CHI SONO

CHI SONO

CHI SONO ?

Chi sono? Mi chiamo Marco e vivo a Bologna, la mia città natale. In oltre dieci anni di assidua frequentazione con la capitale tedesca, la domanda più frequente che mi è stata posta è certamente: «che cosa ti piace così tanto di Berlino?». È un interrogativo a cui, pur non sorprendendomi, non trovo mai le parole adatte e fornisco regolarmente risposte che non soddisfano in primis me stesso. Il legame con questa città si è fatto forte e indissolubile nel tempo, ma continua a essere impalpabile, difficilmente esplicabile con concetti chiari e concreti. Tra l’altro, il mio primo impatto con Berlino, correva l’anno 1999, non fu particolarmente entusiasmante e per anni ho mantenuto vivo il ricordo di una metropoli anonima e per nulla attraente. Vi trascorsi una vacanza memorabile, ma più per merito della compagnia che della città stessa.

CHI SONO? – 2006

Nel 2006 la osservai con occhi nuovi e uno spirito diverso. Berlino, la città mutante per antonomasia, ancora oggi è soggetta a continue trasformazioni. Ero cambiato molto anch’io. Trascorsi una settimana in un attico nel cuore di Friedrichshain, nel rione Samariterviertel, ancora indenne dal processo di gentrificazione che stava investendo le zone centrali. Erano gli ultimi anni della Berlino povera e sexy, dove sempre più stranieri vi si trasferivano in cerca di opportunità lavorative e attratti dall’intensa vita notturna e dal costo della vita incredibilmente basso per una capitale europea. Paradossalmente, dopo la caduta del Muro e la riunificazione, Berlino versava in condizioni economiche tutt’altro che floride, con la disoccupazione e l’inflazione alle stelle. Tuttavia trovare un impiego – i numerosi call center cercavano personale che conoscessero almeno l’inglese – e un appartamento o una stanza in affitto a prezzi più che ragionevoli era un’opportunità alla portata di molti.

CHI SONO? – CAMERA CON VISTA

Da allora ho iniziato a frequentare Berlino con regolare frequenza, grazie all’ospitalità di un amico che vi si era trasferito in pianta stabile. L’appartamento in cui si è trasferito definitivamente, dopo vari traslochi, è a cinque minuti da Alexanderplatz, sul confine tra Friedrichshain e Mitte. È situato in uno dei Plattenbau di Berlino Est, edifici eretti rapidamente grazie a blocchi modulari di cemento armato: un esempio di architettura concreta di cui la DDR era orgogliosa. Durante i lavori di ristrutturazione il mio amico vide con i propri occhi i fili e le cimici della STASI rinvenute dietro la carta da parati. Tre ampie finestre guardano verso, incorniciandola, la vicina e iconica Fernsehturm, l’antenna della televisione. Poco amata dagli Ossi (i cittadini dell’est) che la chiamavano Telespargel (letteralmente “teleasparago”), è oggi il principale simbolo identitario di Berlino, al pari della Porta di Brandeburgo.

Camera con vista
CHI SONO? – FINE DI UN’EPOCA

Il periodo fino ai primi anni 2010 a Berlino è stato a mio avviso incredibile ed eccitante; a detta di molti gli ultimi scampoli del periodo d’oro – anche se di oro ne circolava molto poco – della capitale. Soprattutto a est, club e locali spuntavano come funghi, aperti in vecchie fabbriche e aree industriali in disuso, e la vita costava anche un terzo che in altre grandi città europee.
Com’era ampiamente prevedibile, Berlino iniziò a richiamare anche ricchi investitori che acquistavano intere aree a basso prezzo, per riqualificarle e trarre profitto.

CHI SONO? – PASSATO E PRESENTE

In occasione della mia seconda visita a Berlino iniziai a conoscerla più approfonditamente, immergendomi il più possibile nello stile di vita di una metropoli che vedevo pulsante e in costante fermento. Respiravo l’atmosfera rilassata sui treni della S-Bahn e della U-Bahn che attraversavano la città sotterraneamente o arrampicate sui ponti e sulle sopraelevate. La diversità sembrava non esistere, la normalità era essere semplicemente se stessi, senza il timore di essere giudicati o incasellati. Il vento di libertà sembrava soffiare forte come le correnti che dalla Siberia raggelavano l’aria novembrina. E poi la sua incredibile, tragica e affascinante storia: Berlino è stata il teatro dei più nefandi orrori del secolo scorso. Un passato ingombrante che non cerca di dimenticare e del quale non intende liberarsi, ma che ostenta in segno di monito.

CHI SONO? – ICH BIN EIN BERLINER

È la celebre frase che John Fitzgerald Kennedy pronunciò a Berlino il 26 giugno 1963, cinque mesi prima del suo brutale assassinio. Fu in occasione di una visita di Stato, in un affollato comizio pubblico tenutosi nella piazza di Schöneberg che oggi porta il suo nome. Già da un paio d’anni la città era stata spezzata in due dal Muro che, per oltre 28 anni, condizionò le esistenze di milioni di berlinesi.

CHI SONO? – «BERLINO È BRUTTA»

Sento spesso dire che Berlino sarebbe una città grigia, triste, non bella. Un’affermazione che mi ferisce quasi come un insulto rivolto a un genitore. È vero, Berlino non vanta la classica bellezza da cartolina di Parigi o il patrimonio artistico di Roma. Il suo assetto urbano, privo di un vero e proprio centro storico, può disorientare. Il piccolo insediamento sulla Spree del XII secolo d.C. si è espanso nel corso dei due secoli scorsi. Con l’annessione dei villaggi circostanti Berlino oggi è la città più estesa e popolosa dell’Unione Europea. Una città che richiede un’immersione totale nel suo tessuto per assimilarne le mille peculiarità. Forse non tutti possono dire Wir sind alle Berliner (siamo tutti berlinesi), ma chiunque può sentirsi parte di questa città, se realmente lo desidera. La mia esperienza personale di 25 anni a Roma mi suggerisce quanto questa non sia un’opportunità scontata.


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