BERLINO ODI ET AMO

Una chiacchierata con un expat di vecchia data: S. approda nella Berlino dell’immediato post-Muro, quando la metropoli è ancora nel pieno dell’entusiasmo per la riunificazione. Il racconto della sua esperienza è un viaggio affascinante e irripetibile in un’epoca segnata da un eccitante clima anarchico e da possibilità che sembravano infinite. Dopo oltre tre decenni, il suo legame con Berlino assume talvolta i contorni di un autentico odi et amo: l’affetto resiste, affiancato al forte disincanto provocato da mutazioni radicali che hanno snaturato e piegato il suo spirito. L’invasione di investitori e speculatori ha infatti progressivamente posto fine a quella stagione unica in cui la capitale tedesca sembrava poter sfuggire alle normali leggi del mercato.
Indice
BERLINO ODI ET AMO
30 ANNI A BERLINO
Qualche settimana fa ho ricevuto un’email da S., lettore di questo blog. Leggendo alcuni miei racconti personali su Berlino, pensava che probabilmente ci conoscessimo, anche per via delle origini che ci accomunano. Scoperto che non era così, abbiamo iniziato a chiacchierare sulla capitale tedesca e, visto che lui vi vive da quasi trent’anni, ne ho approfittato per porgergli qualche domanda. Con un misto di nostalgia e disincanto, S. mi ha raccontato com’era Berlino negli anni ’90, come l’ha vista trasformarsi nel tempo e come il suo rapporto con essa sia oggi un odi et amo.
PASSIONE E DISINCANTO
«Da troppi anni ormai osservo questa città con il cuore spezzato», racconta «Mi sento come un innamorato deluso che si trascina in un rapporto stanco, abitudinario e senza slanci. Forse dovrei trovare il coraggio di andarmene altrove ma, lavoro a parte, sarebbe giusto stravolgere le vite di moglie e figli imponendogli le mie scelte personali?» Madre tedesca e padre italiano, S. arriva per la prima volta a Berlino nell’estate del 1991, in vacanza con amici. Si aspetta una città grigia e ostile: «Mia madre, che l’aveva visitata negli anni ’70, l’aveva descritta come una metropoli fredda, sporca e piena di tossicodipendenti. Ricordo che quando ho visto il film su Christiane F., ho pensato che la sua sentenza fosse precisa e veritiera». Invece, quella famigerata estate in cui avrebbe preferito andare a Londra o a Barcellona, Berlino lo sorprende e lo conquista del tutto.

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BERLINO, ODI ET AMO
L’IMMEDIATO DOPO MURO
A poco meno di due anni dalla sua caduta, lunghe porzioni del Muro sussistevano soprattutto nelle zone più periferiche, dove organizzavano frequenti feste e raduni illegali. «Si respirava un’atmosfera selvaggia e libertaria. Sembrava che con quello che Berlino aveva dovuto sopportare per quasi un intero secolo, ora tutto le fosse concesso». Durante quella vacanza S. e i suoi amici alloggiarono a Berlino Est. «Non credo ci fossero hotel o ostelli a Prenzlauer Berg, dove eravamo di base. Il quartiere era molto diverso da quello odierno. Le facciate degli edifici ancora crivellate dall’ultima guerra, con un sacco di case abbandonate. Come tanti, specie da Berlino Ovest, dormivamo lì, gratis. Gli arredi erano spartani, le carte da parati vecchie e sbiadite. C’erano vecchie caldaie a carbone e i bagni in condivisione sui pianerottoli. Con circa 10 marchi al giorno a testa mangiavamo e bevevamo ettolitri di birra. Ci sembrava il paradiso!»
SCELTE IMPORTANTI
Nel 1994 S. lascia l’università per trasferirsi a Berlino. «Ero bloccato con gli esami e sentivo il bisogno di cambiare aria. I miei contatti di Berlino, tra cui la mia futura moglie, mi incoraggiavano a trasferirmi lì. Leggevo della profonda crisi economica che investiva Berlino, ma mi dissero di andare, che in qualche modo mi avrebbero sistemato. Partii pieno di paure, ma ebbero ragione loro». Quindi S. svolge tanti lavori, perlopiù modesti ma pagati decentemente. «Vivere costava poco, e appoggiandomi a casa di amici o in spazi occupati, non avevo spese fisse. Mettevo perfino qualcosa da parte. Quando facevo l’uscere a Charlottenburg prendevo intorno ai 2.000 marchi e ne spendevo meno della metà. A un certo punto , ho sentito il bisogno di autonomia e ho affittato una stanza. Nel 2001, invece, ho preso un bilocale completamente da solo a Prenzlauer Berg per 300 €, spese incluse».
UNA NUOVA CASA
Cambia più volte casa e zona: «Ho girato quasi tutti i quartieri. Trovavo facilmente con i passaparola. C‘era spesso un motivo per voler cambiare. Gli affitti erano bassi e nessun proprietario ristrutturava, per cui le case cadevano a pezzi. Aggiustavi una porta e si rompeva una finestra, poi si staccava il linoleum dai pavimenti, come in un loop continuo.». S. decide di terminare gli studi e nel 2004 si laurea alla Humboldt-Universität. «Per 2 anni non ho lavorato dedicandomi completamente allo studio. Le quote semestrali della Humboldt erano più basse della tasse che avrei dovuto pagare a Bologna; in più avevo l’abbonamento per i mezzi incluso. Con i miei pochi risparmi ce l’ho fatta senza grosse privazioni. Il costo della vita era circa la metà che in Italia. Inoltre, da qualche tempo la relazione con J. era diventata seria e convivevamo. Ormai mi sentivo 100% berlinese».
QUARTIERI CHE CAMBIANO
«Quando J. è rimasta incinta abbiamo deciso di comprare casa. Trovammo l’appartamento dove viviamo tuttora, a Neukölln. Un affarone, perché allora non era un quartiere di tendenza, anzi. Dopo la laurea e uno stage, il colpo di fortuna: mi assume una multinazionale. Parlare bene il tedesco, grazie a mia madre, mi ha aiutato. Dopo 4 anni, la sede ha chiuso per motivi organizzativi. Ma a quel punto, con quell’esperienza nel curriculum, trovavo facilmente altro». Il valore del suo appartamento è letteralmente quintuplicato. Neukölln è, insieme a Kreuzberg, il quartiere più Multikulti e vivace della città. «Non avrei mai immaginato che Neukölln sarebbe diventata la zona cool e ambita di oggi. È stata anche una scelta obbligata, perché con la stessa cifra a Friedrichshain o Mitte avremmo preso un appartamento più piccolo, e con un bambino in arrivo, avevamo bisogno di più spazio».

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BERLINO ODI ET AMO
LE RAGIONI
Torno sul tema della sua disaffezione per la capitale tedesca. «Berlino è ancora oggi una città estremamente interessante e piena di fermenti. Ci si vive bene; lo dico perché davvero non posso lamentarmi. Se stessi male qui non esiterei un attimo ad andarmene. La mia seconda figlia ha compiuto da poco 18 anni e la vedo così felice qui. Esattamente come lo è stato suo fratello maggiore alla sua età, anche se adesso vive a New York. Ma la mia adolescenza è stata ben diversa dalla loro: ero un ragazzino della bassa padana a cui la vita e la mentalità di provincia stavano strette. Persino a Bologna, dove ho vissuto i primi anni da universitario, le prospettive mi apparivano limitate. Pur essendo una realtà più progressista e alternativa rispetto a quelle di altre città italiane, io avvertivo comunque un’aria un po’ conformista e troppo borghese per i miei gusti“.
NOSTALGIA DI UN’EPOCA
Gli chiedo se si tratti di mera nostalgia. «Sì, ma non è legata al non avere più 20 anni. Trovo triste che Berlino non sia più il rifugio salvifico di un tempo. Oggi, chi cerca nuove possibilità, cosa troverebbe qui? Ormai è una capitale omologata, sopraffatta da logiche finanziarie che l’hanno martoriata urbanisticamente. Il suo spirito di accoglienza e integrazione è svanito. Ecco cosa mi manca». Sulla crisi della scena dei club, con la chiusura di alcuni locali storici afferma: «È terribile, e lo dico da non amante della techno: andavo al Tresor e alle Love Parade, ma più per socializzare. Ora che la techno berlinese è patrimonio UNESCO, i locali continuano a chiudere a causa degli affitti insostenibili. Ha chiuso il Watergate e a breve lo seguirà il Renate. Un riconoscimento arrivato fuori tempo massimo, che non sta tutelando un comparto lavorativo storico e importante di questa realtà».

ARM ABER SEXY
Quindi, ironizza su un altro aspetto che lo ha sempre infastidito: il mito della Berlino “povera ma sexy”. «Berlino negli anni ’90 non era tra le mete più ambite dai turisti. Poi, proprio grazie al boom della techno e ai prezzi molto bassi, ha cominciato a essere invasa da orde di appassionati di clubbing. Gruppi di ragazzi che arrivavano per il weekend con l’obbiettivo di “sfasciarsi” con pochi soldi nei vari club. Ho ospitato anche diversi amici di vecchia data dall’Italia, ma quando mi proponevo di far loro da cicerone, quasi a nessuno importava una sega di sapere dove si trovassero. Li andavo a prendere a Tegel, trascorrevano le giornate arenati sul mio divano ad attendere il buio per uscire. Quando li riaccompagnavo all’aeroporto mi dicevano “certo che, locali a parte, questa città non è niente di che…” Ecco, questo non lo rimpiango affatto!»
BERLINO, ODI ET AMO
FETICCI BERLINESI
Infine gli chiedo i suoi luogo, disco/canzone, libro e film del cuore. «Film: “Le vite degli altri“. Claustrofobico, tragico, poetico, toccante; un capolavoro che non mi stanco mai di riguardare. Per la musica, il primo brano che mi viene in mente è “A Great Day for Freedom” dei Pink Floyd. Libro: attualmente sto leggendo “Book of Clouds” di Chloe Aridjis. Misterioso, affascinante, onirico. Ma il mio preferito resta “Ognuno muore solo” di Fallada, gigantesco, in tutti i sensi, romanzo storico di speranza, resistenza e disperazione. Per il luogo scelgo la Karl-Marx-Allee: il viale che più di ogni altro racchiude l’essenza e la Storia di Berlino. La mia passeggiata del fine settimana da Alexanderplatz a Frankfurter Tor è uno dei miei riti. Soprattutto nei mesi freddi, quando il rigore architettonico del realismo socialista sembra fondersi con il tipico cielo bianco dell’inverno, creando un quadro sospeso nella memoria».
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