CANZONI PER BERLINO 3

CANZONI PER BERLINO 3

Parte numero 3 dedicata a canzoni che evocano Berlino. Da sempre gli artisti sono attratti e ispirati dalla Storia, così ricca di eventi e simboli, della città del Muro. Alcuni brani musicali richiamano direttamente le atmosfere e i luoghi della città, mentre altri vi aderiscono con rimandi, forse involontari, al suo immaginario. Si tratta, in ogni caso, di tasselli che compongono il mosaico di una colonna sonora ideale, capace di raccontare Berlino e la sua complessità. Una metropoli malinconica e ribelle, tormentata eppure vitalissima, sospesa perennemente tra memoria storica e progresso. Questo terzo capitolo del viaggio prosegue tra canzoni celebri e altre meno note, intrecciando ricordi, visioni e suggestioni sonore che raccontano l’irrequietezza e celebrano il magnetismo della metropoli europea.

CANZONI PER BERLINO

RY X: Berlin (2013)

CANZONI PER BERLINO 3

«COME DOWN LOVE, BERLIN THE COLD»

Classe 1988, Ry Cuming ha pubblicato l’EP Berlin nel 2013. Il brano omonimo è stato scelto dalla Sony per un’importante campagna pubblicitaria, spingendolo nelle zone alte delle classifiche europee. L’arrangiamento arioso e minimalista si appoggia su un’agile vocalità, e ben rappresenta il mondo musicale dell’artista australiano, sospeso tra contaminazioni ambient, elettroniche e folk. Il testo autobiografico è ispirato a una relazione difficile vissuta a Berlino, dove l’artista ha suonato in più di un’occasione. Nel testo la capitale tedesca fa da sfondo freddo e ostile, fungendo da specchio al profondo disagio interiore dell’artista.

SEEED feat. BLACK KAPPA: Dickes B (2001)

«D’INVERNO, MAMMA BERLINO FA MALE»

I Seeed di Peter Fox sono un’ istituzione berlinese. Fin dal loro album d’esordio, New Dubby Conquerors (2001), si sono imposti nel panorama musicale tedesco. Dickes B (dallo slang berlinese: Grande Berlino) è un brano contagioso e celebrativo della capitale tedesca. Una gioiosa dichiarazione d’amore per una città rinata dalle macerie delle guerre che l’avevano devastata e del Muro che l’aveva divisa. “L’aria di Berlino / in confronto ad altre città / offre il sapore più delizioso e le migliori qualità / per celebrare sfilate e feste esclusive / le masse ora sono qui / nessuno le ha invitate / un tempo a Berlino si parlava solo di carri armati e missili…“

R.E.M.: Überlin (2011)

CANZONI PER BERLINO 3

«HEY, NOW TAKE THE U-BAHN, FIVE STOPS, CHANGE THE STATION»

Michael Stipe ha scritto questo brano durante le sessioni dell’album conclusivo dei R.E.M., registrato presso i celebri Hansa Tonstudio. Il titolo gioca con il nome della città e con il prefisso über (“sopra”), suggerendo movimento e trascendenza. I versi sulla routine quotidiana – “take your pills… make your breakfast… comb your hair and off to work…” – suonano come un invito al risveglio individuale. In particolare, la parte del cambio di stazione e il motto “change will save you” elevano Berlino a simbolo di rinascita e cambiamento. Il relativo video è stato girato a Londra, ma restituisce con efficacia le atmosfere sospese e vibranti tipiche della Berlino post-Muro.

CANZONI PER BERLINO

SEX PISTOLS: Holidays in the Sun (1977)

«A CHEAP HOLIDAY IN OTHER PEOPLE’S MISERY»

Nell’estate del 1977 i Sex Pistols avrebbero voluto andare in vacanza sull’isola di Jersey, ma nessun hotel li volle accogliere per paura di possibili disordini. Di conseguenza, per fuggire dalla difficile vita londinese, per via della loro fama di gruppo punk e anarchico, optarono per Berlino Ovest. Affascinato dal Muro, Lydon scrisse il testo che paragonava la città a un “campo di concentramento — the new Belsen — dove non si va a dormire mai”. Quindi, tradusse quel senso di paranoia in versi come “The Berlin Wall / Sensurround sound in a two inch wall“, catturando il nichilismo e il desiderio di fuga. Il tema della Guerra fredda divenne la metafora ideale e precisa dei mali dell’Occidente.

CANZONI PER BERLINO 3

NADA: Berlino (1988)

CANZONI PER BERLINO 3

«BERLINO NON È UN’ISOLA»

Nada Malanima ha scritto questo brano intenso nel 1988, ma lo ha pubblicato in una raccolta di demo oltre 30 anni dopo. Nel testo, Berlino non è intesa come luogo geografico, ma come un esempio di desolazione e solitudine. Il mood generale del brano trasmette perfettamente il senso di spazi grigi e vuoti, di tensioni sospese e una generale cupezza emotiva. Il paesaggio urbano descritto riflette il tormento interiore, le barriere invisibili tra le persone e il peso delle divisioni. Infine, l’arrangiamento scarno e la voce ruvida dell’artista toscana amplificano l’atmosfera di dolore e distacco, rendendo la città un simbolo di isolamento e fragilità umana. Un ritratto che riflette paura, malinconia e una disperata ricerca di libertà.

TINA DICO: Ask Again (2015)

«WE FELL INTO SILENCE IN THE STREETS OF BERLIN»

Pubblicato nel 2015, Ask again racconta, tra romanticismo e ironia, un’insolita proposta di matrimonio. Un uomo chiede la mano della sua amata all’alba, per le strade di Berlino, dopo una notte chiaramente segnata dall’alcol. Inaspettatamente, la risposta della donna giunge concreta e onesta. L’intero quadro è dipinto con tocco leggero ed essenziale, composto su delicati arpeggi di chitarra. La voce calda e rotonda di Tina Dickow (il nome con cui è nota in patria) imprime un’intimità e una profondità emotiva che ricorda la grande Joni Mitchell. Un brano intimo e luminoso con cui la cantautrice danese tratteggia in note un delicato e ironico affresco di quotidianità.

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CANZONI PER BERLINO

BRUCE SPRINGSTEEN: Chimes of Freedom (1988)

«AND WE GAZED UPON THE CHIMES OF FREEDOM FLASHING»

Nel luglio 1988, Bruce Springsteen si esibì a Berlino Est davanti a oltre 300.000 persone, nell’evento rock più significativo mai concesso nella DDR. Il climax del concerto fu una versione sanguigna di Chimes of Freedom, l’inno alla libertà scritto da Bob Dylan negli anni ’60. La voce ruvida del Boss impresse nuova forza a quelle parole, scuotendo un pubblico sempre più desideroso di cambiamento. In quel contesto, i rintocchi folk di Dylan convogliarono nell’energia del rocker statunitense, trasformandosi in grida di ribellione e speranza contro ingiustizie e barriere.

PINK FLOYD: A Great Day For Freedom (1994)

«ON THE DAY THE WALL CAME DOWN»

A differenza di The Wall, associata al Muro pur senza citarlo, A Great Day for Freedom dei Pink Floyd (nell’era post Waters) ne celebrò la caduta, avvenuta il 9 novembre 1989. Il testo narra l’euforia collettiva generata dall’evento: “On the day the wall came down / They threw the locks onto the ground…”, ma anche il senso di disorientamento e incertezza. Le frontiere restano fragili come sabbie mobili, gli ideali scoloriscono e le relazioni cambiano. Di conseguenza, la conquista agognata si scontra con complesse contraddizioni politiche e morali. Parole che invitano a riflettere su come la libertà raggiunta richieda costante cura, attenzione e responsabilità.

SCORPIONS: Wind of Change (1990)

«THE FUTURE IS IN THE AIR»

La melodia fischiettata che introduce questa nota ballata rock riproduce il reale vento del cambiamento che soffiava sull’Europa sul finire degli anni ’80. Un periodo caratterizzato dal susseguirsi di eventi che culminarono nel crollo della famigerata Cortina di Ferro. Non a caso, il verso “The world is closing in, did you ever think / That we could be so close, like brothers?” potrebbe suonare retorico, ma rispecchia il trasporto emotivo di quel periodo. Soprattutto per coloro che, come i tedeschi Scorpions, vivevano sulla loro pelle il dolore della divisione e l’eccitazione per la riunificazione. Una melodia semplice e circolare, unita a un testo poetico e ottimista, ha reso “Wind of Change” un vero e proprio inno di unità e riconciliazione. Infatti, è ancora oggi considerato un inno celebrativo all’abbattimento dei muri fisici e delle barriere culturali e ideologiche.

IGGY POP: Lust for Life (1977)

«NO MORE BEATING MY BRAINS WITH THE LIQUOR AND DRUGS»

Registrata negli studi Hansa di Berlino Ovest nel 1977, Lust for Life di Iggy Pop esplode come un inno di vitalità sfrenata. Nata dalla collaborazione con David Bowie durante il loro periodo berlinese, la canzone incarna l’energia punk e la voglia di rottura di quegli anni. Il ritmo compulsivo – che qualcuno collegò al codice Morse delle forze armate americane – e il riff martellante riflettono il vigore e la ribellione personale dell’iguana del rock contro l’autodistruzione. Resa immortale dal film Trainspotting (1996), la traccia è diventata un manifesto di libertà, energia e anticonformismo. Il pioniere del punk incita l’ascoltatore a divorare la vita senza moralismi, trasformando gli eccessi in forza creativa.

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