CHRISTIANE, TRA VERITÀ E LEGGENDA

CHRISTIANE, TRA VERITÀ E LEGGENDA

CHRISTIANE F. – NOI, I RAGAZZI DELLO ZOO DI BERLINO di Uli Edel (Germania 1981)

Christiane Vera Felscherinow è uno dei simboli storici di Berlino, grazie al libro e relativo film che, tra verità e leggenda, l’hanno resa famosa in tutto il mondo. Quando uscì la trasposizione cinematografica della sua autobiografia, il problema della tossicodipendenza stava dilagando in tutta l’Europa occidentale. La testimonianza di Christiane andò a scoprire un nervo in sofferenza di una società solo apparentemente solida e vincente. Il suo caso suscitò numerose discussioni sull’effettiva utilità di rappresentare una realtà così drammatica e complessa in modo crudo e realistico e forse un po’ troppo spettacolarizzato. I dibattiti e le polemiche contribuirono sensibilmente ad alimentare il mito di Christiane.

SENSAZIONALISMO

In critici più severi sollevarono dubbi circa l’autenticità del racconto incentrato su un gruppo di adolescenti gravitante intorno al Bahnhof Zoo. Secondo molti il film idealizzava fin troppo la figura del tossicodipendente, ritraendolo come un eroe contemporaneo e maledetto. Grazie all’eco generata dal film, ebbe inizio una sorta di pellegrinaggio intorno alla celebre stazione. Numerosi giovani provenienti da tutta Europa volevano visitare i luoghi delle vicissitudini della protagonista. Tra verità e leggenda, la storia di Christiane fu il grido, prima di allora inascoltato, dei malesseri della sua generazione. A dispetto di recensioni non sempre benevole, la pellicola di Edel divenne subito un’opera di culto e fu proiettato negli istituti scolastici di tutta Europa.

IL BOOM DELL’EROINA

Durante l’anno di terza media, la mia scuola organizzò una proiezione di Christiane F. – Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino in una sala nel centro della città. Il cinema era poco distante dal giardino del Guasto, uno dei più tristemente noti luoghi di ritrovo e consumo degli eroinomani bolognesi. Sin dal suo ingresso, il piccolo e appartato angolo di verde era caratterizzato da un tappeto di siringhe abbandonate e da un’atmosfera spettrale di degrado e abbandono. La vicina piazza Verdi e i suoi dintorni sono ancora oggi tra le principali zone di spaccio e consumo di Bologna. Il mio impatto con il film fu decisamente importante: probabilmente l’impatto con le numerose scene forti e realistiche contribuirono a tenermi lontano dall’approccio alle droghe, anche leggere.

L’INCONTRO

Il libro di Christiane, in realtà, fu redatto e assemblato da Kai Hermann e Horst Rieck per il settimanale Stern. I due giornalisti avevano incontrato Christiane durante un processo giudiziario in cui era l’adolescente figurava sia come imputata che come testimone. Le testimonianze raccoltre tramite un registratore vocale dai due cronisti li spinsero ad accantonare il progetto di un reportage a puntate a favore di quello di un vero e proprio libro. Il racconto sui traffici di droga e sul giro di prostituzione al Bahnhof Zoo divenne un caso editoriale prima a livello nazionale, e poi mondiale. Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino fu tradotto con successo in poco meno di 20 lingue.

INCONGRUENZE

Recentemente, Prime ha realizzato un riadattamento su Christiane: una serie duramente criticata per le eccessive licenziosità rispetto al racconto originale. Tuttavia, anche il film di Edel non era stato del tutto fedele al libro: le dinamiche relazionali con gli adulti e il conflitto con la borghesia di Berlino Ovest non erano state rappresentate con lo stesso intenso realismo del libro. Anche i dialoghi erano risultati non sempre credibili, così come parte del cast, composto principalmente da attori non professionisti o alle prime armi nel mondo del cinema. Nel film di Uli Edel, la storia d’amore tra Christiane e Detlef ha un ruolo decisamente centrale, mentre nel libro è quasi marginale; anche l’adorazione della protagonista per David Bowie è molto più enfatizzata. In alcune interviste, Christiane espresse dei dubbi circa alcune incongruenze nella sceneggiatura, pur comprendendo la necessità di realizzare un prodotto accattivante e fruibile per il grande pubblico.

IL TITOLO SBAGLIATO

Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, il titolo italiano, generò una certa confusione. Molti spettatori si interrogarono sul perché il citato zoo non comparisse mai nel film. In realtà la storia si svolge perlopiù nello scalo ferroviario e il titolo originale del film, Christiane F. – Wir Kinder vom Bahnhof Zoo, faceva riferimento al nome della stazione (Bahnhof Zoo), non al vicino giardino zoologico. Quindi la scelta dei distributori italiani fu forse dettata da una superficiale ed errata traduzione del titolo originale.

ICONA

Durante la prima del film in Germania, Christiane uscì dalla sala prima della fine della proiezione. Successivamente, spiegò di essere stata sopraffatta dall’ansia per l’assedio dei giornalisti e per la difficoltà nell’assistere alle proprie sofferenze proiettate sul grande schermo. La pellicola generò un’ulteriore impennata della popolarità di Christiane, la quale divenne un’icona generazionale per milioni di adolescenti europei. Una sorta di contraltare di Sophie Marceau, la star di un zuccheroso film francese per teenagers uscito più o meno nello stesso periodo. Edel scelse la quindicenne Natja Brunckhorst per il ruolo di Christiane, della quale divenne suo malgrado l’alter ego iconografico. Infatti, in seguito al grande successo della pellicola, la figura esile di Natja si sovrappose a quella della reale protagonista. Ancora oggi, nell’immaginario collettivo, Christiane ha il volto della Brunckhorst, oggi regista e sceneggiatrice. Il volto dell’attrice compare sulle riedizioni dei libri della Felscherinow.

CHRISTIANE TRA VERITÁ E LEGGENDA
CHRISTIANE TRA VERITÁ E LEGGENDA
La star della droga CHRISTIANE TRA VERITÁ E LEGGENDA
FETICISMO

L’impatto culturale del film ha prodotto un certo fanatismo intorno alla figura ormai iconica di Christiane. È sufficiente digitare il suo nome su un motore di ricerca per imbattersi in blog e forum tematici interamente dedicati alla sua storia. Questo post racconta in chiave leggera l’ossessione di una blogger: il divertente diario di un viaggio a Berlino con il “malcapitato” compagno sulle tracce della ragazzina della Gropiusstadt.

FAMA

Christiane ha spesso parlato del suo rapporto difficile con la notorietà. Nonostante, grazie al successo del libro e del film, goda ancora oggi di una buona sicurezza economica, non ama essere riconosciuta o fermata per strada. In particolare, detesta l’essere spesso pedinata da fanatici e giornalisti che si appostano persino sotto casa sua. Nella sua seconda autobiografia, pubblicata qualche anno fa, analizza con lucidità la cristallizzazione della propria immagine in una sorta di mito piuttosto distante dalla realtà. Oggi, Christiane affronta i seri problemi di salute derivanti dai suoi trascorsi e dalle frequenti ricadute. Non è mai riuscita a liberarsi del tutto da una dipendenza che, ironicamente, le ha portato fama e denaro.

IL CONCERTO

Tra verità e leggenda, il film su Christiane offre il crudo ritratto di un’epoca, il fedele ritratto di una metropoli grigia e decadente. Un’immagine piuttosto discrepante da quella dell’immaginario collettivo di una Berlino vista come ricca e privilegiata enclave borghese. La colonna sonora è il tocco finale di pennello a completamento di un quadro dall’enorme fascino. La scena dello storico concerto di Bowie presso la Deutschlandhalle nel 1976, fu filmata a New York, dove il Duca Bianco era impegnato in una data del tour americano.

CHRISTIANE, TRA VERITÀ E LEGGENDA: HEROES

Il successo di Christiane F. – Wir Kinder vom Bahnhof Zoo ha rinvigorito la popolarità della rock star londinese, donando nuovo lustro alla sua discografia. La trilogia berlinese ha riacquisito una popolarità inaspettata, e un brano in particolare ha accompagnato una delle scene più iconiche del film. Aa distanza di oltre quarant’anni dal film, la canzone Heroes è ancora oggi considerato una sorta di berlinese, parte integrante dell’identità della capitale tedesca.

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