A BERLIN LOVE STORY: CLAUDIA

CIAO!
La mia casella di posta elettronica, normalmente, è intasata dallo spam, per cui ricevere una mail da una lettrice è stata una piacevole sorpresa. Claudia, oltre a farmi i complimenti (!) per il blog, mi ha trasmesso quella passione per Berlino che io condivido e non è sempre facile da spiegare, in poche parole, almeno. Una passione smodata e misteriosa che comprendo e condivido appieno, che lei definisce brillantemente come ‘una sana ossessione’. Ho riconosciuto in lei un sentimento di appartenenza e nostalgia, sebbene più marcato, visto che al contrario di me a Berlino ha vissuto per qualche anno. Ho scambiato con Claudia quattro chiacchiere sulla sua lunga e ancora viva Berlin love story.
Come definiresti il tuo primo impatto con la città?
Non so se hai presente il film La Rosa Purpurea del Cairo, in cui la protagonista attraverso il cinema sogna una vita diversa… a un certo punto l’attore che interpreta il suo personaggio preferito esce dallo schermo e le chiede di fuggire con lui. Ecco, il mio incontro con Berlino è avvenuto in maniera diametralmente opposta: oltrepassai io lo schermo quando mi ritrovai tra le strade di quella che un tempo era stata Berlino Est. Mi aspettavo di incontrare da un momento all’altro l’agente HGW XX/7 o l’intellettuale Dreyman…
I due personaggi principali de LE VITE DEGLI ALTRI…
Esatto! L’influenza che quel film meraviglioso ha avuto nella mia vita e sulle mie scelte è al limite dell’assurdo. Capitai per caso nel cinema dov’era appena uscito, nel pieno di un brutto periodo. Mi ritrovai letteralmente trascinata fuori da un quotidiano che paradossalmente mi sembrava più grigio e opprimente di quello raccontato nel film. Provai addirittura il rimpianto per non avere vissuto in quel luogo e in quel periodo, una sensazione un po’ inquietante se si pensa alla drammaticità e alla pesantezza della storia.
Forse la prima opera cinematografica che ha mostrato in maniera cruda al mondo cosa fosse la Repubblica Democratica Tedesca e cosa significasse vivere sotto una vera e propria dittatura…
Tra l’altro una dittatura di stampo socialista che idealmente puntava al comunismo più vicino alle correnti marxiste. Ora, siamo tutti d’accordo che i regimi totalitari sono tutti orrendi e uccidono la democrazia, però personalmente non riesco a non scindere la strumentalizzazione di valori come diritti civili e uguaglianza dalla diffusione di idee razziste, omofobe e xenofobe. Non è una giustificazione, ma un dato di fatto che la DDR promuovesse, pur tradendoli, principi tutto sommato nobili. Poi, purtroppo, spesso i politicanti rivelano la loro sete di potere e assenza di scrupoli, la loro naturale inclinazione alla menzogna pur di raggiungere e mantenere i propri obbiettivi.
Quindi anche tu, come me, ti sei ritrovata preda della nostalgia dell’Est?
Proprio così! Credevo fosse un banale sentimento nostalgico, ma non ne avevo colto tutte le sfumature. Nei miei anni a Berlino ho frequentato due famiglie di autentici Ossi. I più anziani, passato l’entusiasmo iniziale, hanno subito cominciato a disprezzare la società consumista che li aveva fagocitati e a rimpiangere la DDR. La paura di uno Stato che controllava e minacciava ma tutto sommato tutelava, era stata rimpiazzata dall’angoscia per un mondo competitivo ed effimero che ovviamente non erano in grado di comprendere.
Però, va detto che oggi la Germania, tra i grandi paesi della UE, primeggia in termini di welfare e assistenzialismo…
Concordo, ma non sono argomentazioni valide per chi si sente espropriato della propria identità culturale, un’identità che forse ancora oggi è oggetto di sbeffeggio. Una questione che tocca in misura minore i miei coetanei perché alla caduta del Muro erano ancora bambini. Faticano anche a comprendere questa mia strana fascinazione per un mondo a cui non appartengo, sempre che non sia stata una Ossi in una vita passata. Allora faccio loro presente che l’identità della Berlino di oggi si è forgiata più attraverso i luoghi, gli oggetti e i simboli della povera Germania Est. Vedi quelle scatolette su quattro ruote che sono le Trabant, l’omino dei semafori, l’antenna della televisione, la Porta di Brandeburgo…
Ti piace la parte a Ovest?
Non particolarmente, o perlomeno non abbastanza da viverci. Salvo giusto Kreuzberg, che trovo sembri quasi un quartiere di Berlino Est. Pensa che quando vidi il film su Christiane F. provai più orrore per il degrado dei contesti urbani mostrati, che per le scene degli aghi e del vomito. Quando mi trasferii, a inizio 2009, i prezzi degli affitti cominciavano a salire, soprattutto a Est. I primi due mesi sono stata ospite di una carissima amica a Prenzlauer Berg, ma stava già diventando difficile trovare un piccolo appartamento a un buon prezzo a Prenzlau, Mitte, Friedrichshain o Kreuzberg. A Ovest si trovava con più facilità a Wedding e Neukölln, quartieri oggi rivalutati, ma all’epoca snobbatissimi… e comunque io stavo in fissa con il settore orientale. E infatti sono finita a Marzahn.
E com’è andata?
Bene. Certo, era un contesto da quartiere dormitorio. Però c’era tantissimo verde… e poi mi emozionava l’idea di vivere in un autentico Plattenbau. L’appartamento era piccolino, ma completamente ristrutturato, comodo e funzionale, a parte il solito minuscolo e orrendo bagno cieco: i bagni con finestre a Berlino sono una rarità. Però l’affitto era economico e la zona servita dai mezzi: in poco meno di un’ora raggiungevo l’ufficio. Sfruttavo il tempo sui mezzi leggendo, ascoltando musica con le cuffiette o portandomi avanti con il lavoro.
Marzahn è un quartiere noto per l’alta concentrazione di neonazisti, xenofobi e sostenitori della destra più estrema. Hai mai avuto problemi o disagi?
Quando dissi che sarei andata ad abitare lì, in tanti hanno storto la bocca, ma solo perché per loro era semplicemente un quartiere brutto e periferico. C’è da dire che uscivo all’alba e rincasavo spesso la sera tardi, perché dopo il lavoro avevo sempre qualcosa da fare: dalle lezioni di basso al circolo letterario, un vernissage alternativo, una retrospettiva sul cinema – che so? – bulgaro o azero. Nei weekend in cui rinunciavo alla movida per la stanchezza, se il meteo era decente, inforcavo la bicicletta e pedalavo fin fuori città, nelle campagne Brandeburgo, che sono bellissime. Comunque non ho mai avuto problemi, anzi: nel mio condominio c’erano diverse famiglie mediorientali e il clima era tranquillissimo; le aree giochi serenamente condivise da bambini e famiglie di tutte le etnie. Ho amato la mia casa a Marzahn… ancora oggi mi manca.
A BERLIN LOVE STORY: CLAUDIA
A parte il forte coinvolgimento con il film di Florian Henckel, cosa ti ha spinto a trasferirti a Berlino?
Come per molti, il lavoro. Dopo anni di studio, in Italia le offerte erano scarsissime. Ho vissuto sia a Milano che a Roma, sempre con impieghi logoranti e pagati male. Obbligo di straordinari non retribuiti, accuse di irriconoscenza , di svogliatezza… un incubo.

La mia amica, che è della mia stessa città, mi sollecitava a raggiungerla. La sua esperienza, come quella di tanti altri, suonava davvero incoraggiante. Ma non è una scelta facile… non biasimo proprio chi non ce la fa. Ho preso il coraggio in mano quando mi sono proiettata in un futuro sempre più vicino in cui sarei stata vecchia e insoddisfatta. Anche per una ragazza non particolarmente ambiziosa come me, le prospettive mi sembravano più utopistiche che ipotetiche. Gli anni di università mi sono sembrati così lontani che mi sono vista ingabbiata in una realtà priva di sbocchi. Ringrazio quella paura, perché è da essa che è emerso quel coraggio che non credevo avrei mai trovato.
Hai mandato c.v. dall’Italia o hai cercato direttamente in loco?
Entrambe le cose, ma la mia amica mi aveva detto che sarebbe stato molto più facile se avessi cercato una volta trasferita, anche per un primo periodo limitato. Ma avrei dovuto lasciare il lavoro a Roma, perché non mi avrebbero mai concordato lunghi periodi di ferie o di aspettativa. Quindi ho fatto un primo sopralluogo veloce, poi ho tirato la cinghia per un annetto per mettere da parte i soldi… poi mi hanno aiutato anche i miei genitori, che fortunatamente mi hanno capita e appoggiata. Sono stata molto fortunata: non mi sarei mai aspettata di dovere scegliere tra due offerte, tra l’altro ugualmente allettanti.
E con la lingua come hai fatto?
Allora, anche qui devo ringraziare la mia amica che mi aveva praticamente imposto di studiare un po’ di tedesco, per cui mi sono comprata un vocabolario e un paio di grammatiche. Ho fatto da me per risparmiare… certo, non è che sia arrivata a Berlino padroneggiandolo, però almeno capivo qualcosa, soprattutto leggendolo. Devo dire che mi ha un po’ facilitato lo studio dello svedese anni prima – a 15 anni ero persissima per un vichingo conosciuto a Taormina – che ha delle analogie con il tedesco. Resta comunque una lingua piuttosto ostica: dopo 6 anni non sono riuscita ad andare oltre alla certificazione B2, che però per il lavoro andava benissimo. La mia amica mi aveva spiegato che solo con l’inglese le mie possibilità si sarebbero ristrette perlopiù a call center e impieghi simili.
Una possibilità da scartare?
In realtà no, tanto che ho fatto colloqui anche per lavori di back office e costumer care, non sapendo in quanto tempo avrei trovato il lavoro giusto per me. Sarebbe stata una cosa transitoria perché non mi interessava un posto qualsiasi per lo stipendio. Per quanto gli operatori di call center guadagnassero di più rispetto all’ Italia so che avrei rimpianto il lavoro che avevo a Roma, precario e sottopagato ma almeno inerente a ciò per cui ho studiato.
A tal proposito: ti va di parlarci dei tuoi studi e dell’impiego che hai trovato a Berlino?
Mi sono laureata in economia e commercio, poi ho preso un master in digital marketing di primo livello. Sono stata assunta da un’azienda di e-commerce a Mitte come addetta alle strategie commerciali e analisi dati. In realtà avevo un boss molto dinamico che incoraggiava le “contaminazioni” tra i vari comparti, laddove si poteva. Per cui interagivo e collaboravo con il team creativo nello studio e sviluppo delle campagne pubblicitarie. Un ambiente di lavoro pazzesco che mi chiedo se potrà mai esistere in Italia. Purtroppo cause di forza maggiore mi hanno costretta a tornare a Messina, la mia città natale, ma devo dire che quell’esperienza così meravigliosa mi è tornata utile e da qualche anno lavoro come freelancer.
A BERLIN LOVE STORY: CLAUDIA
Cambiando argomento: io Berlino la associo, d’istinto e automaticamente a due-tre luoghi, per ragioni personali e non sempre spiegabili. Quali sono i tuoi posti del cuore della città?
Al primo posto assoluto sempre e solo Alexanderplatz. So che molti la trovano orribile, ma la sera che vi arrivai in autobus da Tegel, restai ipnotizzata dalla sua atmosfera. Il viavai dei treni e dei tram, la sovrapposizioni di voci, lingue e culture diverse, la mescolanza degli odori culinari, le luci… e poi lei, la Fernsehturm che sovrasta e sembra proteggere tutto e tutti come una specie di totem. Al secondo l’Oberbaumbrücke che oltre a levare il fiato per quanto è bello, collega due quartieri (Friedrichshain e Kreuzberg, N.d.r.) un tempo separati e che oggi insieme sono il vero cuore pulsante di Berlino. Infine, la stazione della U2 di Eberswalder Straße: casa della mia amica era lì vicino. Ma ci sarebbero anche l’Oranienstraße, la Warschauer Straße, il RAW-Gelände, il Mauerpark, il Gendarmenmarkt, il James-Simon-Park… no, tre sono davvero pochi. Berlino è stupenda!



I posti che meno ami?
Sicuramente il Ku’damm e il Checkpoint Charlie, però per carità: sono comunque da vedere per la loro importanza storica. Tra i must aggiungo l’incredibile Memoriale per gli Ebrei assassinati d’Europa e la futuristica Potsdamer Platz. Oltre all’immancabile Porta di Brandeburgo e il vicino Reichstag, naturalmente…
Secondo te cosa rende Berlino unica?
Eh, guarda, secondo me il fatto che venga definita la città delle opportunità e dei cambiamenti ci sta tutto, anche se non è più come una volta… certi cambiamenti non sono stati positivi e molte possibilità oggi non esistono più, vedi i prezzi delle case e il costo della vita. Però resiste ancora la sua anima anticonformista, la capacità di reinventarsi, di tirare fuori idee pazzesche e divertenti tipo… hai presente le minidiscoteche ricavate da vecchie cabine telefoniche? Troppo figo!
E poi adoro la sua vocazione ecologista… i tanti mercatini vintage e negozi dell’usato… l’usanza di lasciare in strada mobili, elettrodomestici, libri, dischi, qualsiasi cosa che non si usa più per chiunque ne ha bisogno. Io, per dire, mi ero arredata casa praticamente gratis.

Quale idea ti sei fatta dei tedeschi in generale?
Mah… in realtà parlare di tedeschi a Berlino non ha molto senso. I berlinesi secondo me hanno poco a che vedere col resto degli abitanti della Germania. Credo che anche i sassoni o i bavaresi considerino Berlino una capitale poco identitaria con il resto della nazione. Io sono arrivata a Berlino senza pregiudizi, anzi… ho sempre avuto una passione smodata per i nordeuropei. Il mio amore adolescenziale con lo svedese non è stato casuale. Sono sempre stata attratta dai biondi con gli occhi chiari. Sono freddi? Bè, sicuramente sono meno espansivi degli italiani, ma questo significa anche quasi mai invadenti. Per esperienza, dico che vanno approcciati con una certa discrezione, tenendo presente che culturalmente sono davvero diversi da noi mediterranei. E non intendo tanto in senso “amoroso”, perché sotto quel punto di vista è meglio essere dirette – mi rivolgo alle ragazze – anche se senza mai esagerare…
Spiegati meglio!
Allora… (ride) …intendo dire: in una misura che non sia “too much”, perché… oddio, non ci credo che sto dicendo questa cosa… devi sapere che molti ragazzi tedeschi considerano le loro connazionali… come dire… molto disponibili (ride ancora). Non vorrei avvalorare questa tesi, ma sono stata testimone oculare di circostanze che in un paese sostanzialmente maschilista come l’Italia non starebbero né in cielo né in terra. La donna italiana, soprattutto se bruna, formosetta e diversamente alta, viene quasi vista come una divinità… così diversa, così esotica… come si dice: l’erba del vicino… e a loro piace il fatto che con un’italiana non sia affatto scontato il sesso alla prima uscita. Sarà per questo che non ho avuto neanche un ragazzo tedesco a Berlino… ma che sto dicendo?! Ti prego, non farmi aggiungere altro! (risate di entrambi)
Qualche consiglio per i maschietti?
Sai che non ne ho? Ho stretto tante amicizie con i tedeschi di Berlino, ma nemmeno una ragazza… onestamente non so perché. Ho frequentato spagnole, turche, danesi, polacche, greche, francesi e naturalmente italiane… sul lavoro avevo un buon rapporto con le colleghe tedesche: erano quasi tutte amichevoli e simpatiche, ma a parte gli eventi e le feste aziendali non uscivamo insieme. Però, a quanto so i miei amici italiani cuccavano… credo che le “tedescone” siano attratte dal maschio latino. In fondo la legge dell’attrazione tra gli opposti, per quanto banale, corrisponde a un fondo di verità… le nostre radicali differenze con i tedeschi in qualche modo ci rendono complementari.
Un libro, un disco e un film che per te rappresentano la capitale tedesca?
Come libro consiglio assolutamente Lettera a Berlino di Ian McEwan, bellissima storia d’amore e spionaggio nei primi anni della Guerra fredda. Come disco, Achtung Baby degli U2 perché ho un fratello molto più grande che è un loro fan sfegatato. Suonava quel CD in continuazione e io, pur essendo piuttosto piccolina, l’ho assimilato fino a impararlo a memoria: Acrobat è una delle mie canzoni preferite in assoluto. Per quanto riguarda il film, sarebbe banale ripetere Le vite degli altri, quindi ne dico uno che mi ha colpita tantissimo e che ho conosciuto grazie al tuo blog: Il coniglio sono io.
A BERLIN LOVE STORY: CLAUDIA
Per finire: torni spesso a Berlino? Pensi di trasferirtici di nuovo?
Da quando sono tornata in Sicilia, sono riuscita ad andare solo due volte. Purtroppo per casini vari non posso viaggiare molto.

Poi c’è il problema che per godermi Berlino e rivedere tutte le persone a cui tengo avrei bisogno di almeno un mese. Sarebbe un sogno… Per cui aspetto tempi più favorevoli che però mi auguro arrivino con molta calma. Tornarci a vivere? Ci penso spesso… chissà… forse in vecchiaia… non mi dispiacerebbe morire dove avrei voluto essere nata.






