BERLINO, ILLUSIONE E INGANNO

BERLINO, ILLUSIONE E INGANNO

METROPOLI E MUSA

La letteratura è senz’altro una delle forme espressive più efficaci nel delineare e mettere in risalto i cambiamenti socio-culturali di un luogo e di un’epoca. Esplorare la storia di Berlino attraverso le molteplici opere che l’hanno ispirata nel corso della Storia permette di comprendere appieno le motivazioni che ne determinano l’unicità, tanto affascinante quanto drammatica. Berlino, metropoli segnata da importanti e drammatici eventi storici, rappresenta il simbolo dell’illusione e dell’inganno che spesso permeano le vicende umane. Una metropoli vittima e testimonianza della dissennata crudeltà di cui l’uomo è capace.

«UNA CITTÀ CHE NON RIVELA LA SUA STORIA È COME UN UOMO SENZA OMBRA» (Flavia Arzeni)

Innumerevoli artisti – romanzieri, poeti, filosofi… – hanno subito in ogni epoca il fascino della giovane capitale europea. In un periodo di tempo più breve rispetto ad altre grandi città del vecchio continente, Berlino ha alternato momenti di splendore e oscurità. Da vivaio tra i più fecondi del pensiero illuminato e prolifico a teatro delle peggiori nefandezze umane; Berlino ha rappresentato sia una visione elevata e un ideale nobile di società umana, sia un abisso oscuro di follia e depravazione.

BERLINO. UN VIAGGIO LETTERARIO di Flavia Arzeni (Sellerio editore Palermo, 1997)
Un viaggio letterario - Flavia Arzeni
BERLINO, ILLUSIONE E INGANNO

Dal glorioso e ambizioso Impero Prussiano di Guglielmo II alla rovinosa sconfitta della Grande Guerra. Dagli ideali democratico-liberali della Repubblica di Weimar alla scalata al potere di Adolf Hitler. L’ingresso nel periodo più tragico e buio del XX secolo fu favorito dalla leva che propaganda nazionalsocialista esercitò su un popolo alle prese con fame e miseria. Dalla morte e distruzione della II Guerra Mondiale alla dolorosa divisione di una città, di una nazione e di un popolo attraverso l’icastico Muro, dalla sua genesi al crollo. Il saggio Berlino – Un viaggio letterariodi F. Arzeni, docente di letteratura tedesca moderna e contemporanea, accompagna il lettore alla scoperta dell’essenza di una metropoli in costante divenire.

BERLINO, ILLUSIONE E INGANNO – WIR SIND ALLE BERLINER

Berlino fu per molti il luogo depositario di sogni, ideali, aspirazioni, e anche delusioni e fallimenti; una musa ispiratrice per molti artisti, non necessariamente berlinesi o tedeschi. Perché ci si può sentire berlinesi per motivazioni insondabili, che vanno al di là delle ragioni logiche e geografiche. Non a caso uno dei suoi narratori più ispirati e appassionati è stato Christopher Isherwood, scrittore inglese stabilitosi a Berlino dalla fine degli anni ’20 all’ascesa al potere del Führer (1933).

SCHELETRO INDOLENZITO

Uno dei romanzi più noti di Isherwood è Addio a Berlino, da cui fu tratto un musical di rappresentato con successo a Broadway negli anni ’60, a sua volta trasposto dal regista premio Oscar Bob Fosse nel noto film Cabaret (1972) interpretato da Liza Minelli. Il romanziere britannico trasmette alla perfezione il rapporto simbiotico che ha sviluppato con Berlino, ovvero una metropoli libera e in continuo fermente con cui si identifica, a cui comunque non risparmia qualche critica.

«Berlino è uno scheletro che rabbrividisce di freddo; è il mio scheletro indolenzito. Sento nelle ossa il morso del gelo nei piloni della sopraelevata, nei balconi di ferro, nei ponti, nelle rotaie dei tram, nei lampioni, nelle latrine. Il ferro palpita e si restringe, la pietra e i mattoni soffrono ottusamente, l’intonaco è insensibile.
Berlino è una città con due centri: la massa degli alberghi di lusso, dei bar, dei cinema, dei negozi intorno alla cappella commemorativa, un nucleo scintillante di luce come un diamante falso nel crepuscolo triste della città; e il presuntuoso centro governativo di edifici ordinatamente disposti intorno all’Unter den Linden. […]
Ma il vero cuore di Berlino è un piccolo bosco nero e umido: il Tiergarten. In questa stagione dell’anno, il freddo comincia a spingere i giovani contadini dai loro minuscoli indifesi villaggi fino alla città, per cercare cibo e lavoro. Ma la città che metteva nel cielo notturno sulle pianure un riflesso così vivo e invitante, è fredda, crudele e morta. Il suo calore è un’illusione, un miraggio del deserto invernale. La grande città non vuole accogliere questi ragazzi, non ha niente da dar loro. Il freddo li scaccia dalle sue strade nel bosco che è il suo cuore crudele. Si raggomitolano qui sulle panchine per morirvi di fame e di freddo, sognando le stufe lontane delle loro capanne. …
». (da Addio a Berlino di Christopher Isherwood)

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BERLINO, ILLUSIONE E INGANNO – DOPO IL MURO

Le ultime pagine del viaggio letterario raccolgono testimonianze che congelano Berlino nel fermo immagine del periodo post-Muro. Questo evento epocale ha colto impreparata la futura capitale della Germania riunificata, accendendo entusiasmi e alimentando sogni e speranze, ma anche trascurando i possibili effetti collaterali. Infatti, le due Germanie, di fatto due mondi opposti, in conflitto per quasi mezzo secolo, si ritrovarono improvvisamente uniti dall’incalzare di un amaro disincanto. Ed ecco che la Berlino odierna, pur avendo superato la linea temporale tracciata dalla Arzeni, continua a incarnare un ideale di metropoli mutevole, seducente e a tratti ingannevole. Una realtà influenzata dalle dinamiche della globalizzazione, a sua volta manovrata da spietate logiche economiche e capitaliste.

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