ANNE, LILIANA E ALTRE STORIE

ANNE, LILIANA E ALTRE STORIE

Due bambine

Liliana Segre e Annelies Marie Frank sono nate in due nazioni diverse, ma nello stesso periodo storico. Erano due bambine quando, negli anni 30, con l’ascesa del fascismo in Italia e del nazionalsocialismo in Germania, videro segnato il loro destino. La loro colpa fu quella di essere nate in una famiglia ebrea. Entrambe conobbero gli orrori dei campi di sterminio; Anne vi perse la vita, mentre Liliana è una dei sopravvissuti ancora oggi in vita. In modi diversi, le storie di Liliana e Anne, rappresentano testimonianze toccanti e imprescindibili della più agghiacciante vergogna del secolo scorso.

Le prime letture

Un filo unisce i primi libri che ho letto da bambino: Cuore, I ragazzi della via Pál e il Diario di Anna Frank. Il classico di De Amicis è un romanzo articolato che si snoda tra il diario di un alunno di terza elementare nell’Italia post-risorgimentale, lo scambio epistolare tra due amici e una serie di racconti. Il secondo, ambientato a Budapest sul finire del secolo XIX, narra la “guerra” tra due gang di ragazzi delle scuole medie. Infine, il “Diario”, resoconto dei lunghi mesi in cui la giovane Anne e la sua famiglia, originaria di Francoforte sul Meno, visse nascosta in un alloggio di appena 50 mq ad Amsterdam, dove si erano trasferiti a partire dal 1933.

La guerra vista dai bambini

Fui introdotto al diario di Anne (Anna nella versione italianizzata) in quarta elementare. Quelle pagine, così intime e cariche di idealismo da parte di una bambina poco più grande di me, mi appassionarono anche per il lato avventuroso, quasi ludico e affascinante, della, in realtà, disumana esperienza che stava vivendo. Un po’ come i ragazzi di Ferenc Molnár, nella loro emulazione delle dinamiche tipiche degli adulti, giocano alla guerra, oltrepassando i limiti del buon senso e conducendo gli eventi fino a un drammatico epilogo.

Il lascito di Anna Frank

Het Achterhuis (titolo originale con cui fu pubblicato il diario) testimonia anche l’esistenza strappata e stroncata di un’appassionata sognatrice e di una talentuosa scrittrice. Anne appuntò i suoi ultimi pensieri in un giorno come centinaia di altri trascorsi nell’angoscia della clandestinità. Sono le riflessioni dolceamare di una ragazzina avida di vita, appena affacciatasi sui primi turbamenti dell’adolescenza. Le amare pagine finali del diario furono scritte senza la consapevolezza dell’imminente irruzione nazista e della conseguente deportazione, e si rivelarono purtroppo profetiche.

La storia di Anne e Liliana

Accade sempre più spesso di percepire una sorta di scetticismo e insofferenza nei confronti del Giorno della Memoria, in quanto tema centrale delle programmazioni televisive e dei vari dibattiti. Ciò fa riflettere su quanto e come, certi sgradevoli e sempre più diffusi rigurgiti di un aberrante passato, abbia le sue cause e responsabilità. Purtroppo sono sempre meno le voci e le testimonianze dirette di chi ha vissuto sulla propria pelle quei tragici avvenimenti o anche solo respirato quel clima.
Mi è capitato anche di sentire qualcuno sostenere che il diario di Anne non sia una lettura adatta ai bambini sotto i 10 anni.
Io ricordo che lo apprezzai e che fu materia di lavoro e discussione con i compagni, insieme alla nostra insegnante. Mi chiedo inoltre se alla radice delle correnti revisioniste sull’Olocausto e di certi tumulti negazionisti, ci sia la responsabilità delle istituzioni. La rete funge da cassa di risonanza anche a chi diffonde odio e ignoranza, infangando la memoria di milioni di persone il cui atroce destino è documentato attraverso pagine di Storia scritte con il loro sangue.

L’ultima testimonianza pubblica di Liliana
Anne, Liliana e altre storie

«… Divisero gli uomini dalle donne. Io cercavo di fare dei sorrisini a mio papà. Quel momento era strano: nessuno poteva credere che sarebbe stato QUEL momento, nessuno lo voleva credere, ma era QUEL momento. …».

Pubblicato nel 1921, Ho scelto la vita di Liliana Segre, raccoglie l’ultimo intervento pubblico sulla Shoah da parte della senatrice a vita, oggi 93enne. Narra gli anni della sua infanzia, a partire dalle leggi razziali varate dal governo fascista che condizionarono e stravolsero la sua intera esistenza. Prosegue con la deportazione dal tristemente noto Binario 21 della stazione centrale di Milano ad Auschwitz-Birkenau, fino alla marcia della morte e alla liberazione. Orfana di madre ancor prima di compiere 1 anno, visse con il padre e i nonni paterni che persero la vita nel più grande campo di sterminio costruito dal regime nazista. Il libro, oltre alla trascrizione dell’ultimo discorso ufficiale tenuto in pubblico, include un’intervista e il racconto degli anni del dopoguerra e del suo difficile ritorno in Italia, sola e pesantemente provata dagli orrori visti e subiti.

Altre storie

Johnny & Jones, un duo musicale celebre nei Paesi Bassi che si esibì nei campi di cui furono prigionieri. Qui, la loro storia

JOHNNY AND JONES
Il ribelle August

La storia di August Landmesser è emersa nelle cronache solo nel 1991, grazie al ritrovamento dello scatto qui sotto, acquisendo rilevanza come un esempio significativo di disobbedienza al regime nazista.

AuGUST LASSMENDER
Stolpersteine

Passeggiando per Berlino, come in molte altre città europee, non è raro imbattersi in placche dorate incastonate nel lastricato. Sopra vi sono incisi i nomi delle persone di origine ebraica deportate e assassinate nei campi di sterminio. Le Stolpersteine (pietre d’inciampo) sono collocate davanti ai portoni delle abitazioni delle vittime, e nacquero grazie all’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig.

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STOLPERSTEINE
Lasciami andare, madre

In Lasciami andare, madre Helga Schneider, l’autrice del crudo e toccante Il rogo di Berlino, racconta il tentato riavvicinamento alla madre, che aveva abbandonato lei e il fratello più piccolo, per sposare e dedicarsi anima e corpo alla causa nazionalsocialista. Il video qui di seguito è il drammatico resoconto di un incontro che porrà la scrittrice tedesca, naturalizzata italiana, di fronte a una realtà ancor più nefasta e infame di quanto avesse potuto immaginare.

La storia di Helga Schneider, figlia rinnegata e sacrificata dalla passione della madre per il nazionalsocialismo.
L’amica dei Frank

Una storia ricca di umanità e speranza è quella di Miep Gies, impiegata nella ditta di Otto Frank (padre di Anne) ad Amsterdam.
Miep era tra le poche persone – cinque in tutto – a conoscenza del nascondiglio, e colei che si occupava di rifornire con viveri e beni di necessità i suoi occupanti. La donna non tradì mai la fiducia dei Frank e fu sempre lei, in seguito all’irruzione e all’evacuazione dell’alloggio, a ritrovare e raccogliere gli scritti di Anne. Li custodì per mesi in un cassetto e li consegnò al padre solo dopo la fine della guerra. Nel 1987 è stato pubblicato il suo memoir Si chiamava Anne Frank, in cui ripercorre dalla propria prospettiva i 25 mesi di clandestinità dei Frank e degli altri occupanti l’alloggio segreto.

MIEP GIES
Photo by Rob Bogaerts / Anefo – Nationaal Archief, CC BY-SA 3.0 nl
https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=27080602
Anne a Berlino

Anne Frank, con ogni probabilità, non visitò mai la capitale tedesca, essendosi trasferita ad Amsterdam pochi mesi prima del compimento del quinto anno di età. Come dichiarato da lei stessa nel diario, redatto in lingua olandese, si sentiva a tutti gli effetti una cittadina dei Paesi Bassi. Tuttavia, a Berlino, sulla Rosenthaler Straße è stato allestito l’Anne Frank Zentrum. Si tratta di una mostra interattiva in cui è possibile ripercorrere la sua sfortunata vita. Dall’infanzia agli ultimi mesi di prigionia presso il campo di concentramento di Bergen Belsen, dove morì di tifo pochi mesi prima della liberazione. Il museo tematico è situato all’interno dell’Haus Schwarzenberg (a pochi metri dai noti Hackesche Höfe), un centro culturale caratterizzato da cortili decorati con coloratissimi graffiti e notevoli esempi di street art. Un murales raffigurante il volto di Anne saluta i visitatori all’ingresso del museo a lei dedicato.

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