CIÒ CHE NON AMO DI BERLINO

CIÒ CHE NON AMO DI BERLINO

INTRO

In un post precedente ho raccontato un paio aneddoti da cui sono emerse alcune problematiche nel mio idilliaco rapporto con Berlino. È importante precisare che ciò che “non amo” della capitale tedesca è certamente viziato da stupidi luoghi comuni, per cui quanto segue va interpretato in una chiave possibilmente ironica.

ALCOL

È opinione diffusa che in Germania socializzare sia meno semplice che in Italia o altri paesi latini o del Mediterraneo. Berlino non è la città più rappresentativa della Germania, pur essendone la capitale. La presenza di numerose comunità straniere ne hanno fatto la metropoli multikulti che tutti conoscono. Tali comunità tendono a essere chiuse, o comunque difficilmente penetrabili; una delle ragioni è la barriera linguistica. Infatti, il tedesco è una lingua ostica, che richiede notevoli impegno e tempo. Tuttavia ho notato che anche i miei amici italiani, pur padroneggiando abbastanza l’idioma locale, tendono a frequentare quasi esclusivamente i loro connazionali. Una delle affermazioni più frequenti riguarda la presunta algidità e la provelbiale chiusura degli autoctoni. Almeno quando sono sobri e, nel piccolo della mia esperienza, potrei confermare che i tedeschi diventano molto amichevoli e ridanciani sotto gli effetti dell’alcol.

HANGOVER

Mi è capitato, al termine di alcune serate con un buon tasso alcolico, di scambiarmi numeri di cellulare e contatti social, per ritrovarmi all’indomani davanti a un gelo imbarazzante. A fronteggiare improbabili, magari autentici, vuoti di memoria. Questa è una caratteristica che accomuna molte popolazioni nordeuropee, per questioni semplici da comprendere, in primis quelle legate al clima. Naturalmente, preciso, non sono mancate le piacevoli eccezioni.
Di seguito, il video di una ragazza tedesca che ha vissuto a lungo in Italia. Il suo canale è incentrato, con toni leggeri e spiritosi, sulle proverbiali differenze tra italiani e tedeschi.

I TRASPORTI A BERLINO

Lo scorso 31 agosto è terminato il periodo del biglietto a 9 €, l’abbonamento agevolato per l’utilizzo del trasporto pubblico su tutto il territorio tedesco. Mentre il governo tedesco sta valutando una sua possibile reintroduzione, sono rientrate in vigore le normali tariffe. Come più volte sottolineato, la rete dei trasporti è uno dei punti di forza di Berlino, ma non sono economici, almeno secondo gli standard italiani. A dicembre 2002, un biglietto ordinario di sola andata per le zone AB costa 3 €*. Nella capitale tedesca, durante il weekend, il servizio è attivo h24; la rete dei collegamenti è abbastanza capillare da consentire il rientro all’alba anche a chi risiede nelle zone più periferiche o suburbane. A Roma, il biglietto costa la metà, ma negli anni in cui vi ho vissuto, le scarpinate notturne e il ricorso ai costosi taxi sono stati frequenti.
*al 02.03.2024 3,50

CIÒ CHE NON AMO DI BERLINO: LE BIGLIETTERIE AUTOMATICHE

Una pecca dei trasporti pubblici l’ho riscontrata nelle ticket machine. Sulla U-Bahn funzionano solo con monete e carte, ma per qualche motivo non accettava il mio bancomat o la mia carta di credito. Mi riferisco a molti anni fa, quando l’utilizzo delle comode app non erano ancora diffuso. Onde evitare problemi facevo scorta di biglietti presso i BVG Costumer Center oppure mi riempivo le tasche di monete. I fastidi maggiori si sono verificati sui tram dove sono necessari unicamente gli spicci. Raggiungere l’importo finale utilizzando pezzi da 10 e 20 centesimi è un’impresa ciclopica: spesso, a metà importo o poco prima di raggiungerlo, la macchina li rigetta e tocca ricominciare da capo. I miei tentativi di acquistare un Kurzstrecke (biglietto per corsa breve di 6 fermate) sono spesso falliti, perché nel mentre il tram aveva raggiunto la mia meta senza pagare nulla.

CONSIGLI

Pago sempre volentieri tutti i trasporti pubblici: a Berlino, oltre alla questione etica, subentra l’angoscia di farsi cogliere senza titolo di viaggio. Ho accennato altrove alle scene di pubblica umiliazione a cui mi è capitato di assistere. Suggerisco di cautelarsi acquistando più titoli di viaggio in anticipo (meglio ancora gli abbonamenti turistici o a breve termine) o di scaricare l’apposita app della BVG. Tra l’altro li ho contattati recentemente per un problema e si sono dimostrati pronti, disponibili ed efficienti.

RETTIFICA del 02.03.2024

Mi è stato riferito che sulla U-Bahn hanno introdotto anche delle nuove emettitrici funzionanti con banconote da 5, 10 e 20 €. La mia esperienza fa riferimento a 10 o 15 anni fa; negli ultimi anni ho risolto con l’app.

Berlino
Immagini tratte da un advertising di qualche anno fa della BVG
SACRA DOMENICA

Un altro aspetto che non amo di Berlino è il concetto di domenica sacra. È un aspetto che interessa un po’ tutta la Germania: negozi, centri commerciali e supermercati sono generalmente chiusi, con poche eccezioni. Paradossalmente, i punti vendita italiani di un noto discount tedesco sono aperti sette giorni su sette. Personalmente evito di fare la spesa nei giorni festivi, ma considero una pecca questa regola in una città costantemente affollata di turisti. Inoltre, trovo un po’ ipocrita questa presunta sacralità della domenica, dal momento che esistono realtà lavorative costrette a turni che coprono le festività anche in orario notturno. Non mi riferisco ai servizi di prima necessità come gli ospedali e le farmacie, ma piuttosto a settori come i musei, i ristoranti e i call center, che a Berlino sono numerosi. Forse sarebbe più utile e saggio pensare a una regolamentazione, sia in Germania che in Italia, che preveda la rotazione dei turni nei festivi.
N.B.: in realtà alla stazione di Ostbahnof c’è un supermercato aperto anche di domenica, e per altre piccole emergenze la città dispone di numerosi e provvidenziali Späti.

FRAGRANZE

Non si può negare che Berlino sia una città piuttosto sporca e maleodorante: le esalazioni di urine, rifiuti e talvolta vomito, si mischiano con i profumi invitanti provenienti dai chioschi di street food e con le paradisiache fragranze delle tante Bäckerei. Tuttavia, questa sgradevole peculiarità nel tempo è diventata un marchio distintivo a cui mi sono quasi affezionato. Talvolta anch’io sono stato costretto a urinare per strada. Non credo che sia un comportamento consentito dalla legge, ma a Berlino è piuttosto diffuso e tollerato, se praticato con discrezione. Purtroppo, c’è chi utilizza le nicchie della bellissima Oberbaumbrücke come se fossero dei bagni pubblici. Non è raro trovarle allagate di urine, in cui galleggiano bottiglie, lattine, mozziconi e persino escrementi.

Sporcizia Berlino
Oberbaumbrücke
CIÒ CHE NON AMO DI BERLINO – IL TURISMO DUMMY

In realtà, questo aspetto non riguarda solo i tedeschi o i berlinesi, ma una comune tipologia di turisti. Risale a qualche anno fa il caso Yolocaust: un’iniziativa di Shahak Shapira, artista tedesco di origini ebraiche, con cui denunciava l’imbarazzante abitudine di selfie scherzosi sullo sfondo del Denkmal für die ermordeten Juden Europas. Furono diffuse immagini di visitatori del memoriale, principalmente giovani, che giocavano a nascondino o saltavano pericolosamente da una stele all’altra. Confesso che pure io ho avuto questo atteggiamento superficiale e irrispettoso: ne ho fatto ammenda in questo post.

IL BACIO MORTALE

Alla luce di quanto sopra, dovrei mostrare più comprensione, ma faccio fatica davanti alle coppie che si baciano per una foto davanti al più famoso murale dell’East Side Gallery. Il Sozialistischer Bruderkuss (bacio fraterno socialista) ritrae Leonid Il’ič Brežnev e Eric Honecker, allora presidenti dell’URSS e della DDR, nel corso di una visita di Stato. Era l’ottobre del 1979 e i due premier furono immortalati in uno scatto passato alla storia. Il 16 agosto scorso, è deceduto Dmitrij Vrubel, il writer autore della celebre opera. Sui social si è scatenata una tempesta di foto con tag ritraenti romantici baci tra innamorati davanti al celebre murale. Probabilmente ignari del simbolismo di quel gesto tra due gerarchi, e soprattutto del significato che l’artista aveva voluto imprimere al suo lavoro.

ciò che non amo di Berlino
Mein Gott, hilf mir, diese tödliche Liebe zu überleben
Mio Dio, aiutami a sopravvivere a questo amore letale
LA METROPOLI DI TENDENZA

Ho spesso l’impressione che molti turisti non comprendano il valore storico del passato di Berlino. Potrei sbagliarmi, ma ho spesso l’impressione che in molti la scelgano principalmente per godere della sua intensa vita notturna, trascurandone i ricchi e variegati aspetti storico-culturali.

CIÒ CHE NON AMO DI BERLINO: I CICLISTI

La conformazione pianeggiante di Berlino agevola gli spostamenti su due ruote; nemmeno il cattivo tempo scoraggia le migliaia di ciclisti che quotidianamente sfrecciano da un lato all’altro della città. Le piste ciclabili sono ovunque, spesso sui marciapiedi, (per esempio sulla Karl-Marx-Allee), evidenziati da segnaletica orizzontale. Chi non è abituato a questa realtà, invade distrattamente tale corsia, con il risultato di imprecazioni poco amichevoli da parte dei ciclisti. Insulti che, dopo tanti anni, talvolta comprendo. È del tutto inutile replicare o prenderla sul personale, anche perché apostrofano i pedoni disattenti senza smettere di pedalare. I loro Scheiße! e Arschloch! fischiano come proiettili, mentre diventano puntini sempre più piccoli che svaniscono all’orizzonte. D’impulso direi loro che i pregiudizi sulla rigidità tedesca non sono poi così infondati. Ma a Berlino il concetto di tedesco è piuttosto lato: infatti una volta mi è giunto un insulto in perfetto italiano.

ESCURSIONI TERMICHE

Nei mesi più freddi, gli sbalzi di temperatura tra l’esterno e l’interno dei locali sono un’esperienza estrema. I berlinesi spesso indossano delle t-shirt sotto le loro giacche invernali; addirittura, molte ragazze vestono abiti corti e ultraleggeri, anche senza calze. Questo perché i riscaldamenti sono sempre a palla e il caldo può essere talmente soffocante da rendere insopportabili maglioni e felpe. Nei club, le temperature corporee e il sudore alcolico di centinaia di persone danzanti, creano un effetto cappa a dir poco asfissiante. Nonostante ciò io sotto il piumino mi ostino a indossare persino la maglia della salute, per non rischiare l’assideramento o una broncopolmonite. Torno in Italia puntualmente raffreddato e senza voce a causa del sudore accumulato nei locali, che si ghiaccia una volta all’esterno.

ciò che meno o poco mi entusiasma di Berlino

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