CINEMA E CENSURA: LE PELLICOLE DEL CONIGLIO

KANINCHENFILME

L’industria cinematografica della DDR era controllata dalla DEFA, l’unica casa di produzione nazionale. Molti intellettuali del paese, pur sostenendone i principi, rilevavano incongruenze e ingiustizie nel sistema. Il loro dissenso, nato dall’amore per l’ideale socialista, li spinse a criticare il regime, sperando in una riforma che lo allineasse ai valori promossi. Nonostante la costruzione del Muro nel 1961, artisti e autori continuarono a sperare in un clima politico più liberale, ma restarono delusi. Dall’assemblea plenaria della SED (il partito unico) del 1965, emerse il rapporto conflittuale tra cinema e censura, con i casi delle pellicole dette del coniglio (Kaninchenfilme).
CONTROLLO
La storia insegna che i regimi dittatoriali spesso non producono gli esiti sperati, e la DDR non fece eccezione. Nonostante le smanie di controllo e gli sforzi per riconoscere e reprimere qualsiasi elemento critico o potenzialmente sovversivo, i moti di ribellione e disobbedienza civile trovavano comunque la loro strada. Le arti, come la letteratura, la musica e il cinema, erano gli strumenti più utilizzati per veicolare messaggi contro il potere. Artisti e autori si ingegnavano per aggirare e superare le fitte e rigide maglie della censura, sempre attenta a individuare possibili minacce.
DAS KANINCHEN BIN ICH di Kurt Maetzig (Germania Est 1965)
Persino un film popolare e apparentemente innocuo come Die Legende von Paul und Paula, nonostante la trama romantica e un po’ naïf, tradiva un ritratto della vita in Germania Est dallo scarso appeal. Al contrario, Das Kaninchen bin ich (Il coniglio sono io) era una pellicola tutt’altro che zuccherosa e sentimentale. La protagonista, Maria, è una giovane berlinese con ambizioni chiare per il suo futuro. Il suo sogno è laurearsi in lingua e letteratura russa e lavorare come interprete, viaggiando almeno nei paesi del blocco sovietico.
DISILLUSIONE
Tuttavia, terminate le scuole superiori, l’università rifiuta la domanda di Maria a causa delle presunte attività eversive del fratello maggiore. Il giovane subisce un processo sommario e viene incarcerato; Maria è costretta a ripiegare su un lavoro come cameriera in una Ballhaus. L’incontro fortuito e la conseguente storia d’amore con lo stesso giudice che ha condannato il fratello la pone di fronte a un sempre più insostenibile conflitto emotivo. La corruzione del sistema giudiziario, con i suoi giochi di potere e le ingiustizie, la porterà a sentirsi sempre più sopraffatta da un disincanto amaro e rabbioso.









IL MURO
Das Kaninchen bin ich è ambientato nella Berlino Est del dopoguerra; sebbene in parte ricostruita, sono ancora visibili le devastazioni belliche. Gli accadimenti narrati hanno svolgimento a cavallo delle operazioni di costruzione del Muro, evidenziando il drammatico impatto sociale e politico da esso provocato. La prima pellicola del coniglio vanta una sceneggiatura solida e dialoghi brillanti e pregni di sarcasmo.
IL MURO: PRIMA E DOPO
Solo nel 1965, la DEFA produsse, suo malgrado, le prime dodici pellicole del coniglio, bocciate dalla censura e interdette dai cinema. Esse rappresentavano la maggior parte della produzione annuale; in totale, nel biennio successivo, i film sequestrati diventarono più di venti. Nemmeno gli studiosi di cinema vicini al regime ebbero accesso alla visione di Das Kaninchen bin ich e dei suoi successori. Dette anche film della cantina (Kellerfilme) o dello scaffale (Regalfilme), le opere censurate emersero dall’archivio cinematografico della DDR solo dopo la caduta del Muro. Gran parte di esse è stata proposta per la prima volta al Festival del cinema di Berlino.









Das Kaninchen bin ich è disponibile in lingua originale e sottotitolata su Eastern European Movies.






