A BERLIN LOVE STORY

A BERLIN LOVE STORY

IO E BERLINO

A Berlin Love Story

La love story tra me e Berlino non ebbe inizio con un colpo di fulmine. La visitai la prima volta alla fine del 1999. Con un gruppo di amici colsi al volo l’offerta vantaggiosa di una nuova compagnia aerea. A quei tempi ancora non esistevano i cosiddetti voli low cost; un viaggio di andata e ritorno a poco più di £ 200.000 era più che vantaggioso. Alloggiammo in un polveroso b&b di Schöneberg, gestito da un’anziana e placida signora che uno dei miei amici aveva ribattezzato Frau Salsiccia. Le stanze erano arredate con mobilia e suppellettili troppo vetusti e logori per essere definiti vintage. In compenso l’arioso soggiorno comune, dove venivano servite le colazioni, era addobbato con un grande albero di Natale e le ampie finestre affacciavano su una via decisamente vivace.

A BERLIN LOVE STORY – BERLINO OVEST

Ci trovavamo a 10 minuti a piedi dal Kurfürstendamm, il viale centrale di Berlino Ovest. Mi sembrò un freddo e impersonale centro commerciale all’aperto. Al suo inizio si trova la Gedächtniskirche, dedicata all’ Imperatore Wilhelm I. Andata quasi completamente distrutta dai bombardamenti della II Guerra Mondiale, le sue rovine giacciono a fianco del nuovo complesso ecclesiastico in stile moderno, eretto a inizio anni ’60. Tra i quattro elementi che lo compongono, spicca il campanile a pianta ottagonale e dalle facciate a nido d’ape. Nei pochi giorni a disposizione visitammo un po’ distrattamente quella città che nessuno di noi si azzardava a definire attraente. Tuttabia, il nostro entusiasmo di ragazzi giovani ci fece apprezzare il fermento e la vivacità tipici della metropoli. Ci dedicammo a spendere molto tempo e un po’ di marchi tra mercatini, bancarelle di street food e negozi vari, inghiottiti dallo spirito consumistico e sbrilluccicante del Natale incombente.

KADEWE

Un intero pomeriggio lo spendemmo tra gli oltre 60.000 mq, disposti su otto piani, della KaDeWe, i grandi magazzini dell’ovest. La Kaufhaus des Westens è l’area di vendita più ampia d’Europa, seconda solo all’Harrods di Londra. Vi si trova davvero di tutto: dai brand più esclusivi della moda ai prodotti gourmet d’importazione. I prezzi sono un po’ elevati, ma vale la pena visitare il piano dedicato ai dolci e alla gastronomia, e il bar ristorante posto all’ultimo piano, con un bel giardino d’inverno e un’ampia vista sulla città.

A BERLIN LOVE STORY – BERLINO EST

Trascorremmo la maggior parte del tempo nell’area del bead & breakfast. Al settore orientale dedicammo un pomeriggio appena.
Partimmo dalla Brandenburger Tor, per percorrere a piedi tutto l’Unter den Linden, un viale che liquidammo definendolo decisamente anonimo e fin troppo turistico. Al termine del boulevard trovammo il Palast der Republik, demolito di lì a poco, e il Berliner Dom. Infine, ci spingemmo fino alla Fernsehturm e all’adiacente Alexanderplatz. La piazza, cantata da Milva nella splendida canzone scritta da Franco Battiato, ci sorprese negativamente: nulla più di una sterminata distesa di grigio cemento sovrastata da alti edifici moderni. Tornammo rapidamente all’opulenta e scintillante Berlino Ovest. Tutti noi giungemmo alla conclusione che l’ex settore sovietico non meritasse ulteriori tempo e attenzione. Fu un perfetto esempio di superficialità, un errore di valutazione che ancora oggi non mi perdono.

UNO SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE
Berlin Love story

Un altro sito che trovai deludente fu il famoso Checkpoint Charlie,vero e proprio specchietto per le allodole. Non c’è nulla di autentico nella ricostruzione del luogo, a parte l’iconico cartello nelle quattro lingue delle forze alleate. I finti militari tra i sacchi di sabbia e il gabbiotto sono esattamente come i centurioni fuori dal Colosseo a Roma. È comunque innegabile la rilevanza storica e simbolica del luogo.

I RUSSI, GLI AMERICANI

Lucio Dalla aveva più volte raccontato di aver iniziato a scrivere la sua celebre canzone Futura proprio lì, seduto su una panchina, nel lontano 1979, mentre da un taxi scendeva nientemeno che Phil Collins. Il cantante e batterista dei Genesis si trovava a Berlino per un concerto con la band e si sedette su una panchina vicina anch’egli a fumare. Non distante visitammo un tratto del Muro che era stato conservato, nell’area dove oggi sorge il nuovo, al tempo non ancora completato, centro di documentazione conosciuto come Topographie des Terrors.

POTSDAMER PLATZ

L’avveniristico Sony Center sarebbe stato inaugurato il mese successivo, mentre l’adiacente Potsdamer Platz aveva ancora l’aspetto di un fangoso cantiere.

Le vicissitudini della piazza riflettevano con efficacia il destino stesso della città di cui è parte. In passato crocevia principale di Berlino, sede della stazione ferroviaria più antica della città e del primo semaforo d’Europa, la piazza fu completamente rasa al suolo durante l’ultimo conflitto mondiale. Nel dopoguerra, restò abbandonata e imprigionata nella desolata striscia della morte.

Oggi, la Potsdamer Platz rappresenta non solo l’anima più moderna e avanguardistica di Berlino, ma anche il simbolo tangibile della rinascita, del nuovo presente e del futuro della metropoli.

Berlin Love Story
Berlin Love Story
Berlin Love Story
A BERLIN LOVE STORY – IL RITORNO

Probabilmente non sarei tornato a Berlino se un mio amico non vi si fosse trasferito da qualche anno. In quel periodo visitavo spesso Madrid, città di cui mi ero perdutamente innamorato. Proprio mentre meditavo su un possibile trasferimento in Spagna, ricevetti in regalo un biglietto aereo per Berlino. Atterrai all’aeroporto di Schönefeld in una gelida sera di fine novembre e trovai il mio amico ad attendermi. Mi accompagnò presso l’attico di un’amica comune, nel piccolo quartiere del Samariterviertel, appartenente al distretto di Friedrichshain. Mi trovavo nel cuore della vecchia Berlino Est, in un circondario che pensai non essere troppo cambiato rispetto a quindici o vent’anni prima. Gli edifici avevano un aspetto un po’ trasandato, ma l’architettura era quella tipica dei paesi nord-europei: ampie finestre, abbaini occhieggianti sui tetti spioventi e vecchie scale scricchiolanti in legno.

ALCOL

Che passeggiassi in strada, viaggiassi a bordo di un tram, o sorseggiassi una birra seduto in una Kneipe, osservavo la città con uno sguardo differente. Ciò che più mi rapì fu la visibile mescolanza di culture diverse e la costante sovrapposizione di più lingue. Berlino era costantemente viva e in movimento, nonostante il maltempo e le temperature spietate. La Warschauer Straße, una lunga arteria che porta all’East Side Gallery e all’Oberbaumbrücke, sembrava un formicaio animato dal frenetico viavai di persone, spesso con una birra o un coffee to go in mano. La prima sera ci recammo in un bar sulla Frankfurter Allee, dove servivano ottimi quanto micidiali cocktail a prezzi ridicoli. Dopo il primo mi ritrovai sdraiato su uno dei divani a ridere sguaiatamente, ulteriormente stordito dalla musica elettronica che suonava ad alto volume nel locale.

A Berlin Love Story
ICH BIN EIN BERLINER

Usciti dal locale a notte fonda, notai che stavano circolando pochissime automobili e sullo sfondo un paio due tram s’incrociavano sull’attraversamento del Frankfurter Tor. «Qui, il venerdì e il sabato, i trasporti funzionano h 24» disse il mio amico. Era sabato sera e mi venne spontaneo immaginare Roma, in quello stesso istante, congestionata dal traffico.
Nei giorni seguenti visitai il Denkmal für die ermordeten Juden Europas, inaugurato tre anni prima. Trovai straordinaria l’idea di un memoriale così importante e impressionante a occupare un’area molto vasta e a pochi passi dalla Porta di Brandeburgo.
Un’altra esperienza memorabile fu un pomeriggio rilassante in una storica sauna municipale di Neukölln. A parte la bellezza dell’edificio e degli spazi interni in stile neoclassico, mi colpì la frequentazione di persone di ogni età, sesso ed etnia. Uomini, donne e bambini giravano completamente nudi tra saune, vasche e bagni turchi. Un ulteriore fattore che mi fece provare un profondo e senso di appartenenza a questa incredibile città.

DISTACCO

Il rientro a Roma fu a dir poco traumatico: all’aeroporto di Ciampino mi attesero lo sciopero dei trasporti e un violento temporale. I taxi e gli autobus privati erano assediati da orde di viaggiatori inferociti o spaesati. Fortunatamente trovai un passaggio fino a Cinecittà, e da lì raggiunsi casa a piedi: più di 5 km, sotto la pioggia che non dava tregua.

A BERLIN LOVE STORY – BERLINO IERI E OGGI

Berlino, da allora, è molto cambiata; quello è stato il suo ultimo periodo di capitale povera e sexy. Il costo della vita era circa 1/3 rispetto a quella di Roma. Con 250 o 300 € era possibile affittare un piccolo appartamento a Prenzlauer Berg, quartiere oggi proibitivo. Nonostante gli sforzi del governo di arginare la speculazione immobiliare, i prezzi si sono decisamente allineati a quelli delle altre grandi capitali europee.

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