ELEZIONI GERMANIA 2025

Le urne si sono chiuse e la Germania si risveglia in un panorama politico profondamente mutato. Le elezioni federali del febbraio 2025 hanno sancito la vittoria di Friedrich Merz, riportando l’Unione (CDU/CSU) alla guida della Germania. Si tratta, tuttavia, di un trionfo amaro, segnato dall’avanzata travolgente dell’AfD. Il partito di estrema destra ha consolidato il suo piazzamento di seconda forza nazionale. Un successo in gran parte correlato al dominio pressoché incontrastato nei Länder orientali. Mentre Berlino resiste come roccaforte democratica e progressista, il resto della nazione riflette una frammentazione sociale senza precedenti. Tra il declino dell’industria automobilistica e l’ascesa dei populismi, la missione di Merz appare già in salita.
Indice
UN ESITO PREVISTO
Il risultato elettorale tedesco del 23 febbraio non è certo stata una sorpresa, considerate le due tornate elettorali del 2024. In particolare, lo scorso settembre, aveva generato un forte allarmismo l’affermazione dell’AFD (Alternative für Deutschland) nei Länder dell’ex Germania Est. Il partito di Tino Chrupalla e Alice Weidel si era affermato come seconda forza in Sassonia e aveva trionfato in Turingia con quasi il 33%. Quindi, alle elezioni federali del 2025, la Germania ha confermato la prevista virata verso il voto a destra. Il cancelliere uscente, Olaf Scholz e la SPD (Sozialdemokratische Partei Deutschlands) hanno accusato un crollo pesante del 9,3% rispetto a quattro anni fa.
IL RADDOPPIO DELL’AFD E IL CROLLO DELLA SPD
Un risultato elettorale ancor più deludente rispetto alle già modeste aspettative, considerando che persino il partito vincente, la Union (CDU, Christlich Demokratische Union + CSU, Christlich-Soziale Union), ha subito una flessione del 2%. Il tracollo della SPD ha ovviamente favorito l’AFD. Un raddoppio dei consensi (dal 10,4% al 20,8%) forse arginato dalle campagne pro-voto e dall’affluenza record alle urne (82,5%). Anche l’affermazione della sinistra radicale di Die Linke – 8,77% contro il 4,9% del 2021 – potrebbe avere sottratto voti al partito dell’ultradestra. Ma, nonostante l’importante attestazione dell’AFD, una sua partecipazione alla prossima coalizione governativa appare abbastanza improbabile.

IL “NO” DELLA UNION CDU/CSU
Il leader del centro-destra, Friedrich Merz, ha infatti ribadito l’impossibilità di una qualsiasi alleanza con un partito che considera inconciliabile con i principi costituzionali. Sembrerebbe dunque profilarsi, salvo sorprese, una coalizione tra CDU e SPD, la cui somma dei seggi sarebbe sufficiente per ottenere la maggioranza nel Bundestag. Ciò grazie anche al mancato raggiungimento della soglia del 5% da parte del BSW (Bündnis di Sahra Wagenknecht e della FDP (Freie Demokratische Partei). Due attori scomodi, la cui assenza nel parlamento rafforzerà di fatto la possibile Große Koalition.
COMPROMESSI E INSTABILITÀ
La ventilata alleanza tra CDU/CSU e SPD non mancherà di creare un certo malcontento sia a destra che a sinistra. Tuttavia, la loro stretta di mano potrebbe essere vista come un compromesso accettabile tra coloro che vedono nell’AFD una grave minaccia per la democrazia. Non vanno comunque sottovalutate le possibili reazioni di chi ha votato AFD in segno di protesta contro una sinistra ritenuta responsabile dell’attuale crisi economica. C’è anche chi non esclude che AFD e Die Linke superino le loro distanze per fondare un’alleanza di opposizione che avrebbe i numeri per mettere qualche bastone tra le ruote all’eventuale Große Koalition.
ELEZIONI GERMANIA 2025
IL VOTO DEI GIOVANI
Tra gli osservatori e gli analisti c’è chi guarda con preoccupazione al voto dell’elettorato più giovane. La fascia dei nuovi elettori tedeschi è de facto l’artefice sia dell’ampio riscontro ottenuto da AFD che, soprattutto, dell’esito inaspettato di Die Linke, che quattro anni fa era rimasto fuori dal Bundestag per un soffio. Una sorta di polarizzazione generazionale che fa temere una possibile escalation di tensione che potrebbe generare episodi violenti.
ANCORA DUE GERMANIE

La nuova mappa della Germania, dopo queste elezioni 2025, evidenzia la brusca virata del paese verso il populismo di destra, in tendenza con altri Stati membri della UE, tra cui l’Italia, ma anche con il risultato statunitense del novembre scorso. Un segnale forte che giunge dal paese più influente del Vecchio continente. Soprattutto, questi ultimi risultati contrassegnano le distanze socio-ideologiche che ancora una volta dividono il paese in due. Resta da verificare se e quanto Merz manterrà la barra dritta in seguito alle dure critiche rivolte a Donald Trump circa i recenti dazi sull’Europa e le posizioni filorusse degli USA per la risoluzione della guerra in Ucraina.
DUBBI E PAURE
Insomma, le rassicurazioni sul diniego a un’alleanza CDU-AFD sembrano lasciare scettici in molti. Il recente caso della mozione a firma CDU, sull’inasprimento dei controlli e dei respingimenti alle frontiere, passata grazie ai voti decisivi dell’AFD, è tutt’altro che un episodio dimenticato. Quindi, date le macroscopiche distanze di posizioni tra centro-destra e centro-sinistra, l’annunciata coalizione, qualora i negoziati che Merz intenderebbe avviare al più presto avessero buon esito, si prospetta decisamente non facile. Senza dimenticare che l’AFD farà quasi certamente leva sulla sua eventuale estromissione dalle trattative, accusando gli oppositori di non rispettare la legittimità del voto popolare. L’endorsement di Musk – già decisivo per Trump negli USA – e di altri esponenti delle destre europee intensificherà il dibattito sull’istituzionalizzazione di un partito i cui membri ed elettori non nascondono simpatie neonaziste.
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IL VOTO DI BERLINO

L’ideologia estremista dell’AFD, con le sue campagne provocatorie che “promettono” processi di rimpatrio e di remigrazione dei cittadini stranieri, non poteva fare di certo breccia a Berlino. Con un cospicuo e crescente numero di residenti esteri, Die Linke, con a capo Ines Schwerdtner e Jan van Aken, si è affermato come primo partito, grazie alle sue politiche incentrate su diritti civili e giustizia sociale. L’AFD si è classificato come quinto partito, registrando una crescita comunque sensibile specialmente nei distretti più periferici. Nella capitale la SPD è stata sorpassata persino dalla Unione di centro-destra e dai Grüne, con il candidato Robert Habeck. La vocazione della capitale, tradizionalmente inclusiva e progressista, rimarca ancora una volta le differenze profonde con il resto della nazione che essa rappresenta.
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UN ANNO DOPO







