BERLINO ULTIMO ATTO

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FINALE BERLIN di Heinz Rein (1947)

«Viltà, pigrizia e stupidità sono le cause per cui una così gran parte degli uomini resta volentieri in una condizione di minorità e per cui ad altri riesce così facile ergersi a loro tutori.» (Immanuel Kant). Heinz Rein è stato uno scrittore e giornalista tedesco nato a Berlino nel 1906. Ha dunque vissuto in prima persona entrambe le guerre del secolo scorso che hanno letteralmente devastato e spezzato la Germania. In particolare, il suo secondo romanzo, Berlino ultimo atto, è una testimonianza delle ultime tre settimane nella capitale, ormai circondata dalle forze alleate.

FUGGITIVO

Il protagonista di Berlino ultimo atto è Joachim Lassehn, un giovane studente di musica. Lassehn torna da disertore a Berlino e si unisce alla Resistenza tedesca. Il gruppo in cui entra si adopera per facilitare la resa alle armate nemiche ormai alle porte della città. Inoltre, cerca di risvegliare le coscienze della popolazione ormai assuefatta all’idea della disfatta o, addirittura, non ancora rassegnata all’ineluttabile disfatta della Grande Germania. Attraverso il collasso morale e fisico della città, emergono i moti di resistenza e la determinazione di coloro che si opponevano al regime.

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Bundesarchiv, B 145 Bild-P054320 / Weinrother, Carl / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 DE https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/de/deed.en, via Wikimedia Commons

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Royal Air Force official photographer, Public domain, via Wikimedia Commons

BEST SELLER

Il romanzo di Heinz Rein fu pubblicato a puntate sulla Berliner Zeitung a partire dal 1946. Nel 1947 uscì l’edizione integrale, uno dei primi grandi successi editoriali tedeschi del dopoguerra. Successivamente il libro è caduto nel dimenticatoio fino alla riedizione nel 1980 che, tuttavia, è stata accolta tiepidamente. In Italia è stata pubblicata nel 2017 da Sellerio, editrore noto per la qualità delle sue proposte, come l’antologia Un viaggio letterario di Flavia Arzeni.

STIGMA

In altri articoli di questo blog è stato affrontato il tema della questione morale in Germania. Con la sua liberazione dal nazismo, era emerso l’orrore della Shoah e dei campi di concentramento, e il mondo intero si domandava come un’intera popolazione non si fosse ribellata. Un pesante processo di condanna e discriminazione con cui il popolo tedesco ha dovuto fare i conti per decenni, al punto che ancora oggi echeggiano fastidiosi residui di quei duri “j’accuse”. In questo contesto, Berlino ultimo atto non giustifica né assolve nessuno; il suo chirurgico resoconto delle settimane precedenti alla resa della città pone dei dubbi su quanto certi errori siano tipici dell’uomo o attribuibili esclusivamente a una specifica cultura.

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IL GIOVANE UFFICIALE

«Ma cosa ne sarà della Germania, dottore? Deve pur’esserci una via d’uscita. Dopo tutto siamo dei tedeschi, e suppongo che anche lei senta di appartenere al popolo tedesco».

IL VECCHIO MEDICO


«Perché non dovrei? O crede che ci auguriamo la sconfitta della Germania per una sorta di sadismo suicida? È abbastanza doloroso dover riconoscere che la via verso un futuro migliore passa solo attraverso la disfatta del proprio popolo, e che è meglio piantare la bandiera del diritto e della libertà dell’individuo su delle rovine piuttosto che suggellare definitivamente con una vittoria la violenta massificazione dell’uomo. Ci rendiamo perfettamente conto dell’anomalia della nostra situazione, che consiste nel fatto che il successo dei nostri eserciti ci scoraggia e che quello delle armate avversarie ci riempie di speranza, nel fatto che la devastazione dei paesi stranieri suscita la nostra rabbia e le distruzioni nel nostro paese fanno nascere in noi la certezza che, nel fuoco delle proprie case incendiate, il nostro popolo lascerà bruciare anche i falsi idoli. Oso persino affermare che i veri patrioti siamo noi».

«Benché vi auguriate la sconfitta della Germania?»

«Non benché, ma proprio perché. Vede, tenente, qui tocchiamo il nocciolo della questione. L’uomo di Braunau e i suoi portavoce sono riusciti di fatto a identificare il nazismo con la tedeschità e a coinvolgere il popolo tedesco nelle proprie colpe, a renderlo un abulico strumento delle loro barbariche brame di dominio e infine a compiere tutte le loro azioni criminose in nome e purtroppo anche con l’appoggio del popolo tedesco, così che ne è nata una complicità nella buona e nella cattiva sorte. Si è quindi generata una indivisibilità della colpevolezza, in termini giuridici una correità, e da essa deriva la paura della vendetta degli avversari secondo i precetti del vecchio testamento, che la propanda di Goebbels, ricorrendo a citazioni falsificate e a cronache inventate di sana pianta, descrive nelle tinte più fosche, colpo alla nuca, deportazione, condizioni di schiavitù, sterminio, sterilizzazione e chi più ne ha più ne metta. Qui ha la spiegazione della cosiddetta dedizione germanica del popolo tedesco».

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TESTIMONIANZA

Berlino ultimo atto intreccia caratteri finzionali con eventi storici reali, conquistando il lettore con una scrittura intensa e la capacità di coinvolgerlo e trasportarlo nello scenario apocalittico di una città in rovina. Rein evoca immagini forti e cinematografiche, mantenendo alta la tensione narrativa per poco meno di 900 pagine ricche di avvenimenti e personaggi memorabili. Un’opera che rappresenta innanzitutto un ricco e prezioso documento storico, capace di stimolare nel lettore profonde riflessioni sul significato della vita e sugli aspetti più complessi e contraddittori della natura umana.

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