BERLIN CALLING

BERLIN CALLING

IL RITMO DI BERLINO

Cult movie della Berlino capitale della techno, Berlin Calling è una pellicola che fotografa e cattura l’essenza della metropoli povera ma sexy degli anni 2000. Interpretato dal noto produttore musicale Paul Kalkbrenner e ambientato tra alcuni club della capitale tedesca, racconta le notti infinite e l’esistenza travagliata, tra ascese e cadute, di Ickarus, DJ sopraffatto dal successo e incline all’autodistruzione. Un ritratto autentico di una metropoli ruvida e vitale, creativa e instabile.

BERLIN CALLING di Hannes Stöhr (Germania 2008)

Quando vidi Berlin Calling, appena uscito nelle sale, restai piuttosto perplesso. Mi sembrò impeccabile visivamente, ma sfacciatamente furbo, e soprattutto pervaso da un serpeggiante e fastidioso moralismo. In quegli anni ero ormai agli sgoccioli della mia breve parentesi con il clubbing e la techno. Tra l’altro non ho frequentato assiduamente le discoteche berlinesi, anche perché gli amici che vivono lì non sono dei frequentatori della movida notturna tra i locali. Inoltre, il club che avrei voluto frequentare, il Berghain, non era facilmente accessibile. Infatti, entrare nell’ex centrale elettrica convertita in tempio della techno, dipendeva da un minaccioso e ipertatuato buttafuori. Le sue spietate e insindacabili decisioni sono tuttora materia di discussione e basate su criteri ignoti e imperscrutabili. Qui l’interessante articolo di una ragazza che ce l’ha fatta.

LA SCENA CLUB

Vedevo regolarmente nutrite schiere di ragazzi, nei weekend, dirigersi verso l’ex complesso industriale (il Berghain) già dalla Warschauer Straße. Ma l’idea di stare ore in coda, magari al freddo, per ricevere un possibile e inspiegato nee!, mi ha sempre frenato. A Roma partecipavo, di tanto in tanto, a serate techno come Amigdala e La Roboterie. Quest’ultima, in particolare, selezionava brani ai limiti dell’hardcore, pressoché sprovvista di linee armoniche e melodiche. Il tutto in uno spazio angusto dove il riverbero di bassi e bpm sembravano lacerare e smembrare le viscere. C’era necessità quantomeno di un (bel) po’ di alcol per affrontarla. In confronto la musica in Berlin Calling è all’acqua di rose. Gli autori della colonna sonora, che ricorda molto il Moby dei suoi anni migliori, sono i fratelli Kalkbrenner, il già citato Paul (protagonista del film) e Fritz.

CULT MOVIE

Ho rivisto Berlin Calling a distanza di oltre dieci anni, e ne ho colto sfumature interessanti che me l’hanno fatto rivalutare. Conservavo il ricordo sgradevole di un ruffiano e superficiale spot pubblicitario sulla Berlino modaiola di quel periodo. Erano gli ultimi frangenti di un tramonto, incantevole quanto inevitabile, sulla parola fine della fama di capitale povera ma sexy d’Europa. Non mi sorprende che molti ventenni e trentenni di allora siano stati spinti a visitare o addirittura trasferirsi nella capitale tedesca, dopo aver visto questa pellicola. Il divertimento, l’energia, la follia e il degrado esibiti in Berlin Calling sono effettivamente elementi suggestivi e intriganti, che rispecchiano fedelmente la realtà del periodo. Il successo del film di Hannes Stöhr, a Berlino, fu tale da stabilire il record dei giorni di programmazione presso il Kino international, la storica sala sulla Karl-Marx-Allee.

PUNTO DEBOLE

Nonostante l’abbia piacevolmente riscoperto, Berlin Calling mostra il suo maggior limite nella leggerezza con cui, a mio avviso, affronta il tema delle dipendenze. Purtroppo, trovo che la sceneggiatura talvolta si appoggi sulla banalità dei soliti cliché, come l’infanzia difficile, i genitori assenti o la società edonista. In sostanza la storia non scava realmente nella complessità psicologica del protagonista e nel contesto culturale che alimenta i suoi abusi. L’analisi rimane in superficie, più descrittiva che critica, e il disagio di Ickarus è ridotto a elemento narrativo, dallo scarso spessore emotivo.

LINGUAGGIO VISIVO

Ciò che invece convince pienamente è la parte visual, con scelte estetiche e scenografiche curate e coerenti: le riprese notturne restituiscono l’atmosfera magnetica e pulsante di Berlino. In questo contesto, Ickarus emerge come DJ acclamato a livello globale, ma né il successo discografico né le tournée in tutto il mondo colmano il suo vuoto interiore. Nemmeno le persone che lo circondano, pur volendolo, riescono a offrirgli sostegno: la fidanzata e manager, la produttrice musicale, il padre, il fratello. L’universo di Ickarus resta caotico e frammentato, e ogni figura diventa lo specchio del suo malessere.

CITAZIONI

Il primo riferimento che viene in mente è Qualcuno volò sul nido del cuculo, il capolavoro di Milos Forman. Il rapporto conflittuale tra Ickarus e la dottoressa Paul (Corinna Harfouch) ricorda vagamente quello tra il malato McMurphy e l’infermiera Ratched. Le situazioni più paradossali e estreme richiamano invece gli eccessi di Trainspotting, in particolare la tragicomica scena in cui Ickarus fa colazione in un elegante hotel e quella della danza solitaria, auto-segregato nella stanza della clinica. Il nome del protagonista cita apertamente il mito di Icaro: figlio di Dedalo, l’inventore geniale, simbolo di creatività, e di una schiava, simbolo di solitudine e dipendenza. Nonostante i moniti di chi lo ama, Ickarus sceglie di avvicinarsi al sole. Una metafora riuscita del bisogno di evadere dal proprio disagio esistenziale, tra desiderio di libertà e pericolo di autodistruzione.

BERLIN CALLING – CONCLUSIONI

Berlin Calling è un ritratto potente e viscerale della scena techno berlinese e di un’epoca irripetibile per la capitale tedesca. Tra scelte visive riferimenti ben riusciti, la pellicola mostra tuttavia alcuni limiti nella rappresentazione un po’ superficiale dei disagi del successo e del tema delle dipendenze. Attualmente*, il film diretto da Hannes Stöhr non è disponibile legalmente su alcuna piattaforma di streaming.

*alla data del 9 ottobre 2025.

2 thoughts on “BERLIN CALLING”

    1. Direi Kreuzberg, oppure – in tempi più recenti – anche Neukölln. Sul “solo inglese” non sarei molto sicuro: si parla un po’ ovunque visto che tutta Berlino è piena di expat da ogni angolo del pianeta.

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