BERLINO E IL MITO DI CHRISTIANE F.

BERLINO E IL MITO DI CHRISTIANE F.

Tra i nomi più legati all’identità di Berlino, ce n’è uno che è entrato nel mito, quello di Christiane F. Il suo volto tenero e la sua figura fragile che sono diventati parte integrante dell’identità della metropoli. La sua storia racconta una Berlino Ovest alquanto lontana dall’immagine di capitale libera, moderna e cosmopolita. Dal libro al suo adattamento cinematografico, fino al legame con David Bowie, l’immagine di Christiane F. è parte integrante dell’immaginario urbano berlinese.

BERLINO E IL MITO DI CHRISTIANE F.

UN MITO ALEGGIANTE

BERLINO E IL MITO DI CHRISTIANE F.


Tra le figure entrate nell’immaginario collettivo legato a Berlino, spicca sicuramente il volto angelico e lo sguardo tenero di una giovane adolescente. Il suo nome è Christiane Vera Felscherinow, ma nei primi anni Ottanta diventa famosa in tutto il mondo semplicemente come Christiane F. Ancora oggi la sua immagine rappresenta il simbolo di un’epoca di Berlino Ovest, le cui profonde contraddizioni e difficoltà emergono attraverso la sua storia, tanto singolare quanto drammatica, che l’ha resa negli anni un’icona, un mito che aleggia sulla città.

Nasce ad Amburgo il 20 maggio 1962; ha appena sei anni quando la sua famiglia si trasferisce a Berlino Ovest. Inizialmente si stabiliscono a Kreuzberg e successivamente a Neukölln, in uno degli appartamenti del moderno Gropiusstadt, un enorme e modernocomplesso residenziale costruito a partire dai primi anni Sessanta.

SOUND DISCO CLUB

Christiane inizia giovanissima a fare uso di sostanze stupefacenti. A soli 14 anni è già dipendente dall’eroina. I primi approcci con le droghe leggere avvengono in un centro giovanile del quartiere. Comincia poi a frequentare il Sound, definita da uno slogan pubblicitario «la discoteca più moderna d’Europa»: qui vive i primi amori e conosce i compagni poco più grandi con i quali sperimenta gli acidi, prima di approdare all’eroina. Quando i genitori si separano, la sorella minore va a vivere con il padre, mentre Christiane resta con la madre al Gropiusstadt. Quest’ultima, assorbita dal lavoro e dalla relazione con il nuovo compagno, sembra non accorgersi del progressivo disagio della figlia adolescente. All’insaputa della famiglia, Christiane comincia così a trascurare la scuola e a frequentare assiduamente la stazione di Bahnhof Zoo, dove, insieme al ragazzo e ad altri coetanei, si prostituisce per procurarsi le dosi quotidiane.

LA GENESI

Nel 1978, due giornalisti del settimanale Stern, Kai Hermann e Horst Rieck, incontrano Christiane in un’aula di tribunale. Ha sedici anni e si trova lì in veste di testimone in un processo a carico di un uomo imputato per spaccio e sfruttamento sessuale di minorenni. Christiane racconta loro dettagli sconvolgenti sul traffico di stupefacenti e sul giro di prostituzione minorile intorno alla stazione. La sua testimonianza inizialmente esce a puntate sul noto settimanale. Le sue esperienze a tinte forti squarciano il velo su una realtà drammatica, celata dietro l’immagine di Berlino Ovest, considerata un’isola di benessere nel cuore della Germania divisa. Lo scalpore suscitato dall’inchiesta e il grande interesse del pubblico spingono gli editori di Stern a pubblicare un libro. Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino diventa rapidamente un caso editoriale in Germania e viene successivamente tradotto in oltre quindici lingue, ottenendo un vasto successo internazionale.

BERLINO E IL MITO DI CHRISTIANE F.

CINEMA

Dal libro autobiografico, in realtà frutto della collaborazione tra Christiane F., Kai Hermann e Horst Rieck, nel 1981 viene tratto un film di successo diretto da Uli Edel. La trasposizione cinematografica, pur risultando meno cruda del racconto originale, suscita un ampio dibattito per il forte realismo delle sue scene. Il film pone maggiormente l’accento sulla storia d’amore tra Christiane e Detlef, che nel libro occupa uno spazio più marginale. Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino ottiene un notevole successo in Europa e raggiunge una vasta notorietà anche oltre i confini europei, contribuendo a diffondere la drammatica vicenda dell’adolescente di Berlino Ovest.

IL CAST

Il ruolo di Christiane viene affidato alla giovanissima Natja Brunckhorst, un’esordiente che non ha ancora compiuto quindici anni e che Edel nota mentre gioca nel cortile della sua scuola. Il suo volto esprime la tenerezza e la fragilità tipiche della prima adolescenza, anche se la sua interpretazione restituisce una protagonista più apatica e meno vitale rispetto a quella descritta nel libro. Berlino Ovest emerge come una metropoli disordinata, grigia e degradata, soprattutto attraverso i due luoghi chiave del film, la stazione di Bahnhof Zoo e il Gropiusstadt. Per rendere più autentica la narrazione, la produzione coinvolge come figuranti anche persone realmente tossicodipendenti, reclutate direttamente nei pressi della stazione. Tra queste figura Catherine Schabeck, detta Stella, una delle migliori amiche della vera Christiane. Mentre il suo personaggio viene affidato ad un’attrice, la vera Stella appare brevemente nel ruolo di una spacciatrice che, all’interno del Sound, vende droga a Detlef.

OLTRE LE APPARENZE

«Gropiusstadt: casermoni per quaranticinquemila persone, con in mezzo prati e centri commerciali. Da lontano tutto nuovo e ben curato. Ma quando si stava in mezzo ai casermoni si sentiva dappertutto puzza di piscio e di cacca. … Più di tutto puzzava la tromba delle scale. I miei genitori inveivano contro i figli dei proletari che sporcavano la tromba delle scale. Ma i figli dei proletari nella maggior parte dei casi non potevano farci niente. Me ne accorsi la prima volta che giovavo fuori e improvvisamente dovetti andare al gabinetto. Aspettando l’ascensore che non arrivava, ed ero all’undicesimo piano, me l’ero fatta sotto. Mio padre mi picchiò. Dopo che per un paio di volte non ce l’avevo fatta ad arrivare in tempo da sotto fino al nostro bagno, e avevo preso le botte, mi accoccolavo da qualche parte a farla dove nessuno mi vedeva. …».

da Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (ed. orig. Stern-Buch 1978, ed. italiana Rizzoli 1981)

BERLINO E IL MITO DI CHRISTIANE F.

SOUNDTRACK

La colonna sonora, che include alcuni brani già editi di David Bowie, rappresenta il valore aggiunto del film. La canzone “heroes” e il cameo della rockstar inglese contribuiscono al successo della pellicola, rafforzando il suo legame con Berlino. Una liason che risale a pochi anni prima con la celebre trilogia berlinese, nata durante il periodo trascorso nell’appartamento di Hauptstraße, nel quartiere di Schöneberg. Le sequenze del concerto a cui Christiane assiste nel 1976 alla Deutschlandhalle vengono girate a a New York, dove Bowie è impegnato in una tournée.

Nel libro la sua figura viene citata in pochi passaggi, mentre nel film occupa un ruolo decisamente più centrale.

CHRISTIANE & DAVID

Nel suo periodo berlinese, Bowie frequentava regolarmente lo Dschungel, un locale situato in Nürnberger Straße. È qui che la giovanissima Christiane ebbe modo di incontrarlo alcune volte e di scambiare con lui qualche battuta. Ma si trattò perlopiù di rapporti marginali, anche a causa della timidezza della ragazza, poco a suo agio con la lingua inglese. Il successo del film creò in seguito nuove occasioni di contatto e, durante la promozione, Christiane ebbe modo di rivedere il musicista in alcune circostanze. Tra queste, secondo il racconto della stessa Christiane, anche la première del film, alla quale si recarono insieme. Tuttavia, nella sostanza, però, il loro rapporto fu occasionale. Nella memoria collettiva, invece, è diventato uno dei simboli più potenti della Berlino di quegli anni.

QUARANT’ANNI DOPO

Recentemente è uscita una nuova serie, poco riuscita, che ha riacceso l’interesse intorno al libro originale e anche al suo seguito, pubblicato nel 2014.
Per comprenderne l’impatto culturale e il posto che occupa nella “mitologia” della Berlino contemporanea, suggeriamo la lettura di questo post. Una blogger racconta, in chiave ironica e leggera la sua ossessione per Christiane. Tra simpatici aneddoti del suo primo soggiorno berlinese, l’autrice spiega i motivi della sua “fissazione” per il film, fino alla ripetuta lettura del libro.

UN LEGAME INDISSOLUBILE

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino si distingue per una scrittura semplice ed essenziale. Adotta un tono privo di orpelli che restituisce con immediatezza la realtà narrata dalla voce di una sedicenne. Babsi, Axel e Stella, tra gli amici citati nel libro, sono morti dopo anni di dipendenza dalla droga, dalla quale non sono mai riusciti a liberarsi.

Detlef, invece, ne è uscito e oggi conduce una vita normale. Infine, Christiane è una donna matura, una madre che continua a fare i conti con i fantasmi del passato e con le pesanti conseguenze della dipendenza sulla propria salute. Nonostante la sicurezza economica garantita dai proventi del libro, vive con insofferenza una popolarità inattesa, spesso alimentata da stereotipi e pregiudizi. Dopo più di quarant’anni, il nome Christiane F. continua a essere associato a Berlino, incarnando il mito di un’epoca oscura, dal fascino sinistro.

Documentario trasmesso dal canale franco-tedesco Arte. I sottotitoli della traduzione automatica funzionano meglio in inglese.

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