Categoria: 🗓 GESCHICHTE

Storia

LE DONNE DEL TERZO REICH

Durante il Terzo Reich, le donne, pur ricoprendo un ruolo importante e significativo, erano soggette a forti restrizioni e vincoli.
La politica nazionalsocialista, basata sulla presunta superiorità razziale, plasmò significativamente la condizione femminile promuovendo un ideale di maternità e centralità nei nuclei famigliari, ma sempre subordinata alle figure maschili. La funzione della donna, preziosa e indispensabile per il progetto di riproduzione e moltiplicazione della stirpe germanica, comportava loro pesanti limitazioni. Le leggi razziali di Norimberga, promulgate dal Terzo Reich, proibivano alle donne di stringere relazioni e unirsi in matrimonio con uomini che non fossero di razza ariana.
«A Norimberga è stata stabilita una legge che ha fatto piangere tante donne, per essere andate a letto con l’uomo sbagliato…» (Ballade von der Judenhure Maria Sanders”, testo di Bertold Brecht. musiche di Hanns Eisler).
Oltre alle gravi discriminazioni razziali, le donne tedesche, in caso di relazioni pubbliche con uomini ebrei, ne affrontavano le terribili conseguenze. Anche i rapporti di sola amicizia con i prigionieri di guerra erano severamente proibiti. I soldati stranieri catturati dai militari tedeschi, erano costretti a lavorare nelle campagne, dove la gestione delle fattorie era quasi sempre in mano alle donne. Questo perché gran parte degli uomini, esclusi i bambini e gli anziani, erano al fronte.
Le donne del Terzo Reich erano anche escluse da …

NESSUNO VUOLE ESSERE IL CATTIVO

«…Quello che mi sorprende del vivere qui è che per quanta roba tu porti via, questo palazzo di linoleum continua a contenere tutto il necessario per la vita, rifiutando al tempo stesso di accogliere una sola cosa che sappia, accidentalmente o di proposito, di bellezza o di gioia. In questo, penso, ha molto della Germania Est. …».
Anna Funder è una giornalista e scrittrice australiana trasferitasi a Berlino qualche anno prima della riunificazione. La sua esperienza di vita nella città prima divisa è raccontata nel suol saggio Stasiland, in Italia tradotto con il titolo C’era una volta la DDR. Pubblicato nel 2002, il libro si basa su testimonianze raccolte tramite alcune inserzioni su una testata tedesca. La prima edizione vide la luce in Australia, mentre l’anno successivo uscì in Germania, dove ricevette dure critiche. Nella post-fazione dell’ultima edizione (2019), l’autrice tenta di individuarne le cause. Una delle ipotesi è che , anche nel caso della questione Germania Est, per molti tedeschi sia sorta un’ulteriore. A est da parte di chi appoggiava il regime traendone privilegi personali, a ovest da chi lo derideva o se ne disinteressava. Ancora oggi non è sempre semplice affrontare un dibattito in merito, perché in fondo nessuno vuole essere additato come “il cattivo” o attribuirsi alcuna responsabilità.
L’edizione tedesca subì alcuni…

ANNE, LILIANA E ALTRE STORIE

Liliana Segre e Annelies Marie Frank sono nate in due nazioni diverse, ma nello stesso periodo storico. Erano due bambine quando, negli anni 30, con l’ascesa del fascismo in Italia e del nazionalsocialismo in Germania, videro segnato il loro destino. La loro colpa fu quella di essere nate in una famiglia ebrea. Entrambe conobbero gli orrori dei campi di sterminio; Anne vi perse la vita, mentre Liliana è una dei sopravvissuti ancora oggi in vita. In modi diversi, le storie di Liliana e Anne, rappresentano testimonianze toccanti e imprescindibili della più agghiacciante vergogna del secolo scorso.
Un filo unisce i primi tre libri che ho letto da bambino: Cuore, I ragazzi della via Pál e il Diario di Anna Frank. Il classico di De Amicis è un romanzo articolato che si snoda tra il diario di un alunno di terza elementare nell’Italia post-risorgimentale, lo scambio epistolare tra due amici e una serie di racconti. Il secondo, ambientato a Budapest sul finire del secolo XIX, narra la “guerra” tra due gang di ragazzi delle scuole medie. Infine, il “Diario”, resoconto dei lunghi mesi in cui la giovane Anne e la sua famiglia, originaria di Francoforte sul Meno, visse nascosta in un alloggio di appena 50 mq ad Amsterdam, dove si erano trasferiti a partire dal 1933.
Fui introdotto al diario di Anne…

I SILLY DI TAMARA DANZ

La prima volta che m’imbattei in Tamara Danz e nei suoi Silly, mi trovavo nei dintorni di una delle mie strade preferite di Berlino: Warschauer Straße. Quel nome catturò la mia intenzione mentre mi avvicinavo a un ingresso dell’East Side Mall. Convinto che si trattasse di una pittrice o di una poetessa, mi ripromisi di fare un approfondimento, ma come spesso accade, tale proposito è caduto nel dimenticatoio.
La zona intorno a Warschauer Straße, nell’Ortsteil di Friedrichshain, è dove ho istantaneamente pensato di voler vivere, non appena mi fossi trasferito a Berlino.
Non era un’ambizione azzardata un ventennio fa. In quel periodo Berlino godeva ancora – sebbene per ancora poco tempo – della fama di metropoli povera e sexy.
Il mercato immobiliare proponeva prezzi abbordabili e il costo della vita era il più basso tra le grandi città europee.
La prima volta che arrivai in questa vivace e frenetica strada fu …

KREUZBERG E LA METROPOLI IN DIVENIRE

Berlino la mutante (disponibile su Raiplay), è un interessante documentario di qualche anno fa, sull’inarrestabile trasformismo della capitale tedesca. È il ritratto di una città con lo sguardo rivolto in avanti, ma mai dimentica del proprio passato. Una metropoli in costante divenire, aderente alle impressioni scaturite sin dai miei primi viaggi nella capitale tedesca, a partire da uno dei suoi quartieri più emblematici e rappresentativi: Kreuzberg.
L’intreccio tra passato, presente e futuro evidenzia un tessuto urbano piuttosto distante dalle altre grandi capitali europee.
A Roma, dove ho vissuto per 25 anni…

LA PROPAGANDA E LE BUGIE SUL MURO

«Nessuno ha intenzione di costruire un muro» – Così, il 15 giugno del 1961, si pronunciò l’allora presidente della DDR Walter Ulbricht in merito alle insistenti voci trapelate dalla rete di spionaggio, del folle progetto del Muro. Appena due mesi dopo, quella dichiarazione divenne la temuta realtà. La giornalista Annamaria Doherr aveva formulato la domanda senza menzionare in alcun modo l’idea di un muro, menzionando quella di una più generica istituzione di confine di stato. Il regime della DDR giustificò le prime operazioni (12-13 agosto 1961) di installazione del Muro con la scusa di una barriera protettiva contro la minaccia fascio-capitalista degli ex alleati occidentali. Naturalmente, in pochi credettero a motivazioni così claudicanti, ma non mancò un nutrito numero di fedeli alla causa socialista. Cittadini che, in nome di una fede ideologica, approvavano il braccio di ferro tra due ideali di società agli antipodi: socialismo contro capitalismo, proletariato versus borghesia. Difficile stabilire quanto fossero ingenui o consapevoli del duro prezzo da pagare. Il Muro e la propaganda di regime, per quanto intrisa di bugie, fu il ragionevole prezzo da pagare per un obbiettivo ritenuto nobile.
“Tu vivi in America. È il più grande paese del mondo. Certo, c’è chi fa una vita di merda. Perché, credi che nell’Unione Sovietica non facciano una vita di merda? Lui ti dice che il capitalismo è un sistema dove cane mangia cane. Cos’è la vita se non un sistema dove cane mangia cane? …”

SOGNAVANO SOLO DI ESSERE LIBERI

Con l’avvento del Muro, numerosi cittadini berlinesi subirono conseguenze devastanti nelle loro esistenze. Amici, coppie di innamorati e famiglie intere, da un giorno all’altro, vennero separati. Non li confortò di certo la comunicazione propagandistica che motivava il Muro come necessaria protezione contro la minaccia fascista e capitalista occidentale. Fin dalla mattina di quella calda domenica del 13 agosto 1961, molti berlinesi dell’est compresero di essere diventati dei prigionieri di Stato. Davanti alla massiccia mobilitazione di uomini e mezzi per tracciare la linea di divisione, in molti iniziarono a pensare a come fuggire a ovest. Eppure, le smanie egemoniache della DDR non si placarono nemmeno di fronte alla disperazione dei cittadini che desideravano e sognavano solo di essere liberi. Drammi e tragedie, purtroppo, non si fecero attendere a lungo.
Ida Siekmann viveva al 48 di Bernauer Straße. Casa sua apparteneva amministrativamente a Berlino Est, ma il portone dell’edificio…

IL SOGNO DI WILLY BRANDT

Negli ultimi tre anni, il Flughafen Berlin-Brandenburg Willy Brandt ha accolto milioni di turisti provenienti da tutto il mondo, volando verso la vivace Berlino. Tuttavia, per coloro che non sono tedeschi, né appassionati né studiosi di storia, il nome dell’aeroporto potrebbe sembrare relativamente privo di significato. Approfondendo la sua straordinario biografia, emerge il peso e l’importanza che questa figura ha esercitato nel corso di almeno mezzo secolo di storia tedesca. Ciò che più colpisce a riguardo di Willy Brandt non è solo la sua figura di spicco, ma anche la grandezza del sogno che ha coltivato, nonché l’impegno appassionato con cui si è adoperato per realizzarlo. Ancora oggi, Herbert Ernst Karl Frahm, questo il suo vero nome, continua a incarnare l’immagine di uno stimato politico e, soprattutto, di un uomo fedele ai propri ideali.
Willy Brandt ricoprì la carica di cancelliere della Repubblica Federale Tedesca (nota anche come Germania Ovest) dal 1969 al 1974. Fu, inoltre, sindaco di Berlino Ovest dal 1957 al 1966. Questo periodo coincideva con il culmine della guerra fredda tra U.R.S.S. e U.S.A., che avrebbe poi portato alla costruzione del Muro. Ciò non rappresentò soltanto la separazione fisica di una metropoli già fratturata, ma anche il distanziamento netto tra due visioni politiche e due ideali di società contrapposti.
Tali differenze, come combustibile, alimentavano e incendiavano le ambizioni di predominio di entrambe le superpotenze. Si scontravano il…

INFANZIA A BERLINO TRA LE DUE GUERRE

Il rogo di Berlino di Helga Schneider è una delle opere letterarie più avvincenti sui drammi della II Guerra Mondiale. Si tratta di uno struggente diario con cui l’autrice slesiana, cresciuta a Berlino e da sessant’anni naturalizzata italiana, racconta la sua infanzia in una città ormai in macerie. Leggendolo, l’ho spontaneamente collegato a un breve racconto, diametralmente opposto, ambientato nella capitale tedesca degli anni ’20. Da questa comparazione è emerso l’intrigante parallelismo di due esperienze di infanzia completamente opposte, entrambe rappresentative della Berlino sofferente tra le due guerre.
Dopo la caduta dell’Impero Prussiano e all’alba della Repubblica di Weimar, Berlino proseguì nel proprio processo di espansione. A partire dagli anni ’20, le cittadine limitrofe vennero annesse al centro, completando il progetto della Groß-Berlin intrapreso nella seconda metà del secolo precedente. Ecco spiegato come mai a Berlino esistono i cosiddetti doppi toponomastici, che possono creare confusione, e i molteplici e antichi Rathaus. Infatti, gli odierni quartieri erano in origine villaggi e borghi rurali, ciascuno con un proprio municipio.
«Berlino è la città più bella, più ricca di cultura, in tutto il mondo. Sarei riprovevole se non fossi fermamente convinta di ciò. Non vive forse qui l’Imperatore? Chi potrebbe costringerlo a vivere qui se non fosse il posto che gli piace di più? … Io e papà abitiamo nel quartiere più…

LA FIGURA DI UDO LINDENBERG

In anni di frequentazione con Berlino, mi sono frequentemente imbattuto in una figura singolare, difficile da dimenticare. Occhieggiava puntualmente dai manifesti affissi in strada, o dai cartonati nei negozi di dischi. Un uomo non più giovanissimo, longilineo e vestito di nero, con un cappello a falde larghe e un’espressione severa e sofferta, probabilmente enfatizzata dai profondi solchi che ne segnano il viso. Mi venne naturale associarlo, visivamente, all’immagine di…
-La figura di Udo Lindenberg –