzionali di Berlino. Persino la leggendaria Marlene Dietrich si esibì qui le prime volte in abiti maschili, prima di stabilirsi a Hollywood, dove sarebbe diventata una star di fama mondiale. Molti artisti e intellettuali che avevano trovato ispirazione tra le mura dell’Eldorado si dispersero in varie parti del mondo. Ma portarono per sempre con sé i ricordi di quel periodo di trasgressione e libertà.

ELDORADO – ALLES, WAS DIE NAZIS HASSEN di Benjamin Cantu (Germania 2023)
Il documentario prodotto da Netflix, Eldorado – Il nightclub odiato dai nazisti, ripercorre il periodo di grande libertà e creatività vissuto a Berlino durante la Repubblica di Weimar. Purtroppo, con l’insediamento di Adolf Hitler, iniziò la persecuzione sistematica della comunità queer e la soppressione dei loro luoghi di ritrovo, compreso l’Eldorado. Di conseguenza, molti omosessuali, lesbiche e transessuali furono perseguitati, internati e uccisi, o costretti a fuggire all’estero. Attraverso materiali d’archivio, interviste e accurate ricostruzioni storiche, il documentario offre una visione suggestiva di un’epoca di grande importanza culturale e sociale.


FARFALLE A BERLINO: SCIENZA E SESSUALITÀ
Nel 1919, nonostante il Paragrafo 175, nella libera e progressista Berlino della Repubblica di Weimar, nacque l’Institut für Sexualwissenschaft. Si trattava di un’organizzazione privata che promuoveva la ricerca nel campo di tutte le varianti e inclinazioni sessuali. Una struttura aperta a chiunque necessitasse di appoggio o consulenza medica e psicologica nel percorso di esplorazione e accettazione della propria natura. Inoltre, negli ambulatori dell’istituto ebbero luogo alcuni tra i primi interventi chirurgici di riassegnazione di genere.
IL FONDATORE
Magnus Hirschfeld era un medico di origine ebrea che già nei primi anni del Novecento aveva condotto degli studi sui comportamenti sessuali dell’uomo. Oltre ad affrontare temi all’epoca tabù come omosessualità e bisessualità, riprese le teorie espresse nel secolo precedente dallo scrittore Karl Heinrich Ulrichs, circa la transessualità e la definizione di un terzo genere. L’Istituto della Scienza Sessuale di Hirschfeld chiuse definitivamente il 3 maggio 1933, in seguito al brutale assalto da parte delle truppe naziste. Gran parte degli oltre diecimila volumi della ricca biblioteca dell’istituto furono bruciati in occasione del Bücherverbrennung (il rogo dei libri) del 10 maggio, organizzato dal regime dittatoriale sulla Opernplatz, oggi nota come Bebelplatz.
ULTIMI ANNI E MORTE
Al momento dell’irruzione nazista presso l’Institut für Sexualwissenschaft, il dottor Hirschfeld si trovava all’estero per lavoro e non fece più ritorno in Germania. Si trasferì a Nizza, dove scrisse un saggio – pubblicato postumo – nel quale analizzava e confutava i concetti di razza e superiorità genetica promulgati dall’ideologia nazionalsocialista. Intorno al suo nome aleggiarono spesso pesanti accuse, volte a denigrare la sua reputazione personale e professionale, anche per via delle sue origini ebree e fede socialista. Una delle accuse più gravi riguardò presunte, e mai provate, estorsioni di denaro a personalità autorevoli della cui omosessualità sarebbe stato a conoscenza. Morì il 14 maggio 1935, nel giorno del suo sessantaseiesimo compleanno.

BUTTERFLIES IN BERLIN di Monica Manganelli (Italia – Germania 2019)
La rilevanza dell’Istituto della Scienza Sessuale di Magnus Hirschfeld è ben raccontata in un bel corto d’animazione italiano. Attraverso i disegni e le grafiche di Monica Manganelli, il film trasmette con efficacia l’atmosfera vibrante e libertaria della Berlino degli anni ruggenti. Il racconto si snoda attraverso la storia di Alex/Alexandra, un’anima divisa in due che, grazie all’aiuto del dr. Hirschfeld, troverà finalmente sé stessa. A Berlino, attraverso quattro stadi, come accade per le farfalle, entrerà in contatto con il suo io più profondo e nascosto, conoscendo l’amore e l’inizio di una serenità che verrà improvvisamente spazzata via dall’insediamento nazista in Germania.








FARFALLE A BERLINO : IL MESSAGGIO
Butterflies in Berlin è un’opera poetica e delicata che affronta la brutalità dei totalitarismi, evidenziando le difficoltà delle minoranze sessuali in un’epoca in cui certi temi erano inesplorati e considerati innaturali. Il cortometraggio, mediante la ricerca e la cura di un’estetica accattivante e la riuscita fusione delle animazioni in 2D e 3D, cattura e coinvolge lo spettatore. L’alternanza tra colori sgargianti e toni cupi riproduce sapientemente l’atmosfera della Berlino degli anni ’20, sospesa tra le suggestioni dell’Art Déco e dell’espressionismo tedesco. Il risultato finale è quello di un film breve e godibile, in cui ogni fotogramma è praticamente un’opera d’arte in movimento. Un corto dall’aspetto visual curato e piacevole, capace di trasmettere con successo un messaggio così significativo e importante.
ELDORADO – ALLES, WAS DIE NAZIS HASSEN e BUTTERFLIES IN BERLIN sono disponibili rispettivamente su Netflix e Raiplay.






